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DOC e sviluppo cerebrale: cosa accade nei primi anni di vita

Federica VitalePubblicato il 5 min di lettura
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doc sviluppo cerebrale
https://pixabay.com/it/photos/uomo-fissando-finestra-pensiero-5505480/

Il disturbo ossessivo-compulsivo, conosciuto con l’acronimo DOC, potrebbe avere radici molto più profonde e precoci di quanto suggerisca la comparsa dei primi sintomi. Un nuovo e ampio studio internazionale di neuroimaging ha infatti individuato alterazioni strutturali in diverse aree cerebrali che sembrano essere associate a processi biologici attivi nelle prime fasi dello sviluppo del cervello.

La ricerca, alla quale ha partecipato anche il ricercatore portoghese Pedro Morgado dell’Università del Minho, rappresenta uno dei più importanti tentativi di comprendere il DOC attraverso l’integrazione tra neuroimmagini, genetica e sviluppo cerebrale.

Un disturbo più comune di quanto si pensi

Il DOC è una condizione psichiatrica caratterizzata dalla presenza di ossessioni e compulsioni. Le prime sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti e difficili da controllare; le seconde sono comportamenti o rituali mentali che la persona sente di dover ripetere per ridurre l’ansia o prevenire una conseguenza temuta.

Il disturbo può assumere forme molto diverse. Alcune persone sperimentano una forte paura della contaminazione, altre controllano ripetutamente porte, elettrodomestici o oggetti, altre ancora sono tormentate dal bisogno di simmetria, ordine o perfezione.

Alla base, però, può esserci una sofferenza significativa: ansia, senso di colpa, paura e tensione possono finire per occupare una parte considerevole della vita quotidiana.

Il DOC interessa una quota rilevante della popolazione mondiale ed è considerato uno dei disturbi psichiatrici maggiormente invalidanti.

Il più grande studio di neuroimaging sul DOC

Per cercare di comprendere meglio i meccanismi biologici della condizione, i ricercatori hanno analizzato i dati di 4.519 persone, delle quali 2.255 con DOC e 2.264 senza il disturbo, provenienti complessivamente da 26 Paesi.

Una dimensione del campione che permette di osservare differenze cerebrali con una precisione maggiore rispetto a molte ricerche precedenti.

Gli scienziati hanno esaminato 13 caratteristiche strutturali del cervello, nove relative alla corteccia cerebrale e quattro riguardanti strutture sottocorticali.

Tra gli elementi analizzati per la prima volta in relazione al DOC ci sono anche la curvatura della corteccia e il modo in cui diverse regioni cerebrali sono organizzate strutturalmente tra loro.

Non esiste una sola “area del DOC”

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda proprio la distribuzione delle differenze osservate.

Le alterazioni non sembrano concentrarsi esclusivamente in una singola regione del cervello, ma coinvolgono diverse aree e circuiti.

In particolare, sono emerse differenze nella corteccia frontale e parietale, oltre che in regioni coinvolte nell’elaborazione delle informazioni sensoriali e nel controllo del movimento.

Il dato è coerente con ciò che sappiamo sul DOC: i sintomi non riguardano soltanto il pensiero, ma coinvolgono un complesso sistema di valutazione della minaccia, controllo, elaborazione sensoriale e comportamento ripetitivo.

La curvatura della corteccia come possibile indicatore

Uno dei risultati più interessanti riguarda la curvatura corticale.

I ricercatori hanno osservato che alcune caratteristiche della curvatura, soprattutto nelle regioni frontali e parietali, risultavano relativamente stabili indipendentemente dal fatto che i pazienti assumessero o meno farmaci.

Questo elemento potrebbe essere importante perché suggerisce che alcune differenze strutturali potrebbero essere meno influenzate dai trattamenti rispetto ad altre caratteristiche cerebrali.

Al contrario, variazioni dello spessore, dell’area e del volume di alcune regioni sembravano essere maggiormente influenzate dallo stato farmacologico e potrebbero anche essere associate alla durata o alla gravità della condizione.

Sono però necessarie ulteriori ricerche prima di poter trasformare questi risultati in strumenti diagnostici utilizzabili nella pratica clinica.

Il collegamento con i geni dello sviluppo

È soprattutto l’integrazione con i dati genetici a rendere lo studio particolarmente interessante.

Le alterazioni individuate attraverso le immagini cerebrali sono state messe in relazione con l’attività di geni coinvolti nello sviluppo e nel funzionamento dei neuroni.

Il risultato suggerisce che alcune delle caratteristiche osservate nel cervello delle persone con DOC potrebbero essere collegate a processi biologici che avvengono prima della comparsa dei sintomi, durante fasi molto precoci dello sviluppo cerebrale.

Non significa, però, che il DOC sia “deciso” alla nascita.

Lo sviluppo di un disturbo psichiatrico è generalmente il risultato dell’interazione complessa tra vulnerabilità biologiche, genetiche, sviluppo individuale ed esperienze ambientali. Identificare una componente neurobiologica precoce non equivale quindi a sostenere che una persona sia destinata inevitabilmente a sviluppare il disturbo.

Una scoperta che può cambiare la ricerca

Per verificare ulteriormente il collegamento tra neuroimmagini e genetica, i ricercatori hanno confrontato i risultati anche con dati provenienti da tessuto cerebrale umano ottenuto da pazienti sottoposti a interventi chirurgici.

L’integrazione di queste diverse fonti di informazione rappresenta uno degli elementi più innovativi della ricerca.

L’obiettivo futuro è arrivare a una comprensione sempre più precisa dei meccanismi biologici che contribuiscono al DOC e, potenzialmente, individuare nuovi bersagli terapeutici.

Oggi la diagnosi del disturbo rimane principalmente clinica: non esiste un singolo esame del cervello che permetta di stabilire se una persona abbia il DOC.

Dalla diagnosi ai trattamenti personalizzati

La ricerca di biomarcatori non significa necessariamente che in futuro sarà sufficiente una risonanza magnetica per diagnosticare il disturbo. Il valore di studi come questo sta soprattutto nella possibilità di comprendere meglio la sua biologia.

Se alcuni circuiti e meccanismi molecolari verranno confermati da ulteriori ricerche, potrebbe diventare possibile sviluppare trattamenti più mirati e comprendere perché alcune persone rispondano meglio di altre alle terapie disponibili.

La prospettiva è quella di passare progressivamente da una descrizione prevalentemente clinica del DOC a una visione che tenga insieme sintomi, cervello, genetica e sviluppo.

Prima dei sintomi, ma non senza possibilità di cambiamento

Il dato forse più importante dello studio è anche quello che richiede maggiore cautela nell’interpretazione.

Scoprire che alcuni processi cerebrali associati al DOC possono avere origine nelle prime fasi dello sviluppo non significa che il destino psicologico di una persona sia scritto nel cervello fin dall’infanzia.

Il cervello rimane infatti un organo dinamico, capace di modificarsi nel corso della vita. E conoscere meglio le vulnerabilità biologiche può diventare, paradossalmente, uno strumento per intervenire prima e meglio.

La ricerca sul DOC si sta quindi spostando verso una domanda sempre più precisa: non soltanto “che cosa succede quando compaiono le ossessioni e le compulsioni?”, ma anche “quali processi hanno preparato il terreno molto prima?”.

È una differenza importante. Perché comprendere le origini biologiche di un disturbo non significa definire una persona attraverso la sua malattia, ma cercare nuove strade per riconoscerla, prevenirne l’aggravamento e sviluppare cure più efficaci.

Foto di James Henderson da Pixabay