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Schizofrenia e disturbo bipolare, fino a 20 anni di vita in meno: perché la salute fisica fa la differenza

Federica VitalePubblicato il 4 min di lettura
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Convivere con una grave malattia mentale non riguarda soltanto la salute psicologica. Le persone con condizioni come schizofrenia e disturbo bipolare presentano un’aspettativa di vita che, secondo la letteratura scientifica, può essere inferiore di 10-20 anni rispetto alla popolazione generale. Una nuova ricerca australiana aiuta a comprendere uno dei motivi principali: le malattie fisiche compaiono più precocemente e tendono ad accumularsi. Il problema, quindi, non può essere affrontato occupandosi esclusivamente dei sintomi psichiatrici. Corpo e mente, ancora una volta, risultano molto più difficili da separare di quanto suggerisca l’organizzazione tradizionale dell’assistenza sanitaria.

Quasi 180 mila persone seguite attraverso i dati sanitari

Lo studio, condotto da ricercatori dell’Università del Queensland e pubblicato su The Lancet Psychiatry, ha analizzato 178.665 persone attraverso 24 anni di dati ospedalieri del Queensland. Di queste, 30.189 avevano ricevuto una diagnosi appartenente allo spettro della schizofrenia o del disturbo bipolare; ciascuna è stata confrontata con persone della stessa età e sesso senza queste diagnosi. I ricercatori non hanno cercato una singola malattia, ma hanno valutato la cosiddetta multimorbilità fisica sistemica, cioè l’accumulo di patologie croniche che interessano differenti sistemi dell’organismo.

Le malattie fisiche arrivano prima

Il risultato principale è che le persone con gravi disturbi mentali sviluppavano patologie fisiche gravi più precocemente. Non si trattava soltanto di avere più probabilità di ricevere una determinata diagnosi: nel corso degli anni aumentava anche il numero di sistemi corporei coinvolti. Cuore e circolazione, metabolismo, apparato respiratorio e altri organi possono contribuire progressivamente a una situazione di multimorbilità. Questo aiuta a spiegare perché concentrarsi esclusivamente sulla gestione della malattia psichiatrica rischi di lasciare invisibile una parte fondamentale della salute del paziente.

Le giovani donne mostrano una vulnerabilità particolare

Un dato particolarmente interessante riguarda età e sesso. Secondo i ricercatori australiani, le giovani donne con gravi malattie mentali mostravano disparità particolarmente marcate nella salute fisica rispetto alle coetanee del gruppo di confronto. Questo non significa che gli uomini siano protetti: il rischio rimane importante in entrambi i sessi. Il risultato sottolinea invece che le differenze relative possono emergere molto presto, quando normalmente non ci si aspetterebbe ancora un pesante carico di malattie croniche. Prevenzione cardiovascolare e metabolica potrebbero quindi dover iniziare molto prima di quanto comunemente si immagini.

A uccidere prematuramente sono spesso malattie del corpo

Un secondo grande studio, pubblicato nel 2026 su The Lancet Public Health, ha analizzato registri sanitari di Danimarca, Finlandia, Francia, Polonia e Svezia, considerando persone con gravi disturbi mentali diagnosticate tra il 2004 e il 2023. L’obiettivo era individuare le cause fisiche che contribuiscono maggiormente all’eccesso di mortalità prima dei 75 anni. Il quadro conferma che una quota rilevante delle morti premature deriva da malattie somatiche. Studi precedenti avevano già indicato che gran parte degli anni di vita persi nella schizofrenia e nel disturbo bipolare è legata proprio a patologie fisiche.

Perché il rischio fisico diventa così elevato?

Non esiste un’unica spiegazione. Entrano in gioco fattori biologici, sociali, comportamentali e sanitari. Fumo, sedentarietà, difficoltà economiche e alimentazione possono contribuire al rischio cardiometabolico. Alcuni farmaci antipsicotici possono favorire aumento di peso e alterazioni metaboliche, anche se i medicinali restano fondamentali per molte persone e non devono essere sospesi autonomamente. Anche l’accesso alle cure fisiche può essere problematico. La ricerca mostra inoltre che, una volta comparsa una malattia fisica, le persone con gravi disturbi mentali possono perdere più anni di vita rispetto a pazienti con la stessa condizione fisica ma senza un grave disturbo mentale.

Il problema è anche come organizziamo le cure

I risultati mettono quindi in discussione una separazione ancora frequente tra psichiatria e medicina generale. Una persona seguita regolarmente per schizofrenia può ricevere grande attenzione per sintomi, ricadute e terapia farmacologica, ma necessita contemporaneamente di controlli di pressione, peso, glicemia, lipidi e altri fattori di rischio. Lo stesso vale per screening oncologici e prevenzione delle malattie respiratorie e cardiovascolari. Gli autori dello studio europeo sottolineano la necessità di strategie integrate, capaci di affrontare sia le cause di morte più frequenti sia quelle caratterizzate dalle maggiori disuguaglianze rispetto alla popolazione generale.

Quei 20 anni non sono necessariamente un destino inevitabile

Parlare di 20 anni di vita in meno non significa che ogni persona con schizofrenia o disturbo bipolare vivrà due decenni meno degli altri. È una stima epidemiologica che varia secondo diagnosi, popolazione, periodo storico, condizioni sociali, salute fisica e accesso alle cure. Proprio questo è forse il messaggio più importante delle nuove ricerche: una parte del divario riguarda malattie fisiche sulle quali è possibile intervenire con prevenzione, diagnosi precoce e trattamenti appropriati. Ridurre la mortalità associata alle gravi malattie mentali significa dunque non limitarsi a curare la mente. Significa garantire che il corpo riceva la stessa attenzione, fin dai primi anni della diagnosi.

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