Molte persone lo descrivono come un fischio, un ronzio o uno scoppiettio costante nelle orecchie. È l’acufene, una condizione in cui il cervello percepisce un suono che non proviene da alcuna fonte esterna.
Questo fenomeno rientra nelle cosiddette “percezioni fantasma”, cioè esperienze sensoriali che il cervello genera senza uno stimolo reale. Nel caso dell’acufene, il suono è percepito solo dalla persona che ne soffre e può essere continuo oppure intermittente.
Secondo le stime, circa il 15% della popolazione mondiale sperimenta questa condizione in qualche forma. Per alcuni si tratta di un fastidio occasionale, mentre per altri può diventare un disturbo persistente e debilitante, capace di interferire con la concentrazione, il sonno e la qualità della vita.
Nonostante sia molto diffuso, le cause precise dell’acufene non sono ancora completamente comprese, e non esiste ancora una cura definitiva.
Una nuova ipotesi: il legame tra acufene e sonno
Negli ultimi anni un gruppo di neuroscienziati dell’Università di Oxford ha iniziato a indagare una possibile connessione tra acufene e sonno, due fenomeni che sembrano condividere alcuni meccanismi cerebrali.
L’idea è nata osservando una caratteristica comune: sia il sonno sia l’acufene dipendono in parte da attività cerebrale spontanea, cioè da segnali generati internamente dal cervello.
Secondo il neuroscienziato Linus Milinski, dell’Istituto di Neuroscienze del Sonno e dei Ritmi Circadiani di Oxford, questa somiglianza potrebbe essere la chiave per comprendere meglio il disturbo.
Se i due fenomeni sono collegati, studiare il sonno potrebbe aiutare a spiegare perché il cervello produce questi suoni fantasma e forse suggerire nuove strategie terapeutiche.
Il ruolo del sonno profondo
Una delle ipotesi più interessanti riguarda il sonno non-REM, cioè la fase di sonno profondo in cui il cervello mostra pattern di attività molto particolari.
Durante questa fase si verificano ampie scariche sincronizzate di attività neuronale, che sembrano avere un ruolo nella regolazione e nel “reset” di alcune reti cerebrali.
Secondo i ricercatori, queste scariche potrebbero ridurre temporaneamente l’iperattività delle aree cerebrali coinvolte nell’acufene.
In altre parole, il sonno profondo potrebbe funzionare come una sorta di regolatore naturale, capace di attenuare l’attività anomala che genera la percezione del suono.
Gli esperimenti sugli animali
Per verificare questa teoria, i ricercatori hanno condotto esperimenti utilizzando furetti, animali scelti perché possiedono un sistema uditivo molto simile a quello umano.
In uno studio pubblicato nel 2024, gli scienziati hanno osservato cosa accadeva nel cervello degli animali dopo l’esposizione a rumori intensi, una delle cause più comuni dell’acufene.
I risultati hanno mostrato che i furetti che sviluppavano forme più gravi di acufene presentavano anche disturbi del sonno significativi.
Questo dato è stato particolarmente importante perché suggerisce che acufene e problemi del sonno possano emergere insieme, indicando un possibile collegamento diretto tra i due fenomeni.
L’iperattività del cervello
Gli studi hanno evidenziato anche un altro elemento chiave: negli animali con acufene, alcune aree del cervello responsabili dell’elaborazione dei suoni risultavano eccessivamente reattive agli stimoli acustici.
Questa iperattività neuronale sembra essere uno dei meccanismi alla base della percezione del suono fantasma.
Quando però gli animali riuscivano a entrare nella fase di sonno profondo non-REM, questa iperattività diminuiva in modo significativo.
Questo risultato suggerisce che il sonno potrebbe contribuire a modulare i circuiti cerebrali coinvolti nell’acufene, riducendone temporaneamente gli effetti.
Il circolo vizioso tra acufene e insonnia
Il rapporto tra acufene e sonno potrebbe essere ancora più complesso. Molte persone che soffrono di questo disturbo riferiscono infatti una qualità del sonno molto bassa.
Il motivo è comprensibile: quando tutto è silenzioso, soprattutto di notte, il ronzio dell’acufene può diventare più evidente, rendendo difficile addormentarsi.
Allo stesso tempo, dormire male può aumentare lo stress e la sensibilità del cervello agli stimoli, aggravando ulteriormente il disturbo.
Secondo i ricercatori questo meccanismo può creare un vero e proprio circolo vizioso:
- l’acufene peggiora il sonno
- la mancanza di sonno aumenta lo stress
- lo stress può intensificare l’acufene
Lo stress come fattore aggravante
Tra i fattori che possono influenzare l’acufene, lo stress è uno dei più importanti.
Quando il corpo è sottoposto a tensione prolungata, il cervello diventa più sensibile agli stimoli e alle percezioni interne, compresi i suoni fantasma.
Dormire male aumenta proprio questa vulnerabilità, rendendo più difficile per il cervello regolare l’attività delle reti neuronali coinvolte nella percezione del suono.
Questo è uno dei motivi per cui molti specialisti suggeriscono strategie che migliorino la qualità del sonno e la gestione dello stress.
Nuove prospettive per il trattamento
Sebbene gli studi sugli animali abbiano alcune limitazioni, i risultati stanno aprendo nuove prospettive nella ricerca sull’acufene.
Molti scienziati stanno iniziando a considerare il sonno come un possibile obiettivo terapeutico.
Intervenire sui ritmi sonno-veglia, migliorare la qualità del riposo e comprendere meglio le dinamiche del sonno profondo potrebbe aiutare a interrompere il ciclo disfunzionale che mantiene il disturbo attivo.
In futuro, questo potrebbe portare allo sviluppo di nuovi trattamenti mirati alla regolazione dell’attività cerebrale durante il sonno.
Una condizione ancora poco compresa
Nonostante colpisca milioni di persone nel mondo, l’acufene rimane una delle condizioni neurologiche più enigmatiche.
Le nuove ricerche dimostrano però che il cervello possiede meccanismi naturali capaci di modulare l’attività anomala associata al disturbo.
Comprendere meglio il legame tra sonno, attività cerebrale e percezioni fantasma potrebbe rappresentare un passo importante verso trattamenti più efficaci.
E forse, proprio mentre dormiamo, il cervello sta già cercando di trovare il modo di spegnere quel ronzio invisibile che molte persone sentono ogni giorno.
Foto di Viva la vida!!! Rosa Matilde Peppi da Pixabay
