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Le fibre proteggono anche le arterie: dove trovarle (anche negli alimenti confezionati)

Federica VitalePubblicato il 3 min di lettura
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fibre arterie
Foto di Willfried Wende da Pixabay

La fibra alimentare è nota soprattutto per i suoi effetti sull’intestino: migliora la digestione, nutre il microbiota e contribuisce al senso di sazietà. Ma c’è un beneficio meno conosciuto: aiuta a proteggere le arterie, riducendo il rischio di aterosclerosi. Lo dimostra uno studio svedese pubblicato su Cardiovascular Research, basato su oltre 24 mila adulti sani.

Lo studio: più fibre, meno aterosclerosi

I ricercatori hanno incrociato le abitudini alimentari dei partecipanti con immagini ad alta definizione delle coronarie. I risultati parlano chiaro:

  • tra chi consumava poche fibre, il 44% mostrava segni di aterosclerosi coronarica
  • tra chi seguiva una dieta ricca di fibre, la percentuale scendeva al 36%

Ancora più rilevante il dato sulle placche severe (restringimento ≥ 50%): 1,6 volte più frequenti nel gruppo con dieta povera di fibre.

Queste differenze, spiegano gli autori, restano significative anche considerando età, sesso e fumo.

Cosa succede nelle arterie

La ricercatrice Monica Dinu, dell’Università di Firenze, ricorda che l’aterosclerosi è un processo lento ma pericoloso: sulle pareti delle arterie si accumulano colesterolo, lipidi, calcio e cellule infiammatorie.

Le placche possono rimanere stabili per anni, causando solo angina. Ma quelle instabili possono rompersi, generando un coagulo che blocca il flusso sanguigno: infarto o ictus.

Perché le fibre proteggono il cuore

Il ruolo protettivo delle fibre – in particolare di quelle solubili – è ormai ben documentato. Agiscono su più fronti:

  • Abbassano il colesterolo LDL: le fibre solubili legano gli acidi biliari nell’intestino, favorendone l’eliminazione. Il fegato usa il colesterolo circolante per produrne altri, riducendo così quello “cattivo” nel sangue.
  • Stabilizzano la glicemia: rallentano l’assorbimento dei carboidrati ed evitano i picchi insulinici, che nel tempo favoriscono infiammazione e danni alle arterie.
  • Modulano l’infiammazione: il microbiota fermenta le fibre producendo acidi grassi a catena corta, benefici per metabolismo lipidico e infiammazione sistemica.
  • Aiutano a mantenere il peso: aumentano il senso di sazietà e contribuiscono al bilancio calorico.

Quante fibre mangiamo davvero?

Nei Paesi occidentali l’assunzione è ancora insufficiente: 15–20 g al giorno, contro i 25–30 g raccomandati.

Eppure gli alimenti ricchi di fibre non mancano:

  • cereali integrali (avena, orzo, farro, pane e pasta integrali)
  • legumi
  • frutta e verdura
  • frutta secca e semi

La quantità di fibre dipende soprattutto dal grado di lavorazione: più un alimento è integro, più è ricco di fibra.

Come riconoscere i prodotti confezionati ricchi di fibre

Per chi usa anche alimenti industriali, l’etichetta è la miglior guida. Un prodotto può definirsi ricco di fibre quando contiene:

almeno 6 g di fibre ogni 100 g

Si trovano spesso buoni livelli di fibre in:

  • cracker e pane integrali
  • cereali per la colazione a base di avena
  • mix di semi
  • granole e barrette integrali
  • paste e risi integrali o semi-integrali

La fibra non è l’unica alleata del cuore

La protezione cardiovascolare richiede una dieta completa, in cui i nutrienti agiscono in sinergia. Dinu ricorda il ruolo di:

  • Omega-3 (salmone, sgombro, sardine): riducono infiammazione e trigliceridi
  • Grassi monoinsaturi (olio extravergine d’oliva, frutta secca): migliorano il profilo lipidico
  • Polifenoli (frutta e verdura colorate): contrastano lo stress ossidativo
  • Potassio (verdure fresche): regola la pressione sanguigna
  • Vitamine B: modulano l’omocisteina
  • Proteine vegetali (legumi): favoriscono la salute metabolica

Foto di Willfried Wende da Pixabay