Sembra una domanda assurda, eppure è stata posta davvero all’astrofisico Phil Plait durante un podcast: “Possiamo bere l’acqua degli anelli di Saturno?”. La risposta, sorprendentemente, è sì — ma con molte precauzioni. Secondo stime della NASA, quegli splendidi archi che circondano il pianeta contengono abbastanza acqua da idratare l’intera popolazione terrestre per oltre un milione di anni.
Un anello… pieno di cubetti di ghiaccio
Saturno possiede il sistema di anelli più imponente del Sistema Solare: largo quasi 275.000 km, ma sottile come un foglio in proporzione (in molti punti è spesso appena 10 metri).
La struttura non è solida, come già dimostrato nel XIX secolo dal fisico James Clerk Maxwell, ma composta da miliardi di minuscole particelle. La maggior parte misura pochi centimetri, ovvero la dimensione ideale per un cubetto di ghiaccio.
Grazie alla missione Cassini, che ha orbitato intorno a Saturno per 12 anni, sappiamo che questi frammenti sono costituiti quasi interamente da ghiaccio d’acqua puro.
In teoria, sciogliendolo e trattandolo, quell’acqua potrebbe essere resa potabile.
Acqua (quasi) pura, ma non troppo sicura
Il problema? L’acqua degli anelli non è completamente pura. Secondo le analisi, fino all’1% della massa degli anelli è costituita da contaminanti: polveri derivanti dall’impatto di micrometeoriti, silicati, ferro e composti organici complessi.
Il ferro, per esempio, può alterare il sapore dell’acqua. Anche se non è pericoloso in piccole quantità, l’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti consiglia di non superare 0,3 mg per litro, per evitare sapori metallici.
I silicati e le particelle solide possono essere filtrati, ma la vera minaccia sono gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) — sostanze potenzialmente cancerogene, come il cianonaftalene, osservate in altre zone dello spazio.
Quali anelli sono più sicuri da bere?
Secondo Phil Plait, gli anelli A e B sono i più promettenti: contengono più ghiaccio e meno impurità. Gli anelli C e D, invece, sono da evitare: più contaminati e potenzialmente più radioattivi.
E non è tutto: l’acqua degli anelli potrebbe contenere altri ghiacci come metano e anidride carbonica. Il primo evaporerebbe durante la fusione, mentre la CO₂ potrebbe persino dare un tocco “frizzante” all’acqua, come una bibita gassata.
Attenzione invece all’anello E, alimentato dai geyser di ghiaccio della luna Encelado: pur ricco d’acqua, potrebbe contenere ammoniaca tossica.
Una risorsa futura per gli astronauti? Forse
In totale, gli anelli di Saturno contengono circa 1,5 × 10¹⁹ kg di massa, l’equivalente di 10 miliardi di miliardi di litri d’acqua dolce.
Una risorsa immensa, che in futuro potrebbe diventare fondamentale per l’esplorazione spaziale, quando la disponibilità di acqua extraterrestre diventerà una priorità logistica.
Bere dagli anelli di Saturno? Sì, è teoricamente possibile. Ma tra contaminanti, composti organici e difficoltà tecniche, oggi resta più un affascinante esercizio mentale che una vera opzione. Meglio tenersi stretta la borraccia, per ora.
