demenza rischio guida
Foto di silviarita da Pixabay

Nel 2017 una ricercatrice di Alzheimer dell’Università di Whashington, ha ideato un nodo unico per rilevare i primissimi segni di questa malattia. Negli ultimi anni i ricercatori hanno scoperto che i primi segni di Alzheimer e tutti i tipi demenza possono apparire almeno 20 anni prima che i pazienti presentino i sintomi come perdita di memoria e cambio di personalità.

Proprio per questo si pensa che il fallimento dei farmaci sia dovuto al fatto che queste somministrazioni arrivino troppo tardi quando i danni saranno irreversibili. Di conseguenza questo ha portato gli scienziati a cercare di capire i sintomi in modo precoce. Se vengono rilevati prima sarà possibile ritardare l’insorgere della demenza o forse a prevenirla del tutto.

 

La guida può prevedere il nostro rischio di demenza

L’idea della ricercatrice era quella di vedere se i modelli di guida potessero essere un buon predittore del declino cognitivo. Ha utilizzato la moderna tecnologia GPS e l’Intelligenza artificiale per esaminare i modelli di guida di persone di età tra i 50 e i 60 anni, cercando di identificare i segni del deterioramento cognitivo. Le informazioni sono state inserite in un modello al computer, che è stato in grado di individuare i pazienti preclinici di Alzheimer con una precisione dell’88%.

Il morbo di Alzheimer ha un effetto generale su molti sistemi corporei. Esaminati da soli, potremmo non essere in grado di vedere cambiamenti nei singoli sistemi. Tuttavia con compiti molto complessi come la guida, possono sommarsi per causare cambiamenti osservabili. Ulteriori studi sulla guida hanno scoperto che era possibile prevedere con una precisione dell’88% il deterioramento cognitivo.

Questi modelli di guida non sono l’unico modo per prevedere questa malattia. È possibile utilizzare anche i modelli di scrittura e modelli del sonno per trovare lo screening più adatti per questa malattia. I ricercatori sono da tempo interessati alla connessione tra sonno e Alzheimer, alcuni sospettano che alcune fasi del sonno esercitino un effetto protettivo sul cervello, aiutando a eliminare le proteine ​​amiloidi in eccesso che portano a sintomi come confusione e dimenticanza. Gli anziani che dormono in modo insufficiente corrono un rischio maggiore di contrarre Alzheimer e demenza.

È importante mantenere uno stile di vita sano, compreso il sonno, e mantenere le misure cardiometaboliche nella normalità. Tutto sommato, è probabile che questo sia benefico per la salute del cervello in età avanzata. Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration ha appena approvato un anticorpo monoclonale che prende di mira le placche amiloidi dell’Alzheimer e può aiutare a eliminarle nei pazienti con malattia preclinica. Tali risultati supportano l’argomento per identificare i pazienti con pre-Alzheimer e trattarli per offrire un risultato migliore a lungo termine.

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