calendula superfood
Foto di Sophia Martin da Pixabay

Per anni è stata apprezzata soprattutto per i suoi colori vivaci, il suo impiego ornamentale e gli usi tradizionali in erboristeria. Oggi, però, la calendula potrebbe conquistare un ruolo del tutto nuovo: quello di ingrediente alimentare del futuro. Secondo una recente ricerca dell’Università della Georgia, infatti, i fiori di Calendula officinalis potrebbero rappresentare una promettente fonte di proteine vegetali, oltre a offrire caratteristiche tecnologiche particolarmente interessanti per l’industria alimentare.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica ACS Food Science & Technology, suggerisce che questo fiore comunemente coltivato nei giardini possa avere qualità nutrizionali ancora poco esplorate. Gli autori, tuttavia, invitano alla prudenza: parlare già di “superfood” sarebbe prematuro, ma i risultati aprono nuove prospettive nella ricerca di alimenti più sostenibili.

Perché si cercano nuove proteine vegetali

Negli ultimi anni la richiesta di proteine di origine vegetale è cresciuta rapidamente.

L’aumento della popolazione mondiale, la necessità di ridurre l’impatto ambientale degli allevamenti e la diffusione di diete vegetariane e vegane stanno spingendo la ricerca verso fonti alimentari alternative.

Oltre ai classici legumi, alla soia e ai cereali come la quinoa, gli scienziati stanno valutando piante finora considerate marginali dal punto di vista nutrizionale. Tra queste compare ora anche la Calendula officinalis, una specie nota soprattutto per i suoi impieghi ornamentali e fitoterapici.

L’obiettivo non è semplicemente trovare nuovi alimenti ricchi di proteine, ma individuare ingredienti che possano migliorare anche la consistenza, la stabilità e le caratteristiche sensoriali dei prodotti alimentari.

Le proteine della calendula sorprendono i ricercatori

L’aspetto più interessante emerso dalla ricerca riguarda il contenuto proteico dei fiori.

Secondo gli autori, la calendula presenta quantità di proteine comparabili a quelle riscontrate in alcune fonti vegetali già utilizzate nell’alimentazione, come la quinoa.
Ma non è solo una questione di quantità.

Le proteine estratte dalla calendula hanno infatti mostrato una notevole stabilità alle alte temperature, caratteristica che potrebbe renderle particolarmente adatte alla preparazione di prodotti da forno, alimenti trasformati e altri cibi sottoposti a cottura.

Gli studiosi hanno inoltre osservato che alcuni amminoacidi presenti contribuiscono a sviluppare il cosiddetto sapore umami, il gusto sapido tipico di alimenti come funghi, parmigiano o pomodoro maturo. Questo potrebbe aiutare a migliorare il profilo aromatico di numerosi prodotti vegetali.

Un ingrediente utile anche per l’industria alimentare

Oltre all’interesse nutrizionale, la calendula sembra possedere proprietà tecnologiche molto ricercate nel settore alimentare.

Le proteine del fiore hanno dimostrato una buona capacità di emulsionare, cioè di favorire la miscelazione di ingredienti che normalmente tenderebbero a separarsi, come acqua e olio. Si tratta di una caratteristica preziosa nella preparazione di:

  • salse;
  • condimenti;
  • creme vegetali;
  • prodotti da forno;
  • alimenti plant-based.

Secondo gli autori dello studio, queste proprietà potrebbero consentire di utilizzare la calendula non soltanto come ingrediente nutrizionale, ma anche come componente funzionale nelle formulazioni alimentari.

Non solo proteine: fibre, minerali e antiossidanti

La ricerca evidenzia anche altri aspetti interessanti dal punto di vista nutrizionale.

I fiori di Calendula officinalis contengono infatti:

  • fibre alimentari;
  • antiossidanti;
  • calcio;
  • potassio;
  • ferro.

Questi elementi sono già noti nella composizione della pianta, ma il nuovo studio suggerisce che potrebbero essere valorizzati maggiormente nell’ambito dell’alimentazione.

Va comunque ricordato che la ricerca si è concentrata soprattutto sulle proprietà delle proteine estratte e non sugli effetti clinici del consumo di calendula nella dieta quotidiana.

Ridurre gli sprechi grazie ai fiori commestibili

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda la sostenibilità.

Ogni anno vengono infatti scartate enormi quantità di fiori coltivati a scopo ornamentale che non trovano alcun impiego alimentare. Secondo i ricercatori, valorizzare almeno una parte di questa produzione potrebbe ridurre gli sprechi e trasformare un materiale destinato allo smaltimento in una nuova risorsa.

Il professore Anand Mohan, autore principale dello studio, sottolinea come miliardi di dollari di fiori vengano eliminati ogni anno senza essere utilizzati, mentre potrebbero offrire nuove opportunità sia per l’industria sia per l’economia circolare.

Attenzione: non tutti i “marigold” sono uguali

Lo studio analizza esclusivamente la Calendula officinalis, specie diversa da altre piante comunemente chiamate “marigold” o “tagete”.

Questo dettaglio è importante perché il nome comune può creare confusione. Non tutti i fiori appartenenti a questa categoria hanno le stesse caratteristiche nutrizionali o sono destinati al consumo alimentare.

Gli stessi ricercatori raccomandano quindi di evitare il consumo di fiori raccolti casualmente in giardino o acquistati per uso ornamentale, poiché potrebbero essere stati trattati con pesticidi o appartenere a specie differenti.

È davvero corretto parlare di superfood?

La definizione di superfood viene spesso utilizzata a fini commerciali, ma non rappresenta una categoria riconosciuta dalla comunità scientifica.

Nel caso della calendula, i risultati sono sicuramente promettenti: il fiore mostra un interessante contenuto proteico, proprietà funzionali utili nella trasformazione alimentare e una composizione ricca di sostanze bioattive.

Tuttavia, gli stessi autori sottolineano che siamo ancora nelle prime fasi della ricerca. Saranno necessari ulteriori studi per valutare la sicurezza, la biodisponibilità delle proteine, i possibili impieghi industriali e l’effettivo valore nutrizionale nella dieta umana.

Più che un nuovo superfood già pronto per arrivare sulle tavole, la Calendula officinalis rappresenta oggi un esempio di come la ricerca stia esplorando risorse naturali finora poco considerate. In un contesto in cui sostenibilità, innovazione alimentare e riduzione degli sprechi diventano sempre più centrali, anche un semplice fiore potrebbe contribuire a ridefinire il modo in cui immaginiamo il cibo del futuro.

Foto di Sophia Martin da Pixabay