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Perché il caffè può far venire sonno invece di svegliarti

Federica VitalePubblicato il 5 min di lettura
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caffè sonno
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Per molte persone il rituale è quasi automatico: arriva la stanchezza, si prepara un caffè e si aspetta che la caffeina faccia il suo lavoro. Eppure non sempre va così. C’è chi, dopo aver bevuto una tazzina, avverte ancora più sonnolenza, una sensazione di stanchezza difficile da spiegare che sembra contraddire tutto quello che sappiamo sul caffè.

La prima cosa da chiarire è che la caffeina non è un sedativo e non provoca direttamente sonnolenza. Se dopo il caffè ci si sente assonnati, è quindi improbabile che la bevanda stia semplicemente producendo l’effetto opposto. Più spesso, dietro questa sensazione ci sono il modo in cui la caffeina interagisce con il cervello, la tolleranza sviluppata nel tempo, la qualità del sonno e la quantità di stanchezza che stavamo già accumulando.

Cosa succede nel cervello quando siamo stanchi

Per capire il fenomeno bisogna parlare di adenosina, una sostanza che svolge un ruolo importante nella regolazione della sonnolenza. Durante le ore in cui siamo svegli, l’adenosina si accumula progressivamente nel cervello e contribuisce alla sensazione di stanchezza e al bisogno di dormire.

La caffeina agisce principalmente bloccando i recettori dell’adenosina. In questo modo impedisce temporaneamente che il cervello percepisca completamente il segnale associato alla stanchezza. È un po’ come abbassare il volume di un allarme senza eliminare ciò che lo ha fatto scattare.

Ed è proprio questo il punto: il caffè non cancella necessariamente la stanchezza, ma può renderla temporaneamente meno percepibile.

Quando l’effetto della caffeina diminuisce, quella sensazione può tornare a farsi sentire. Se nel frattempo abbiamo dormito poco o male, il problema di fondo rimane esattamente dove era prima della tazzina.

Quando il caffè non dà più quella “spinta”

Chi beve caffè occasionalmente può percepire in modo più evidente gli effetti stimolanti della caffeina. Chi invece ne consuma quotidianamente può sviluppare una certa tolleranza.

Questo significa che, nel tempo, la stessa quantità di caffeina può produrre un effetto meno intenso. Per alcuni consumatori abituali, quella tazzina che sembra indispensabile per iniziare la giornata potrebbe quindi non aumentare realmente la vigilanza quanto si immagina.

Può anche accadere che il caffè riduca semplicemente alcuni sintomi legati alla mancanza di caffeina. In questo caso la sensazione di “rinascere” dopo il primo caffè non significa necessariamente che siamo diventati più energici di prima: potremmo semplicemente essere tornati al nostro livello abituale dopo aver attenuato i sintomi dell’astinenza.

Non siamo tutti uguali davanti alla caffeina

Un altro elemento importante riguarda le differenze individuali. Non tutte le persone metabolizzano la caffeina alla stessa velocità e una parte di questa variabilità è legata anche a fattori genetici.

Per alcune persone la caffeina rimane nell’organismo più a lungo, mentre per altre viene eliminata più rapidamente. Anche la sensibilità individuale agli effetti della sostanza può essere molto diversa.

Questo aiuta a spiegare perché qualcuno possa bere un espresso dopo cena senza particolari conseguenze, mentre qualcun altro possa ritrovarsi sveglio a letto per ore dopo una tazzina consumata nel pomeriggio.

La risposta alla caffeina, quindi, non dipende soltanto da quanto caffè beviamo, ma anche da come il nostro organismo lo gestisce.

Il vero problema potrebbe essere il sonno

In alcuni casi, la domanda “perché il caffè mi fa venire sonno?” potrebbe avere una risposta molto più semplice: forse siamo già stanchi.

La caffeina può aumentare temporaneamente la vigilanza, ma non sostituisce il sonno. Se una persona dorme regolarmente troppo poco, presenta frequenti risvegli notturni o ha una qualità del sonno scadente, nessuna quantità di caffè può compensare completamente il deficit di riposo.

Anzi, si può creare un circolo poco favorevole. La stanchezza porta a consumare più caffeina; la caffeina assunta troppo tardi può interferire con il sonno; il sonno meno ristoratore può aumentare la stanchezza del giorno successivo; e la stanchezza può spingere nuovamente verso il caffè.

In questo scenario il problema non è che il caffè fa dormire, ma che il caffè può contribuire indirettamente a mantenere un ciclo di stanchezza.

A che ora beviamo il caffè può fare la differenza

Non conta soltanto quanta caffeina assumiamo, ma anche quando la assumiamo.

La caffeina può rimanere nell’organismo per diverse ore e, soprattutto nelle persone più sensibili, consumarla nel pomeriggio o in prossimità della sera può interferire con il sonno notturno. Anche quando riusciamo comunque ad addormentarci, questo non significa necessariamente che il riposo sia completamente indisturbato.

E così può accadere una situazione apparentemente paradossale: beviamo caffè per combattere la stanchezza e, senza rendercene conto, contribuiamo a dormire peggio e ad avere più bisogno di caffeina il giorno seguente.

E la famosa disidratazione?

Una delle spiegazioni più diffuse quando si parla di sonnolenza dopo il caffè è la disidratazione. L’idea è che il caffè, essendo una bevanda contenente caffeina, faccia perdere una quantità significativa di liquidi e che questa perdita provochi stanchezza.

La realtà è meno semplice. Sebbene la caffeina abbia un effetto diuretico in determinate condizioni, il consumo abituale di caffè non sembra comportare una disidratazione significativa nella maggior parte delle persone. Anche l’ipotesi secondo cui il caffè provocherebbe normalmente un forte calo della glicemia non rappresenta una spiegazione generale e consolidata del fenomeno.

È quindi più utile guardare al rapporto complessivo tra caffeina, sonno e stanchezza, piuttosto che cercare una singola causa.

Quando la sonnolenza dovrebbe farci fermare

Sentirsi stanchi dopo un caffè, occasionalmente, non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va. La stanchezza può dipendere da moltissimi fattori: una notte difficile, stress, ritmi irregolari, pasti pesanti o semplicemente una giornata particolarmente impegnativa.

Se però la sonnolenza diurna è frequente e intensa, soprattutto quando persiste nonostante un numero adeguato di ore di sonno, potrebbe essere utile non limitarsi ad aumentare il consumo di caffeina. Una stanchezza persistente può infatti avere molte possibili spiegazioni e, quando diventa significativa, merita di essere valutata.

Il caffè può essere un alleato per aumentare temporaneamente la vigilanza, ma non dovrebbe diventare una strategia per ignorare continuamente i segnali del corpo.

Forse il messaggio del caffè è proprio quello che non vorremmo sentire

La prossima volta che berrai un caffè aspettandoti di sentirti immediatamente più sveglio e invece ti ritroverai a sbadigliare, non significa necessariamente che la caffeina “funzioni al contrario”.

Potrebbe semplicemente essere il tuo organismo a ricordarti qualcosa che il caffè riesce a nascondere soltanto per un po’: sei stanco.

E forse la domanda più interessante non è “perché il caffè mi fa dormire?”, ma “perché ho così tanto bisogno del caffè per sentirmi sveglio?”

Perché qualche volta la risposta non si trova nella tazzina. Si trova nella notte precedente.