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Procrasticleaning: perché puliamo casa quando siamo sotto stress

Federica VitalePubblicato il 5 min di lettura
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Foto di congerdesign da Pixabay

La relazione da finire è lì, il documento da consegnare aspetta sul desktop, l’esame si avvicina. Eppure, proprio in quel momento, compare un bisogno apparentemente irrefrenabile: pulire casa.

Prima il pavimento. Poi quel cassetto che non viene sistemato da mesi. La libreria ha bisogno di essere riordinata. I vestiti nell’armadio potrebbero essere piegati meglio. E già che ci siamo, perché non pulire anche il frigorifero?

Non è necessariamente una passione improvvisa per l’ordine. In molti casi potrebbe trattarsi di procrasticleaning, un termine informale utilizzato per descrivere la tendenza a dedicarsi alle pulizie e al riordino proprio quando si dovrebbe affrontare un’attività più importante o urgente.

Il paradosso è evidente: stiamo facendo qualcosa di utile per evitare di fare ciò che dovremmo fare.

La procrastinazione non assomiglia sempre alla pigrizia

Quando si parla di procrastinazione, l’immagine più immediata è quella della persona sdraiata sul divano a guardare video o scorrere i social. Ma rimandare un compito può assumere forme molto più produttive in apparenza.

Si può procrastinare anche lavorando, organizzando, leggendo informazioni, rispondendo alle email o, appunto, pulendo casa.

Il procrasticleaning è interessante proprio per questo motivo. A differenza della semplice inattività, il comportamento produce un risultato concreto. La casa diventa più ordinata, il bucato viene piegato, la scrivania è finalmente libera.

Il problema non è quindi la pulizia in sé. È la funzione che assume in quel momento.

Se riordinare diventa un modo per evitare una situazione percepita come difficile, noiosa, ansiogena o troppo impegnativa, l’attività domestica può trasformarsi in una strategia di fuga.

Perché proprio le pulizie?

Una possibile spiegazione riguarda il rapporto tra controllo e incertezza.

Di fronte a una scadenza, soprattutto quando il compito sembra complesso o quando temiamo di non riuscire a farlo bene, possiamo sperimentare una sensazione di perdita di controllo. Il lavoro da svolgere è ancora incompleto, il risultato non è garantito e non sappiamo esattamente quanto tempo ci servirà.

Pulire, invece, offre un obiettivo molto più semplice.

Il pavimento è sporco oppure pulito. Il cassetto è disordinato oppure ordinato. I libri sono sparsi oppure sistemati.

Sono attività con un inizio e una fine facilmente riconoscibili. E questo può risultare psicologicamente rassicurante quando ci troviamo davanti a un compito molto più ambiguo.

In altre parole, mentre la scadenza ci mette davanti a qualcosa che non possiamo controllare completamente, riordinare ci restituisce immediatamente una piccola sensazione di efficacia.

Il cervello sceglie il compito più facile

C’è poi un altro elemento: la difficoltà percepita.

Scrivere un articolo, preparare un esame, affrontare una pratica burocratica o completare una relazione richiede concentrazione e implica uno sforzo cognitivo. Pulire una superficie o sistemare un cassetto, invece, può essere molto più semplice da iniziare.

Quando siamo stanchi o sotto pressione, quindi, la mente può essere attirata verso l’attività che garantisce una ricompensa immediata con un costo relativamente basso.

Il risultato è una piccola trappola: dopo aver sistemato il cassetto ci sentiamo produttivi. Abbiamo fatto qualcosa. Ma la scadenza continua ad avvicinarsi.

Ed è proprio questa sensazione di produttività a rendere il comportamento particolarmente insidioso.

Anche l’ansia può entrare in gioco

Non sempre procrastinare significa semplicemente non avere voglia di fare qualcosa. In alcuni casi, dietro il rinvio possono esserci ansia da prestazione, paura di sbagliare, perfezionismo o difficoltà a tollerare la frustrazione.

Un compito importante può attivare pensieri come: Non ce la farò, devo farlo perfettamente, non so da dove cominciare, ormai è troppo tardi.

Pulire casa permette temporaneamente di allontanarsi da questi pensieri senza avere la sensazione di essere completamente inattivi.

Ed è qui che la procrastinazione diventa un meccanismo di regolazione emotiva: non rimandiamo necessariamente perché non vogliamo fare quella cosa, ma perché in quel momento vogliamo evitare l’emozione che quella cosa ci provoca.

Quando il riordino diventa una via di fuga

Naturalmente, non ogni pulizia fatta prima di una scadenza è procrastinazione.

A volte riordinare la scrivania può davvero aiutare a concentrarsi. Eliminare il disordine può rendere l’ambiente più funzionale e permettere di lavorare meglio.

La differenza sta soprattutto nella proporzione.

Se hai dieci minuti prima di iniziare un lavoro e sistemi rapidamente la scrivania, probabilmente hai semplicemente preparato l’ambiente. Se invece inizi a lavare i vetri, svuotare gli armadi e riorganizzare la dispensa mentre il lavoro urgente rimane intatto, potrebbe essere utile chiederti cosa stai evitando.

Una domanda semplice può essere: «Sto scegliendo di fare questa cosa o sto cercando un motivo per non iniziare quella più importante?»

Il trucco è cominciare dalla cosa più piccola

Per interrompere il meccanismo non è necessariamente utile imporsi di completare immediatamente l’intero compito.

Può essere più efficace ridurre la soglia di ingresso.

Non “devo scrivere tutta la relazione”, ma “apro il documento e scrivo il titolo”. Non “devo studiare tutto il capitolo”, ma “leggo le prime due pagine”. Non “devo finire il progetto”, ma “lavoro per dieci minuti”.

In questo modo il compito perde parte della sua dimensione minacciosa e diventa più facile da iniziare.

E se dopo quei dieci minuti arriva improvvisamente il desiderio di pulire il bagno, almeno avrai già cominciato.

Pulire può essere piacevole. Il problema è quando diventa un alibi

Il procrasticleaning racconta qualcosa di interessante sul nostro rapporto con la produttività. Non tutto ciò che facciamo è necessariamente ciò che abbiamo bisogno di fare in quel momento.

Possiamo essere estremamente attivi e, contemporaneamente, stare evitando il compito principale.

Questo non significa che dovremmo sentirci in colpa ogni volta che puliamo casa invece di lavorare. La procrastinazione è un comportamento comune e spesso nasce dal tentativo di gestire emozioni spiacevoli.

La questione diventa interessante quando il comportamento si ripete e interferisce con ciò che per noi è importante.

La prossima volta che, davanti a una scadenza, sentirai l’impulso irresistibile di riordinare la libreria per ordine alfabetico, forse non sarà necessario combattere contro quel desiderio.

Potresti semplicemente fermarti un momento e chiederti: «La libreria ha davvero bisogno di essere sistemata proprio adesso?»

Se la risposta è no, forse il vero lavoro da fare non è togliere la polvere. È iniziare da quella prima riga che continui a rimandare.

Foto di congerdesign da Pixabay