“Il beneficio è evidente: l’animale domestico riduce l’ansia, migliora l’umore, attiva la regolazione emotiva. È uno stimolo che va ben oltre la compagnia”. Le parole di Graziano Onder, geriatra e professore di Medicina dell’invecchiamento all’Università Cattolica di Roma, sintetizzano un’intuizione che la clinica osserva da anni: la presenza di un animale nella vita quotidiana può avere effetti profondi sul benessere psicologico e cognitivo.
Oggi questa evidenza trova una conferma importante in un nuovo studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports, che rafforza il legame tra pet ownership e salute mentale nelle età più avanzate.
Uno studio europeo lungo quasi vent’anni
La ricerca, guidata da Adriana Rostekova insieme a un team internazionale, ha analizzato i dati del progetto SHARE Survey of Health and Retirement in Europe, uno dei più ampi studi longitudinali sulla popolazione over 50 in Europa.
Avviato nel 2004, il progetto monitora nel tempo diversi aspetti della vita degli adulti anziani: dalla salute fisica a quella mentale, fino alle condizioni socioeconomiche.
Il campione considerato nello studio include 16.582 persone, di età compresa tra i 50 e i 99 anni, seguite per un periodo di 18 anni. Un arco temporale significativo, che permette di osservare non solo correlazioni immediate, ma anche effetti a lungo termine.
Animali domestici e funzioni cognitive
Il cuore della ricerca riguarda il rapporto tra la presenza di animali domestici e il funzionamento cognitivo nelle fasi più mature della vita.
I risultati indicano che possedere un animale può essere associato a:
- migliori capacità di memoria
- maggiore attenzione
- più efficiente elaborazione mentale
Questi effetti non sono uniformi per tutti, ma variano in base a fattori come l’età e il tipo di animale. Tuttavia, il dato più rilevante è che la relazione tra cura dell’animale e stimolazione cognitiva appare consistente nel tempo.
Regolazione emotiva e stimolazione quotidiana
Uno degli elementi chiave è la regolazione emotiva. Gli animali domestici offrono una presenza costante, non giudicante, capace di favorire un senso di sicurezza e stabilità.
Accarezzare un animale, parlargli o semplicemente condividere momenti quotidiani attiva processi psicologici che contribuiscono a:
- ridurre lo stress
- contrastare la solitudine
- favorire un senso di connessione
Inoltre, prendersi cura di un animale introduce routine e responsabilità, elementi fondamentali per mantenere attiva la mente.
Un impatto che va oltre la sfera emotiva
Il legame tra animali domestici e salute non si limita al piano psicologico. La presenza di un animale può influenzare anche comportamenti quotidiani che incidono indirettamente sulla salute cognitiva.
Ad esempio:
- chi ha un cane tende a muoversi di più
- le interazioni sociali aumentano (passeggiate, incontri)
- si mantiene una maggiore strutturazione della giornata
Questi fattori contribuiscono a creare un ambiente favorevole al mantenimento delle funzioni cognitive nel tempo.
Non tutti gli animali sono uguali
Un aspetto interessante dello studio riguarda le differenze tra tipologie di animali. Le interazioni e i benefici possono variare a seconda del tipo di relazione che si instaura.
Ad esempio, un cane può stimolare maggiormente l’attività fisica e sociale, mentre altri animali possono favorire una relazione più intima e rassicurante.
Questo suggerisce che non esiste una soluzione unica, ma che il beneficio dipende anche dalla compatibilità tra persona e animale.
Verso una nuova visione dell’invecchiamento
I risultati dello studio si inseriscono in una prospettiva più ampia: quella di un invecchiamento attivo e multidimensionale, in cui il benessere mentale è strettamente connesso alla qualità delle relazioni e degli stimoli quotidiani.
In questo contesto, gli animali domestici emergono come alleati silenziosi, capaci di sostenere non solo l’umore, ma anche le capacità cognitive.
Una presenza che cura, giorno dopo giorno
La ricerca non suggerisce che un animale domestico sia una soluzione universale o sostitutiva di interventi clinici. Tuttavia, evidenzia come la relazione con un animale possa rappresentare un fattore protettivo significativo.
In un’epoca in cui la solitudine e il declino cognitivo rappresentano sfide sempre più diffuse, riscoprire il valore di queste relazioni può offrire nuove prospettive di intervento.
A volte, ciò che sembra semplice compagnia è in realtà una forma sottile e potente di cura quotidiana.
