Secondo un nuovo studio pubblicato su Research Square, il bacino femminile si sta progressivamente restringendo da oltre un secolo. I dati raccolti su migliaia di donne in Australia, Polonia e Messico indicano una riduzione annua media della larghezza pelvica compresa tra 0,42 e 0,47 millimetri. Un cambiamento apparentemente impercettibile, ma che nel lungo periodo potrebbe incidere in modo significativo sulla modalità del parto e sulla salute riproduttiva.
Cesarei in aumento e pressioni evolutive ridotte
A guidare la ricerca è Maciej Henneberg, antropologo dell’Università di Adelaide. Secondo Henneberg, l’aumento del ricorso al parto cesareo ha attenuato le pressioni evolutive naturali che, per millenni, hanno favorito un bacino sufficientemente ampio da consentire il parto vaginale.
Un tempo, se il canale del parto era troppo stretto o il bambino troppo grande, la selezione naturale interveniva drammaticamente. Oggi, grazie alla chirurgia ostetrica, la sopravvivenza di madri e neonati è assicurata anche in condizioni ostetriche complesse. Questo però potrebbe favorire, nel tempo, la trasmissione genetica di caratteristiche pelviche meno favorevoli al parto naturale.
I dati: una tendenza mondiale
Ecco cosa mostrano le analisi effettuate:
- In Australia, la larghezza del bacino è diminuita di 0,42 mm all’anno tra le donne nate dal 1900 al 1984.
- In Polonia, il tasso è stato di 0,47 mm all’anno tra il 1880 e il 1970.
- In Messico, le donne nate tra il 1900 e il 1970 hanno mostrato un restringimento di 0,42 mm/anno.
Nel frattempo, l’altezza media è aumentata e la larghezza delle spalle è rimasta stabile o in crescita, creando un divario anatomico tra le dimensioni della testa del neonato e il canale del parto.
Cause ambientali, alimentari ed evolutive
Non tutti gli studiosi concordano sul primato evolutivo dei cesarei. Lia Betti, antropologa dell’University College London, sostiene che dieta, ambiente e assistenza sanitaria abbiano influenzato maggiormente le forme corporee moderne. Ad esempio, miglior nutrizione e condizioni igienico-sanitarie potrebbero aver reso le persone più alte e robuste, ma con bacini più stretti, soprattutto se l’alimentazione durante l’infanzia non stimola una corretta conformazione pelvica.
Anche il clima e la temperatura sono fattori ambientali che, secondo alcuni studi, influenzano la morfologia del bacino, così come l’aumento dell’obesità che può determinare feti più grandi e quindi accrescere il rischio di complicanze durante il parto.
Un nuovo “dilemma ostetrico”
Questo restringimento, unito all’aumento delle dimensioni neonatali, potrebbe configurare un nuovo dilemma ostetrico moderno. Se da un lato la chirurgia ha migliorato enormemente la sicurezza del parto, dall’altro stiamo modificando lentamente ma inesorabilmente la nostra anatomia, con conseguenze che potrebbero incidere sulla futura evoluzione della specie.
Cosa ci attende?
Il parto cesareo, passato dal 7% nel 1990 al 21% nel 2021 a livello globale, potrebbe diventare ancora più comune. E mentre la scienza e la medicina continueranno a offrire soluzioni, sarà fondamentale osservare e comprendere l’equilibrio tra biologia, cultura e tecnologia che sta cambiando il modo in cui gli esseri umani nascono.
La nascita è un atto naturale, ma anche culturale. E la cultura, a volte, riscrive la natura.
Foto di Cindy Parks da Pixabay
