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Atlantico, la “valvola termica” nascosta che regola il clima della Terra rischia di indebolirsi

Federica VitalePubblicato il 4 min di lettura
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Immagine di rawpixel.com su Magnific

Sotto la superficie dell’Atlantico opera uno dei meccanismi più importanti del sistema climatico terrestre. È la Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC), una rete di correnti che trasporta acque calde verso nord e riporta acque più fredde in profondità verso sud. Un nuovo studio pubblicato su Nature Geoscience propone di guardarla in modo diverso: non soltanto come un “nastro trasportatore” che ridistribuisce calore tra le regioni, ma come una vera “valvola termica” capace di influenzare il bilancio energetico dell’intero pianeta.

Quando la corrente è forte, la Terra perde più calore

Gli scienziati hanno ricostruito ciò che accadeva durante le grandi oscillazioni climatiche dell’ultima era glaciale, combinando dati paleoclimatici e simulazioni prodotte con tre modelli climatici. È emerso uno schema sorprendentemente coerente. Quando la AMOC era forte, la convezione profonda nel Nord Atlantico favoriva una maggiore perdita di calore dell’oceano e del sistema planetario. Quando invece la circolazione si indeboliva, il calore tendeva ad accumularsi nell’oceano e la Terra nel complesso ne guadagnava. L’AMOC sembrerebbe quindi contribuire a controllare quanto calore viene trattenuto dal sistema climatico.

Non è soltanto una questione di spostare calore da nord a sud

Per decenni i grandi cambiamenti climatici glaciali sono stati interpretati soprattutto attraverso il “bipolar seesaw”, l’altalena termica bipolare: quando l’Atlantico settentrionale si raffreddava, il calore rimaneva maggiormente nell’emisfero australe, e viceversa. Il nuovo lavoro amplia questo modello. Le variazioni della AMOC sembrano influenzare anche il contenuto termico globale degli oceani e, attraverso feedback radiativi, il bilancio energetico alla sommità dell’atmosfera. In altre parole, non cambierebbe semplicemente la posizione del calore: cambierebbe anche il ritmo con cui il pianeta complessivamente lo accumula o lo perde.

Le carote di ghiaccio conservano la firma di questo meccanismo

Per comprendere il fenomeno, i ricercatori hanno reinterpretato anche le spettacolari oscillazioni climatiche chiamate eventi Dansgaard-Oeschger, avvenute durante l’ultima era glaciale. Le temperature della Groenlandia e dell’Antartide, registrate nelle carote di ghiaccio, mostrano cambiamenti rapidi e apparentemente collegati. Secondo il nuovo quadro teorico, le temperature antartiche rifletterebbero soprattutto il contenuto di calore dell’oceano globale, mentre quelle groenlandesi sarebbero maggiormente legate al tasso di perdita di calore nel Nord Atlantico. La AMOC diventerebbe così il meccanismo capace di collegare queste diverse risposte climatiche.

E oggi quella valvola potrebbe indebolirsi

La domanda inevitabile riguarda il futuro. Il riscaldamento globale può rendere le acque superficiali del Nord Atlantico più calde e, insieme all’apporto di acqua dolce, modificarne densità e capacità di sprofondare, contribuendo a un indebolimento della AMOC. Le dimensioni esatte del cambiamento restano però oggetto di intensa ricerca. Uno studio pubblicato nel 2026 su Science Advances, utilizzando vincoli osservativi per selezionare le simulazioni climatiche, ha stimato un possibile indebolimento di circa il 50% entro la fine del secolo. Si tratta di una proiezione modellistica, non della certezza che la corrente perderà esattamente metà della sua forza.

Una AMOC più debole potrebbe amplificare l’accumulo di calore

Qui il nuovo studio aggiunge un tassello importante. Se il comportamento osservato nei climi glaciali descrive un meccanismo fondamentale del sistema terrestre, una AMOC più debole potrebbe aumentare la quantità di calore assorbita dal pianeta rispetto a quanto ci si aspetterebbe considerando soltanto l’effetto diretto dei gas serra. Gli autori parlano infatti di una possibile amplificazione dell’assorbimento planetario di calore in risposta al futuro indebolimento della circolazione. Non significa che l’Atlantico sia la causa del riscaldamento attuale: il motore principale resta l’aumento antropico dei gas serra. La AMOC potrebbe però modificarne la risposta climatica.

“Chiudersi” non significa che l’oceano smetterà improvvisamente di circolare

È anche il punto in cui la metafora della valvola può diventare fuorviante. Indebolimento e collasso della AMOC non sono la stessa cosa. Il nuovo studio sulla “heat valve” non prevede una data in cui la corrente si spegnerà e non dimostra che un collasso sia imminente. Mostra piuttosto un meccanismo attraverso il quale variazioni della sua intensità potrebbero modificare il bilancio energetico terrestre. Anche le proiezioni future della AMOC presentano notevoli differenze tra modelli, proprio perché questa gigantesca circolazione dipende da molte interazioni tra atmosfera, oceano, ghiaccio e ciclo dell’acqua.

L’Atlantico potrebbe essere ancora più importante di quanto pensassimo

La scoperta modifica soprattutto il modo in cui immaginiamo il ruolo degli oceani. Essi assorbono enormi quantità di energia e possono conservarla per tempi lunghissimi, mentre le correnti decidono come quel calore viene redistribuito e scambiato con l’atmosfera. La nuova ricerca suggerisce che la AMOC possa funzionare come un regolatore del bilancio termico planetario, collegando profondità oceaniche, atmosfera e radiazione nello spazio. Se questa interpretazione sarà confermata e applicabile anche al clima futuro, capire quanto rapidamente la AMOC si sta indebolendo diventerà ancora più importante. Perché quella che sembra soltanto una gigantesca corrente nell’Atlantico potrebbe essere, in realtà, una delle valvole attraverso cui la Terra regola il proprio calore.

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