sostenibilità tonno oceano
Foto di Umbe Ber da Pixabay

Il tonno è uno degli alimenti più amati e consumati a livello globale. In Italia, la sua presenza nelle case è quasi ubiquitaria, con un tasso di penetrazione che sfiora il 96%. Questa popolarità è dovuta alla sua versatilità, al costo accessibile e al suo profilo nutrizionale, ricco di proteine e Omega-3. Tuttavia, questa massiccia domanda ha un rovescio della medaglia: la pesca intensiva e industriale, che sta mettendo a dura prova la sopravvivenza di diverse specie e la salute degli ecosistemi marini.

Il problema non riguarda solo il tonno rosso del Mediterraneo, ma anche specie come il tonno a pinne gialle, molto diffuso negli Oceani Pacifico e Indiano. Le tecniche di pesca industriale, spesso orientate al massimo profitto, comportano una serie di criticità:

  • Pesca eccessiva: l’enorme richiesta porta a un prelievo superiore alla capacità di rigenerazione degli stock ittici.
  • Pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN): una piaga globale che mina gli sforzi di conservazione.
  • Impatto sugli ecosistemi e sull’habitat marino: gli attrezzi da pesca possono danneggiare barriere coralline e fondali.
  • Catture accessorie: l’uso di tecniche non selettive porta alla cattura di altre specie marine, tra cui squali, tartarughe e delfini, spesso a rischio di estinzione.
  • Dispositivi per l’aggregazione dei pesci (FAD): queste strutture galleggianti attirano banchi di pesci, ma causano anche la cattura di specie non target e inquinano l’ambiente marino una volta abbandonate.

Il potere nelle nostre mani: la scelta del consumatore consapevole

Di fronte a un problema così complesso, è facile sentirsi impotenti. Tuttavia, come consumatori, abbiamo un ruolo fondamentale. Ogni volta che facciamo la spesa, compiamo una scelta che può influenzare le pratiche delle aziende e spingerle verso una maggiore sostenibilità. Ma come si fa a riconoscere un prodotto sostenibile da uno che non lo è? La risposta sta nell’informazione e nell’attenzione alle certificazioni e alle etichette.

Organizzazioni come Greenpeace e Altroconsumo svolgono un lavoro prezioso, testando i prodotti e pubblicando classifiche che aiutano i consumatori a fare scelte più consapevoli. Ad esempio, una storica campagna di Greenpeace aveva messo in evidenza le criticità di molti marchi italiani, spingendo aziende come Rio Mare a rivedere le proprie politiche e a impegnarsi per una maggiore trasparenza. Questo impegno ha dato i suoi frutti: in una recente classifica di Altroconsumo, il tonno Rio Mare “pescato a canna” è stato promosso, dimostrando che la pressione dei consumatori può davvero fare la differenza.

Certificazioni e zone di pesca: i tuoi alleati al supermercato

Per orientarsi meglio, ci sono due elementi chiave da cercare sull’etichetta del tonno in scatola: le certificazioni e le zone di pesca.

1. Le certificazioni più affidabili

Una certificazione da un ente terzo indipendente è un segnale che il produttore si impegna a rispettare determinati standard ambientali. Tuttavia, non tutte le certificazioni hanno lo stesso valore. Quelle più riconosciute e rigorose per la sostenibilità della pesca sono:

  • Marine Stewardship Council (MSC): garantisce che il tonno provenga da una pesca gestita in modo sostenibile, che preserva le specie e minimizza l’impatto ambientale.
  • Friend of the Sea: certifica prodotti provenienti da pesca o acquacoltura sostenibile, con un focus sulla protezione dell’ecosistema.
  • Dolphin Safe: sebbene meno ampia, questa certificazione è importante perché assicura che il tonno non sia stato pescato con metodi che mettono in pericolo i delfini.
  • Aenor: è un’organizzazione spagnola di certificazione che rilascia standard di sostenibilità per i prodotti ittici.

È importante ricordare che, pur con i loro limiti (come il fatto che i produttori pagano per essere certificati), queste etichette rappresentano comunque un importante valore aggiunto per il consumatore attento.

2. Le zone di pesca FAO

Le etichette riportano spesso la zona di pesca, indicata con la sigla FAO. Queste zone sono aree geografiche definite dalle Nazioni Unite per la gestione della pesca. Conoscere la zona di provenienza può aiutarti a capire se il tonno arriva da aree in cui gli stock ittici non sono sovrasfruttati e dove vengono usati metodi di pesca più sostenibili. Ad esempio, il tonno pescato nella zona FAO 71 (Oceano Pacifico occidentale) è spesso indicato da organizzazioni come il WWF come una scelta “da preferire”.

L’importanza dei metodi di pesca sostenibili

Oltre alle certificazioni e alle zone FAO, un altro fattore cruciale è il metodo di pesca. I metodi più selettivi, che minimizzano le catture accessorie, sono da preferire.

  • A canna: questo metodo artigianale è il più sostenibile in assoluto. Un solo pescatore cattura un solo tonno alla volta. È un processo lento e faticoso, ma assicura l’assenza di catture accessorie.
  • A circuizione senza FAD: l’uso di reti a circuizione è una tecnica di pesca su larga scala, ma quando viene effettuata senza i dispositivi per l’aggregazione dei pesci (FAD), l’impatto sull’ecosistema e sulle altre specie è significativamente ridotto.
  • Palangaro: anche questo metodo, che consiste in una lunga lenza con centinaia di ami, può essere gestito in modo sostenibile se si evitano le aree di nidificazione di altre specie e si utilizzano ami che non feriscono animali come le tartarughe.

In conclusione, scegliere il tonno in scatola non è solo una questione di gusto o di prezzo, ma un gesto di responsabilità verso i nostri mari. Leggere l’etichetta, cercare le giuste certificazioni e preferire i metodi di pesca più sostenibili ci permette di sostenere le aziende che si impegnano per un futuro più verde.

Foto di Umbe Ber da Pixabay