Salta al contenuto
News

Perché eliminare il grasso “protettivo” potrebbe favorire il diabete di tipo 2

Marco InchingoliPubblicato il 4 min di lettura
Condividi
grasso protettivo diabete
Immagine di magnific

 

Per anni il messaggio è stato semplice: meno grasso corporeo significa migliore salute. Oggi, però, la ricerca sta mostrando una realtà molto più complessa. Un nuovo studio suggerisce che non tutto il grasso svolge lo stesso ruolo e che perdere quello “sbagliato” potrebbe addirittura favorire lo sviluppo del diabete di tipo 2 in alcune persone. La scoperta mette in discussione l’idea che qualsiasi riduzione del tessuto adiposo sia automaticamente benefica, evidenziando l’importanza della sua distribuzione nell’organismo.

Esistono diversi tipi di grasso

Il nostro corpo immagazzina il grasso in compartimenti differenti. Il grasso sottocutaneo, situato appena sotto la pelle, rappresenta la riserva energetica più visibile ed è generalmente considerato meno pericoloso dal punto di vista metabolico. Diverso è il caso del grasso viscerale, che si accumula attorno agli organi interni dell’addome ed è associato a un aumento del rischio di diabete, malattie cardiovascolari e infiammazione cronica. Negli ultimi anni gli scienziati hanno inoltre scoperto che anche la capacità di immagazzinare il grasso in modo corretto è un elemento fondamentale per la salute.

Che cosa ha scoperto lo studio

Secondo i ricercatori, alcune persone che perdono o non riescono a mantenere adeguate quantità di grasso sottocutaneo, soprattutto in aree come gambe e fianchi, potrebbero avere una maggiore probabilità di sviluppare alterazioni metaboliche. Quando il tessuto adiposo sottocutaneo non riesce più a svolgere il proprio ruolo di deposito sicuro dell’energia, i grassi tendono infatti ad accumularsi in sedi meno adatte, come fegato, pancreas e muscoli, dove possono compromettere il funzionamento degli organi e favorire l’insorgenza del diabete.

Il grasso “protettivo”

Sebbene il termine possa sembrare sorprendente, una parte del grasso sottocutaneo svolge una funzione protettiva. Questo tessuto agisce come un deposito metabolico sicuro, impedendo ai lipidi di accumularsi negli organi interni. Inoltre, produce ormoni e molecole chiamate adipochine, che contribuiscono a regolare l’appetito, la sensibilità all’insulina e l’infiammazione. Quando questa funzione viene meno, aumenta il rischio di quella che gli esperti definiscono deposizione ectopica del grasso, cioè l’accumulo di lipidi in tessuti che normalmente non dovrebbero contenerne grandi quantità.

Perché aumenta il rischio di diabete

L’accumulo di grasso nel fegato e nel pancreas può alterare profondamente il metabolismo del glucosio. Nel fegato favorisce la resistenza all’insulina, mentre nel pancreas può compromettere la funzione delle cellule beta, responsabili della produzione di insulina. Di conseguenza, l’organismo fatica sempre più a controllare i livelli di zucchero nel sangue, aumentando il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. È proprio questo meccanismo che lo studio cerca di spiegare, sottolineando come la distribuzione del grasso possa essere più importante della sua quantità totale.

Dimagrire resta fondamentale

Gli autori della ricerca precisano che i risultati non significano che perdere peso faccia male. Al contrario, nelle persone in sovrappeso o obese il dimagrimento continua a rappresentare una delle strategie più efficaci per ridurre il rischio di diabete e malattie cardiovascolari. Il messaggio dello studio è diverso: l’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente ridurre il grasso corporeo, ma favorire una composizione corporea sana e una corretta distribuzione del tessuto adiposo, evitando l’accumulo di grasso viscerale e negli organi interni.

L’importanza dello stile di vita

Una dieta equilibrata e la regolare attività fisica non contribuiscono solo alla perdita di peso, ma migliorano anche il modo in cui l’organismo utilizza e distribuisce il grasso corporeo. Gli esercizi di resistenza e quelli aerobici favoriscono il mantenimento della massa muscolare, migliorano la sensibilità all’insulina e riducono il grasso viscerale, quello maggiormente associato al rischio metabolico. Anche il sonno adeguato e la gestione dello stress svolgono un ruolo importante nel mantenimento dell’equilibrio ormonale.

Una nuova visione del tessuto adiposo

Il nuovo studio conferma che il tessuto adiposo non è un semplice deposito di energia, ma un vero e proprio organo metabolico capace di influenzare profondamente la salute. Comprendere quali tipi di grasso siano protettivi e quali, invece, aumentino il rischio di malattia potrebbe consentire in futuro di sviluppare strategie sempre più personalizzate per prevenire il diabete di tipo 2. Più che concentrarsi esclusivamente sul numero indicato dalla bilancia, la medicina punta oggi a comprendere la qualità della composizione corporea e il ruolo che ogni compartimento adiposo svolge nel mantenimento dell’equilibrio metabolico.

Immagine di magnific