Una volta poteva bastare un sabato sera.
Si usciva con gli amici, si finiva in un locale, qualcuno presentava qualcuno, si iniziava a parlare. Non c’era necessariamente un obiettivo: si usciva e basta. E proprio dentro quella casualità potevano nascere nuove amicizie, conoscenze, relazioni.
Oggi, per molti adulti, conoscere persone nuove è diventato sorprendentemente complicato.
E così può capitare che il nuovo luogo dell’incontro non sia più il bar, la discoteca o la festa di amici, ma un percorso cittadino alle sette di sera, con un gruppo di sconosciuti che corre insieme.
Il fenomeno dei running club sta infatti crescendo rapidamente e racconta qualcosa che va oltre la passione per lo sport: la ricerca di nuovi modi per stare insieme.
Correre per socializzare
Secondo i dati globali di Strava, la partecipazione ai running club è aumentata in modo significativo nell’ultimo anno. Ma il dato più interessante non riguarda necessariamente il numero di chilometri percorsi.
Riguarda le persone incontrate lungo la strada.
Una parte consistente degli utenti afferma infatti di aver conosciuto nuovi amici attraverso un gruppo sportivo. E tra le generazioni più giovani, l’attività fisica sembra essere diventata anche uno dei contesti nei quali possono nascere relazioni sentimentali.
La corsa, insomma, non è più soltanto una questione di allenamento individuale.
Può diventare un appuntamento collettivo.
Dopo l’università, dove si conoscono persone nuove?
Il vero problema, forse, comincia quando finiscono i luoghi nei quali incontrare persone nuove era semplicemente inevitabile.
A scuola conosciamo continuamente coetanei. All’università accade qualcosa di simile. Poi arrivano il lavoro, la routine, gli amici che diventano sempre più spesso gli stessi, le relazioni già consolidate e una quotidianità nella quale le occasioni di incontro spontaneo diminuiscono drasticamente.
Non è necessariamente che diventiamo meno socievoli.
È che abbiamo meno occasioni casuali per esserlo.
Se una persona cambia città, lavora da remoto, vive da sola o semplicemente ha una cerchia sociale ormai stabilizzata, può ritrovarsi nella situazione paradossale di voler conoscere qualcuno senza sapere esattamente dove farlo.
Le app hanno risposto a questa esigenza rendendo l’incontro estremamente accessibile.
Ma hanno anche trasformato l’incontro in qualcosa di esplicitamente orientato a un obiettivo: conoscere qualcuno per uscire, per frequentarsi, per trovare una relazione.
Un running club propone invece qualcosa di diverso.
Prima fai qualcosa insieme. Poi, eventualmente, conosci la persona.
Il vantaggio di avere già qualcosa da condividere
C’è un dettaglio psicologicamente interessante.
Quando incontriamo uno sconosciuto in un contesto esclusivamente sociale, spesso dobbiamo trovare subito qualcosa da dire. La domanda diventa quasi automatica: “Come attacco discorso?”
In un gruppo di corsa, invece, la conversazione ha già un punto di partenza.
Si parla del percorso. Del ritmo. Della gara della settimana successiva. Delle scarpe. Del caldo. Del fatto che qualcuno non riesce più a sentire le gambe dopo il quinto chilometro.
Sono argomenti semplici, persino banali.
Ma rompono il ghiaccio senza richiedere coraggio particolare.
E mentre si corre fianco a fianco, la conoscenza può svilupparsi in modo graduale, senza quella pressione che spesso accompagna un incontro dichiaratamente romantico.
Il dating senza chiamarlo dating
Ed è qui che entra in gioco il fenomeno forse più curioso.
I running club possono diventare anche nuovi luoghi per incontrare un possibile partner.
Non perché ogni persona che partecipa sia alla ricerca di una relazione, naturalmente. Anzi, è proprio l’assenza di un obiettivo sentimentale esplicito a rendere il contesto interessante.
Non sei lì per “rimorchiare”.
Sei lì per correre.
E proprio per questo puoi conoscere qualcuno senza che ogni conversazione venga immediatamente interpretata come un tentativo di approccio.
C’è una forma di leggerezza che le app di dating spesso faticano a offrire: prima condividi un’esperienza, poi scopri se ti interessa la persona.
In un certo senso, il running club rimette dentro il dating una componente che la tecnologia aveva progressivamente ridotto: la casualità.
Non è soltanto corsa
Naturalmente il fenomeno non riguarda esclusivamente i runner.
Negli ultimi anni sono cresciuti moltissimi contesti nei quali l’attività condivisa diventa il pretesto per costruire relazioni: gruppi di escursionismo, arrampicata, fotografia, lettura, giochi da tavolo, volontariato, corsi di cucina.
La logica è simile.
Non incontrarsi per conoscersi, ma fare qualcosa insieme e vedere chi si incontra.
È un cambiamento interessante perché risponde a un bisogno molto umano: quello di appartenere a un gruppo senza dover necessariamente dichiarare fin dall’inizio quale relazione vogliamo costruire.
Abbiamo bisogno di occasioni, non soltanto di persone
Forse è questo il punto più importante.
Viviamo in una società nella quale le possibilità di contatto sono teoricamente infinite. Possiamo scrivere a chiunque, conoscere persone dall’altra parte del mondo, iscriverci a decine di piattaforme e partecipare a gruppi virtuali.
Eppure la possibilità di contattare qualcuno non coincide con la possibilità di costruire una relazione.
Perché le relazioni hanno bisogno di tempo, ripetizione, contesto e presenza.
Abbiamo bisogno di incontrare la stessa persona più di una volta. Di vederla in situazioni diverse. Di condividere qualcosa. Di avere conversazioni che non siano immediatamente finalizzate a stabilire se ci piaciamo oppure no.
Un running club offre esattamente questo.
Ci si vede.
Si corre.
Si parla.
Poi ci si rivede.
E, lentamente, uno sconosciuto può smettere di essere uno sconosciuto.
Forse non cerchiamo un appuntamento
C’è anche un’altra possibilità.
Forse molte persone che entrano in un running club non stanno cercando un partner e nemmeno nuovi amici nel senso più consapevole del termine.
Stanno semplicemente cercando un posto nel quale esserci insieme agli altri.
Ed è una distinzione importante.
Perché una delle caratteristiche della vita adulta contemporanea è proprio questa: spesso dobbiamo programmare ciò che un tempo accadeva spontaneamente.
Per vedere gli amici fissiamo una data.
Per conoscere qualcuno scarichiamo un’app.
Per fare sport prenotiamo una lezione.
Per socializzare cerchiamo un evento.
Il running club, invece, ricrea almeno in parte una piccola comunità ricorrente: persone che si incontrano regolarmente, condividono un’attività e, nel frattempo, costruiscono familiarità.
La relazione nasce quasi come effetto collaterale.
E forse è proprio per questo che può funzionare.
Perché quando smettiamo di cercare disperatamente qualcuno, a volte diventiamo semplicemente più disponibili a incontrare chi c’è.
Dal “chi posso conoscere?” al “cosa possiamo fare insieme?”
È forse questo il cambiamento più interessante raccontato dai running club.
Per molto tempo abbiamo pensato alla socialità come a qualcosa che accade principalmente quando ci fermiamo: una cena, un aperitivo, una festa, una serata fuori.
Ora sempre più spesso la socialità nasce mentre facciamo qualcosa.
Corriamo.
Camminiamo.
Pedaliamo.
Leggiamo.
Cuciniamo.
Impariamo.
E nel fare qualcosa insieme, ci accorgiamo delle persone che abbiamo accanto.
Forse il vero successo dei running club non dipende soltanto dalla corsa.
Dipende dal fatto che hanno riscoperto una cosa molto semplice: per conoscere qualcuno non sempre serve un motivo per parlare. A volte serve soltanto un motivo per trovarsi nello stesso posto.
E allora sì, magari il sabato sera è ancora un ottimo momento per conoscere qualcuno.
Ma potrebbe esserlo anche un martedì alle sette di sera, con le scarpe da ginnastica ai piedi e una decina di sconosciuti che, almeno per qualche chilometro, hanno deciso di andare nella stessa direzione.
