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Quando dimagriamo, dove finisce il grasso? La risposta è nei polmoni

Federica VitalePubblicato il 6 min di lettura
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Foto di Karolina Grabowska da Pixabay

Il mistero del grasso che scompare

La bilancia scende, i vestiti diventano più larghi e il girovita diminuisce. Ma dove finisce realmente il grasso corporeo quando dimagriamo? È una domanda apparentemente semplice, alla quale spesso anche le risposte più comuni non riescono a dare una spiegazione precisa. C’è chi pensa che il grasso venga trasformato in energia, chi immagina che venga eliminato attraverso il sudore e chi ritiene che venga semplicemente “bruciato” dall’organismo.

La realtà è più affascinante. Quando il corpo utilizza le proprie riserve di grasso, infatti, una parte molto consistente del materiale che prima costituiva il tessuto adiposo finisce nell’aria che espiriamo. In altre parole, quando perdiamo grasso corporeo, una quantità significativa di quella materia lascia l’organismo attraverso i polmoni, sotto forma di anidride carbonica.

Non significa, naturalmente, che respirare più velocemente faccia dimagrire. Il processo è molto più complesso e dipende dal modo in cui l’organismo utilizza e trasforma l’energia immagazzinata.

Il grasso è una riserva di energia

Per capire cosa succede durante il dimagrimento bisogna partire dagli adipociti, le cellule specializzate nell’accumulo del grasso.

Quando assumiamo più energia di quella che il nostro organismo utilizza, una parte dei nutrienti può essere immagazzinata sotto forma di trigliceridi all’interno delle cellule adipose. Questa riserva non è necessariamente un problema: rappresenta uno dei sistemi attraverso i quali il corpo conserva energia da utilizzare quando sarà necessario.

Il tessuto adiposo, inoltre, non è soltanto un deposito passivo. È un tessuto metabolicamente attivo, coinvolto nella produzione di segnali ormonali e nella regolazione di diversi processi dell’organismo. Il grasso corporeo può trovarsi prevalentemente sotto la pelle, il cosiddetto grasso sottocutaneo, oppure depositarsi più in profondità, attorno agli organi, nella forma del grasso viscerale.

Quando il corpo ha bisogno di utilizzare una parte delle proprie riserve energetiche, entrano in funzione una serie di meccanismi metabolici.

La lipolisi: quando il corpo apre le sue riserve

In condizioni nelle quali l’organismo necessita di maggiore energia rispetto a quella immediatamente disponibile, i trigliceridi contenuti negli adipociti possono essere scomposti. Questo processo prende il nome di lipolisi.

Gli acidi grassi liberati entrano nella circolazione sanguigna e possono raggiungere diversi tessuti, dove vengono utilizzati come combustibile. Il passaggio fondamentale avviene all’interno dei mitocondri, strutture cellulari che partecipano alla produzione dell’energia necessaria per il funzionamento dell’organismo.

Qui gli acidi grassi vengono progressivamente trasformati attraverso una serie di reazioni metaboliche, tra cui la beta-ossidazione. Il carbonio contenuto nelle molecole di grasso viene quindi indirizzato verso percorsi metabolici che permettono all’organismo di produrre ATP, la principale “moneta energetica” delle cellule.

Ed è proprio seguendo il destino di questi atomi di carbonio che si arriva alla risposta apparentemente sorprendente: molto del grasso perso diventa anidride carbonica.

Il grasso che diventa aria

Quando l’organismo ossida i grassi, gli atomi che componevano le loro molecole non scompaiono. La materia viene trasformata.

Il carbonio contenuto nei trigliceridi, attraverso le reazioni metaboliche, viene convertito in CO₂, che passa nel sangue e raggiunge i polmoni. Da lì viene eliminato durante l’espirazione.

È quindi corretto dire che una parte importante del grasso corporeo perso esce dal nostro corpo attraverso il respiro.

Naturalmente, respirare non è il meccanismo che provoca autonomamente il dimagrimento. È esattamente il contrario: prima il metabolismo deve mobilitare e ossidare le riserve energetiche, poi i prodotti finali di queste reazioni vengono eliminati anche attraverso la respirazione.

La distinzione è importante perché l’idea potrebbe facilmente alimentare una delle tante false convinzioni sul metabolismo: aumentare volontariamente la frequenza respiratoria non significa aumentare in maniera significativa la perdita di grasso. L’organismo regola la respirazione principalmente sulla base delle proprie necessità fisiologiche, soprattutto in relazione all’anidride carbonica prodotta.

E l’acqua che fine fa?

La CO₂ non è però l’unica destinazione del materiale che componeva il grasso corporeo.

Durante l’ossidazione dei grassi viene prodotta anche acqua metabolica, che può essere successivamente eliminata attraverso urine, sudore, vapore acqueo nell’espirazione e altri processi fisiologici.

Una stima spesso citata suggerisce che circa l’84% della massa del grasso ossidato possa essere eliminata come anidride carbonica, mentre la quota restante viene eliminata prevalentemente sotto forma di acqua. Si tratta però di una semplificazione utile per comprendere il fenomeno e non di una percentuale da applicare indistintamente a ogni persona o a ogni situazione.

La quantità effettivamente eliminata attraverso ciascuna via dipende infatti da diversi fattori metabolici e fisiologici.

Sudare non significa “sciogliere” il grasso

Questa distinzione permette anche di sfatare un equivoco molto diffuso. Dopo un allenamento intenso possiamo vedere la bilancia segnare qualche etto in meno e pensare di aver bruciato molto grasso.

Spesso, soprattutto nel breve periodo, quella variazione è invece legata alla perdita di acqua e sali minerali attraverso il sudore. Una volta reintegrati i liquidi, il peso può tornare rapidamente ai valori precedenti.

Il dimagrimento vero e proprio richiede invece un processo metabolico nel quale l’organismo utilizza progressivamente le proprie riserve energetiche. L’esercizio fisico può contribuire ad aumentare il dispendio energetico, ma il peso corporeo è il risultato di un equilibrio complesso che coinvolge alimentazione, attività fisica, metabolismo, ormoni, sonno e comportamento.

Non tutto il peso perso è grasso

C’è poi un’altra precisazione importante. Quando la bilancia scende, non significa automaticamente che sia diminuito soltanto il tessuto adiposo.

Il peso corporeo comprende acqua, grasso, muscoli, glicogeno e altri tessuti. Le variazioni iniziali di peso, soprattutto quando si modificano rapidamente alimentazione e attività fisica, possono riflettere anche cambiamenti nelle riserve di glicogeno e nei liquidi corporei.

Per questo la semplice osservazione del numero sulla bilancia non permette di sapere con precisione quale componente del corpo sia diminuita.

Il concetto di fondo rimane comunque sorprendente: la materia non viene distrutta quando dimagriamo. Viene trasformata e trasferita attraverso diversi percorsi metabolici.

La risposta era sotto i nostri occhi

Alla domanda “dove va a finire il grasso quando dimagriamo?” la risposta più intuitiva sarebbe probabilmente “nel sudore” o “nell’energia”.

La spiegazione scientifica racconta invece qualcosa di molto più interessante: il grasso viene ossidato, trasformato e in larga parte eliminato attraverso la respirazione sotto forma di anidride carbonica, mentre una quota viene trasformata in acqua ed eliminata attraverso i normali processi fisiologici.

Il nostro respiro, dunque, non è soltanto il segnale che siamo vivi. È anche una delle principali vie attraverso cui l’organismo elimina i prodotti finali del proprio metabolismo.

E questo cambia radicalmente il significato dell’espressione “bruciare i grassi”: non significa che il grasso prenda letteralmente fuoco e scompaia, ma che le sue molecole vengono sottoposte a una complessa serie di reazioni chimiche. Alla fine, parte di quella materia diventa CO₂, parte acqua e l’energia liberata viene utilizzata dalle cellule.

La prossima volta che la bilancia scenderà, quindi, la domanda potrebbe essere meno banale di quanto sembri: una parte di quel peso, letteralmente, è finita nell’aria che abbiamo respirato fuori.