Immaginate di trovarvi sott’acqua e di sentire, nel buio dell’oceano, qualcosa che ricorda una pesante porta metallica che sbatte. Non è un rumore prodotto da una nave né da un’attrezzatura umana. È il segnale di un capodoglio maschio, un suono così potente da poter essere percepito da altri esemplari a decine di chilometri di distanza.
È uno degli aspetti più enigmatici della comunicazione dei capodogli (Physeter macrocephalus), tornato al centro dell’attenzione grazie a un nuovo studio pubblicato negli Annals of the New York Academy of Sciences. I ricercatori hanno analizzato una particolare sequenza di suoni, caratterizzata da un timbro metallico e da un ritmo insolitamente lento.
La scoperta più sorprendente riguarda proprio la sua intensità: secondo le nuove analisi, il segnale può propagarsi nell’oceano per circa 70 chilometri, diventando uno dei sistemi di comunicazione a più lunga distanza conosciuti nel regno animale.
Il misterioso “clangore” dei maschi
I ricercatori hanno dato a questi segnali un nome particolarmente evocativo: clangori, proprio per il loro carattere metallico.
A differenza dei normali clic utilizzati dai capodogli durante le interazioni sociali o dei potenti segnali impiegati per l’ecolocalizzazione, questi suoni presentano caratteristiche molto diverse. Sono lenti, profondi e ritmici, con intervalli che possono raggiungere i 5-10 secondi.
E c’è un particolare che rende il fenomeno ancora più interessante: a produrli sono soprattutto, o esclusivamente secondo le osservazioni considerate nello studio, i capodogli maschi.
La funzione precisa del segnale rimane però un mistero.
Potrebbe essere una forma di comunicazione legata alla riproduzione, utilizzata per attirare le femmine. Oppure potrebbe avere una funzione competitiva, servendo a segnalare la presenza di un maschio e a scoraggiare eventuali rivali. Ma gli scienziati non escludono che possa svolgere una funzione completamente diversa.
Come fanno a produrre un suono così potente?
La risposta si trova in una delle caratteristiche anatomiche più straordinarie del capodoglio: il suo enorme apparato nasale.
Il capodoglio è infatti un animale costruito, letteralmente, intorno alla produzione e alla gestione dei suoni. La sua testa può rappresentare circa un terzo della lunghezza complessiva del corpo e contiene strutture specializzate coinvolte nella produzione dei segnali acustici.
I suoni vengono generati attraverso strutture chiamate labbra foniche, che possono chiudersi rapidamente mentre l’aria pressurizzata attraversa l’apparato nasale.
È un sistema completamente diverso da quello utilizzato dagli esseri umani per parlare. Nel capodoglio, l’enorme struttura della testa diventa una sorta di sofisticata macchina acustica naturale, capace di generare segnali che si propagano efficacemente nell’acqua.
Ed è proprio l’ambiente marino a rendere possibile una comunicazione su distanze che sulla terraferma sarebbero difficili da immaginare.
Nell’oceano il suono viaggia lontano
L’acqua è un ambiente particolarmente favorevole alla propagazione del suono. Per gli animali marini, l’acustica rappresenta quindi uno strumento fondamentale per comunicare quando la visibilità è limitata.
A decine o centinaia di metri di profondità, la luce diminuisce rapidamente. Un animale lungo diversi metri può trovarsi completamente fuori dalla vista di un altro esemplare. Il suono, invece, può attraversare grandi distanze.
Per questo motivo i capodogli hanno sviluppato capacità acustiche straordinarie. I loro segnali possono fornire informazioni anche quando due individui non possono vedersi.
Nel caso dei misteriosi clangori maschili, la distanza raggiunta potrebbe essere particolarmente significativa: 70 chilometri equivalgono, sulla terraferma, alla distanza tra città che potrebbero trovarsi in province differenti.
Il ritmo potrebbe nascondere un altro segreto
Un altro elemento dello studio ha attirato l’attenzione degli scienziati: il ritmo regolare dei suoni.
I capodogli possono produrre un clic e attendere diversi secondi prima di emetterne un altro. La sequenza può quindi mantenere una cadenza sorprendentemente precisa.
Ma come fanno?
Una delle ipotesi suggerite dai ricercatori è che gli animali possano utilizzare in qualche modo l’eco dei propri segnali, anche attraverso il rapporto con il fondale marino, per mantenere la regolarità della sequenza.
È un’ipotesi ancora da verificare. Non significa che i capodogli possiedano una sorta di “orologio” identico a quello umano o che contino consapevolmente i secondi. Dimostra però quanto sia sofisticato il loro rapporto con l’ambiente acustico.
Un linguaggio che ancora non comprendiamo
La parte più affascinante della scoperta è forse ciò che ancora non sappiamo.
Da decenni gli scienziati studiano i capodogli e la loro comunicazione acustica, ma interpretare il significato preciso dei loro segnali rimane estremamente difficile.
Un suono può indicare la presenza di un individuo, accompagnare un comportamento sociale oppure essere associato alla riproduzione. Per capire davvero il significato di un segnale non è sufficiente registrarlo: bisogna osservare cosa accade prima e dopo, quali animali rispondono e in quali circostanze.
È proprio per questo che i ricercatori stanno progettando nuovi esperimenti. Una delle possibilità consiste nel riprodurre i clangori sott’acqua e osservare come reagiscono i capodogli che si trovano nelle vicinanze.
Se gli animali cambiassero comportamento in modo sistematico, gli scienziati avrebbero un indizio importante sulla funzione del segnale.
I giganti dell’oceano comunicano nel buio
I capodogli sono i più grandi predatori dentati del pianeta e possono raggiungere circa 18 metri di lunghezza. Sono capaci di immergersi a profondità straordinarie, anche intorno ai 3.000 metri, per cercare calamari e altre prede.
In questo mondo fatto di oscurità, pressione e distanze enormi, il suono diventa molto più di un semplice mezzo di comunicazione: è uno strumento per orientarsi, cacciare e mantenere i contatti.
Il nuovo studio aggiunge un tassello a questa complessa rete acustica. Il fatto che un singolo segnale maschile possa essere percepito a decine di chilometri di distanza suggerisce che l’oceano possa essere attraversato da una vera e propria infrastruttura sonora, invisibile agli esseri umani ma fondamentale per la vita sociale dei suoi abitanti.
E forse, dietro quel misterioso rumore che sembra una porta di metallo che sbatte nel buio, si nasconde una conversazione che non abbiamo ancora imparato ad ascoltare.
