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Annusare il caffè può cambiare umore e attività cerebrale in soli 5 minuti: lo studio

Marco InchingoliPubblicato il 4 min di lettura
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Immagine di drobotdean su Magnific

Per molti il profumo del caffè appena preparato è già sufficiente a rendere diverso l’inizio della giornata. E questa sensazione potrebbe non essere soltanto suggestione. Un nuovo studio pubblicato su Nutrients ha osservato che cinque minuti di esposizione all’aroma del caffè sono stati seguiti da cambiamenti misurabili sia nell’umore sia nell’attività elettrica cerebrale. I partecipanti non hanno dovuto bere una tazzina: è bastato sentirne l’odore. I risultati suggeriscono che l’esperienza del caffè coinvolga il cervello attraverso più strade e non dipenda esclusivamente dagli effetti farmacologici della caffeina.

Venti volontari e cinque minuti di aroma

L’esperimento ha coinvolto 20 adulti sani tra 20 e 29 anni, otto uomini e dodici donne. I ricercatori hanno misurato diversi parametri immediatamente prima e dopo cinque minuti di esposizione all’aroma del caffè. L’obiettivo era osservare contemporaneamente quattro dimensioni: stato dell’umore, attività cerebrale attraverso elettroencefalografia (EEG), frequenza cardiaca e variabilità della frequenza cardiaca. Per l’umore è stato utilizzato il Profile of Mood States, un questionario standardizzato che valuta aspetti come tensione, depressione, rabbia, energia, stanchezza e confusione.

Stanchezza, tensione e confusione sono diminuite

Dopo l’esposizione, il punteggio complessivo del disturbo dell’umore è diminuito significativamente. Considerando le singole dimensioni e applicando le correzioni statistiche previste, sono rimaste significative le riduzioni di stanchezza, tensione-ansia, confusione e depressione-sconforto. Non è invece aumentato significativamente il vigore. È un dettaglio interessante: il profumo non sembrava semplicemente “eccitare” i partecipanti, ma era associato soprattutto a una diminuzione di alcuni stati emotivi negativi. L’esperimento misura però variazioni immediate e non permette di sapere quanto a lungo possano durare.

Anche l’EEG ha registrato un cambiamento

La seconda sorpresa è arrivata dall’attività cerebrale. Utilizzando un dispositivo EEG portatile, gli scienziati hanno calcolato un indice derivato dalle onde alfa, beta e theta, interpretato nello studio come indice di rilassamento. Dopo cinque minuti di aroma del caffè, questo valore è aumentato da circa 0,74 a 0,78. La differenza era statisticamente significativa, ma gli stessi autori invitano alla prudenza: l’aumento assoluto era modesto e non è ancora stabilito quale significato fisiologico preciso debba essere attribuito a una variazione di queste dimensioni.

Il cuore, invece, non sembrava accorgersene

Se umore ed EEG cambiavano, frequenza cardiaca e variabilità cardiaca non mostravano differenze statisticamente significative. Questo è importante perché suggerisce che i diversi sistemi dell’organismo non reagiscano necessariamente insieme. Ancora più interessante, il miglioramento individuale dell’umore non risultava significativamente correlato al cambiamento dell’indice EEG. In altre parole, chi mostrava una maggiore variazione cerebrale non era necessariamente la persona che riferiva il maggiore beneficio psicologico. I due risultati potrebbero quindi rappresentare fenomeni paralleli, senza che lo studio dimostri un unico meccanismo responsabile di entrambi.

L’odore ha una strada privilegiata verso emozioni e memoria

L’ipotesi è plausibile perché l’olfatto possiede connessioni particolarmente strette con aree cerebrali coinvolte in emozioni e memoria. Le molecole volatili del caffè tostato stimolano i recettori olfattivi e l’informazione raggiunge rapidamente circuiti cerebrali che contribuiscono alla percezione dell’odore e alle risposte emotive. Ciò non significa che stiamo “assorbendo caffeina” semplicemente respirando il profumo. Gli effetti dell’aroma sono distinti da quelli prodotti bevendo caffè, quando la caffeina viene assorbita e agisce, tra l’altro, sui recettori dell’adenosina. Studi precedenti avevano già suggerito effetti psicologici dell’aroma indipendenti dall’ingestione.

Non è la prima volta che il profumo del caffè sorprende

Un trial randomizzato del 2019 aveva coinvolto 80 giovani adulti, confrontando cinque minuti di esposizione all’aroma del caffè con un odore placebo. Nel gruppo esposto al caffè erano stati osservati miglioramenti in alcune misure della memoria di lavoro e una maggiore sensazione di allerta, senza cambiamenti significativi di cortisolo salivare, pressione o frequenza cardiaca. Un altro piccolo esperimento EEG aveva rilevato cambiamenti delle onde cerebrali durante l’esposizione a diverse fragranze, descrivendo per l’aroma del caffè un profilo maggiormente associato all’attivazione.

Una scoperta curiosa, ma ancora tutta da confermare

Il nuovo studio presenta infatti un limite decisivo: non comprendeva un gruppo di controllo. I ricercatori hanno confrontato le stesse persone prima e dopo l’esposizione, quindi non possono escludere che rilassarsi per cinque minuti, familiarizzare con l’esperimento o semplicemente il trascorrere del tempo abbiano contribuito ai risultati. Il campione di 20 persone è inoltre molto piccolo. Gli stessi autori chiedono studi controllati e più ampi prima di trarre conclusioni. Per ora, quindi, nessuno può prescrivere il profumo del caffè come rimedio per ansia o stanchezza. Ma la ricerca aggiunge un tassello affascinante a un gesto quotidiano: prima ancora che la caffeina raggiunga il sangue, il semplice aroma potrebbe già dialogare con il nostro cervello.

Immagine di drobotdean su Magnific