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Le zanzare possono imparare ad amare i repellenti? La scoperta sorprende gli scienziati

Federica VitalePubblicato il 4 min di lettura
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zanzare amare repellenti
Foto Maxim Mogilevskiy Unsplash

Per decenni il DEET è stato considerato uno degli strumenti più efficaci nella lotta contro le zanzare. Presente in numerosi spray, lozioni e prodotti antizanzare, questo principio attivo è utilizzato in tutto il mondo per ridurre il rischio di punture e proteggere dalle malattie trasmesse dagli insetti.

Eppure una nuova ricerca sta aprendo scenari inattesi. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Biology, alcune zanzare potrebbero essere in grado di modificare il proprio comportamento e arrivare addirittura ad associare l’odore del repellente a una fonte di nutrimento.

Una scoperta che non mette in discussione l’efficacia del DEET nella vita quotidiana, ma che offre nuove informazioni sul sorprendente livello di adattamento di questi insetti.

Quando l’apprendimento entra in gioco

Per molto tempo gli scienziati hanno pensato che i repellenti funzionassero esclusivamente grazie alle loro proprietà chimiche.

L’ipotesi dominante era che il DEET fosse efficace perché risultava sgradevole alle zanzare oppure perché interferiva con la loro capacità di individuare gli esseri umani.

Lo studio guidato dal fisiologo italiano Claudio Lazzari suggerisce però che la situazione potrebbe essere più complessa.

Le zanzare, infatti, non reagiscono soltanto in modo automatico agli stimoli. Come molti altri animali, possiedono una certa capacità di apprendimento e possono modificare il proprio comportamento sulla base delle esperienze vissute.

In altre parole, ciò che inizialmente viene percepito come un segnale negativo può assumere un significato diverso se associato ripetutamente a una ricompensa.

L’esperimento che ha cambiato prospettiva

Per verificare questa ipotesi, i ricercatori hanno utilizzato un metodo ispirato ai celebri esperimenti di Ivan Pavlov, il fisiologo russo che dimostrò come gli animali possano imparare ad associare stimoli differenti.

Le zanzare della specie Aedes aegypti, nota per trasmettere malattie come dengue, Zika, febbre gialla e chikungunya, sono state poste davanti a una sacca contenente sangue caldo.

Gli insetti potevano percepire il sangue e iniziare il comportamento di alimentazione, ma senza potervi accedere completamente.

Durante questa fase veniva introdotto l’odore del DEET.

La procedura è stata ripetuta più volte, consentendo alle zanzare di associare progressivamente il repellente alla presenza di una fonte alimentare.

Il risultato ha sorpreso gli scienziati

Dopo il periodo di addestramento, i ricercatori hanno osservato un cambiamento significativo nel comportamento degli insetti.

Circa il 60% delle zanzare addestrate ha mostrato una reazione inattesa: percependo l’odore del DEET tentava di nutrirsi, come se il repellente fosse diventato un segnale che annunciava la presenza del sangue.

Per verificare ulteriormente il fenomeno, è stato proposto agli insetti un test di scelta tra due mani umane: una trattata con DEET e una priva di repellente.

Le zanzare non addestrate hanno evitato la mano protetta, confermando il normale effetto repellente del composto.

Le zanzare che avevano imparato l’associazione, invece, mostravano una maggiore attrazione verso la mano trattata.

Un comportamento che evidenzia quanto l’esperienza possa influenzare le risposte di questi piccoli ma sofisticati organismi.

Cosa ci insegna questa scoperta

Il dato più interessante riguarda il ruolo della memoria associativa negli insetti.

Spesso immaginiamo le zanzare come creature guidate esclusivamente dall’istinto. In realtà, numerosi studi degli ultimi anni hanno dimostrato che questi insetti sono capaci di apprendere, ricordare e modificare le proprie strategie di ricerca dell’ospite.

La capacità di associare un odore a una ricompensa alimentare rappresenta un vantaggio evolutivo importante. In natura, infatti, riconoscere rapidamente segnali collegati al cibo può aumentare le probabilità di sopravvivenza.

Questo studio mostra come anche un repellente possa entrare in questo processo di apprendimento se viene presentato in circostanze particolari.

Dobbiamo smettere di usare il DEET?

La risposta è no.

Gli stessi autori della ricerca sottolineano che i risultati sono stati ottenuti in condizioni di laboratorio altamente controllate e molto diverse da quelle che si verificano nella vita reale.

Nell’uso quotidiano il DEET continua a rappresentare uno dei sistemi più efficaci per ridurre le punture di zanzara e proteggersi dalle malattie trasmesse da questi insetti.

Le situazioni sperimentali utilizzate nello studio servono soprattutto a comprendere meglio i meccanismi biologici e comportamentali che regolano il rapporto tra zanzare e repellenti.

Non esistono attualmente evidenze che suggeriscano una perdita significativa di efficacia del DEET nelle normali condizioni di utilizzo.

Una nuova sfida per la ricerca

La scoperta apre però nuove prospettive nel campo della lotta ai vettori di malattie.

Comprendere come le zanzare apprendono e modificano il proprio comportamento potrebbe aiutare gli scienziati a progettare repellenti più efficaci e strategie innovative di controllo delle popolazioni di insetti.

In un mondo in cui malattie come dengue, Zika e chikungunya continuano a rappresentare una minaccia sanitaria globale, ogni nuova informazione sul comportamento delle zanzare può rivelarsi preziosa.

Piccoli insetti, grandi capacità

La ricerca ricorda ancora una volta che gli animali più piccoli possono nascondere capacità sorprendenti. Le zanzare non sono semplici macchine biologiche programmate per pungere.

Sono organismi in grado di apprendere dall’esperienza e adattarsi all’ambiente in modi che la scienza sta ancora cercando di comprendere pienamente.

E forse è proprio questa capacità di adattamento che spiega perché, nonostante decenni di lotta contro di loro, continuino a essere tra gli animali più difficili da contrastare e tra i più influenti sulla salute umana a livello globale.

Foto di Maxim Mogilevskiy su Unsplash