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Delfini rosa in Thailandia: perché non sono così rari

Federica VitalePubblicato il Aggiornato il 6 min di lettura
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I delfini rosa che hanno conquistato i social

Le immagini di alcuni delfini rosa avvistati nelle acque di Khanom, località costiera della Thailandia meridionale, hanno rapidamente attirato l’attenzione sui social. Le fotografie, effettivamente spettacolari, mostrano animali dal colore insolito che emergono dall’acqua a poca distanza dalla costa, alimentando l’impressione di trovarsi davanti a un evento rarissimo.

Ma c’è un dettaglio che merita di essere chiarito: vedere un delfino rosa a Khanom non è un evento eccezionale.

È certamente un incontro affascinante con un animale poco conosciuto dal grande pubblico, ma la località thailandese è nota proprio per la presenza di questi cetacei. Gli avvistamenti fanno parte delle attività di ecoturismo sviluppatesi nella zona e rappresentano una delle attrazioni naturalistiche più caratteristiche del territorio.

La vera notizia, quindi, non è tanto che esistano delfini rosa. È capire che cosa siano davvero, perché abbiano quella colorazione e soprattutto perché la loro presenza sia oggi motivo di attenzione per la conservazione.

Non sono delfini di una specie diversa

Il loro aspetto può trarre in inganno. Il nome comune “delfino rosa” sembra suggerire una specie distinta, quasi una particolare variante esotica del delfino che conosciamo.

In realtà si tratta della Sousa chinensis, conosciuta come Indo-Pacific humpback dolphin, o delfino tursiope indo-pacifico. È un cetaceo che vive prevalentemente nelle acque costiere dell’area indo-pacifica, comprese quelle della Thailandia.

La caratteristica che lo rende immediatamente riconoscibile è proprio il colore della pelle.

Ma anche qui c’è una sorpresa: non nascono rosa.

I giovani esemplari tendono ad avere una colorazione più scura, spesso grigio-nerastra. Con il passare degli anni la pelle diventa progressivamente più chiara e, negli individui adulti, può assumere quella particolare tonalità rosata che ha trasformato questi animali in protagonisti di fotografie e video virali.

 

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Perché questi delfini diventano rosa?

La spiegazione è biologica e molto meno “magica” di quanto potrebbe sembrare.

La colorazione rosa non dipende dalla presenza di un particolare pigmento rosa nella pelle. Il colore è legato soprattutto alla particolare struttura e alla vascolarizzazione superficiale della cute, che diventa visibile attraverso una pelle relativamente chiara.

In determinate condizioni, quindi, il sangue che circola vicino alla superficie contribuisce a conferire all’animale quella caratteristica tonalità.

È un fenomeno che può ricordare, per certi aspetti, ciò che accade quando osserviamo la pelle molto chiara di una persona e intravediamo i vasi sanguigni sottostanti.

Non tutti gli esemplari, inoltre, presentano lo stesso colore e la tonalità può cambiare con età, condizioni fisiologiche e ambiente.

Il “delfino rosa”, dunque, non è un animale nato con un improbabile mantello color confetto. È un cetaceo la cui particolare anatomia produce una colorazione sorprendente.

Khanom è uno dei luoghi dove è possibile osservarli

La vicenda ha attirato particolare attenzione perché gli avvistamenti sono avvenuti a Khanom, nella provincia di Nakhon Si Thammarat, lungo la costa del Golfo di Thailandia.

La zona è conosciuta proprio per la presenza dei delfini indo-pacifici e per la possibilità di osservarli nel loro ambiente naturale.

Questo rende l’incontro certamente emozionante, soprattutto per chi non ha mai visto un cetaceo di questo tipo, ma ridimensiona l’idea che le immagini documentino una specie quasi leggendaria comparsa casualmente davanti agli occhi di una turista.

A Khanom, i delfini rosa sono parte dell’ecosistema locale.

È proprio questa presenza relativamente prevedibile ad aver favorito negli anni lo sviluppo di attività di osservazione e turismo naturalistico.

Il punto interessante, quindi, non è soltanto chiedersi quanto sia raro l’avvistamento, ma anche come viene gestito il rapporto tra turismo e fauna selvatica.

Una specie vulnerabile

Ridimensionare l’eccezionalità dell’avvistamento non significa, però, che questi animali non siano importanti dal punto di vista della conservazione.

Al contrario.

La Sousa chinensis è classificata come Vulnerable nella Lista Rossa dell’IUCN, il che indica una specie esposta a un rischio significativo di declino in natura.

Il problema deriva soprattutto dal particolare ambiente nel quale vive.

Questi delfini sono infatti strettamente legati alle acque costiere, proprio quelle maggiormente sottoposte alla pressione delle attività umane. Pesca, traffico marittimo, acquacoltura, costruzione di infrastrutture lungo la costa e trasformazione degli habitat possono interferire con la loro sopravvivenza.

A questi fattori si aggiungono inquinamento, perdita e degradazione dell’habitat e disturbo legato alle attività turistiche.

La vicinanza alla costa, che rende i delfini più facilmente osservabili, è quindi contemporaneamente una delle caratteristiche che li rende più vulnerabili.

Il paradosso del turismo naturalistico

Ed è qui che la storia dei delfini rosa diventa particolarmente interessante.

Da una parte, il turismo naturalistico può contribuire a far conoscere una specie e creare un interesse economico per la sua conservazione. Se la presenza dei delfini genera reddito per le comunità locali, la loro tutela può diventare anche un interesse concreto.

Dall’altra, però, un numero eccessivo di imbarcazioni, rumore, avvicinamenti troppo ravvicinati o comportamenti poco rispettosi possono trasformare l’osservazione in una fonte di disturbo.

È un equilibrio delicato: ammirare un animale selvatico non dovrebbe significare costringerlo a modificare il proprio comportamento per soddisfare la curiosità dei visitatori.

Per questo l’osservazione responsabile dei cetacei dovrebbe prevedere distanze adeguate, velocità controllate, rispetto delle aree frequentate dagli animali e particolare attenzione a non inseguire gli esemplari per ottenere una fotografia.

Quanto sono davvero numerosi?

Anche sul numero complessivo degli esemplari bisogna procedere con cautela.

Le stime sulla popolazione globale della Sousa chinensis sono caratterizzate da una significativa incertezza, perché gli animali sono distribuiti lungo vaste aree costiere e non tutte le popolazioni sono monitorate nello stesso modo.

Questo rende difficile stabilire con precisione quanti individui vivano oggi negli oceani.

Il dato importante, più che un numero assoluto, è la frammentazione delle popolazioni e la pressione crescente esercitata sugli ambienti costieri.

In alcune aree, popolazioni locali hanno subito diminuzioni significative proprio perché la trasformazione delle coste e l’intensificazione delle attività umane hanno ridotto la qualità dell’habitat disponibile.

Il vero rischio è che smettano di essere una presenza normale

C’è un ultimo paradosso nella storia delle immagini diventate virali.

Il fatto che a Khanom sia relativamente facile osservare delfini rosa potrebbe far pensare che la specie sia al sicuro. Ma non è necessariamente così.

Una popolazione può essere ancora osservabile e, contemporaneamente, trovarsi sotto pressione.

Anzi, proprio perché questi animali vivono vicino alla costa, la loro presenza può rappresentare un indicatore interessante della salute dell’ecosistema marino locale.

La domanda da porsi non è quindi soltanto: quanti delfini rosa possiamo vedere?

È anche: per quanto tempo potranno continuare a vivere in queste acque se il loro habitat continuerà a essere trasformato?

Non è un miracolo, ed è proprio questo il bello

Le fotografie della turista italiana non raccontano dunque un incontro impossibile con una creatura quasi mitologica.

Raccontano qualcosa di diverso e, forse, ancora più interessante: la possibilità di osservare un animale selvatico straordinario in un luogo dove la sua presenza è conosciuta, ma che rimane comunque degno di attenzione e protezione.

Il delfino rosa non è un animale fantastico e il suo colore ha una spiegazione scientifica. Non è nemmeno una specie che esiste soltanto in pochissimi esemplari nascosti chissà dove.

Ma è una specie vulnerabile, legata a un ambiente costiero sempre più sottoposto alla pressione umana.

Per questo la notizia forse non dovrebbe essere “guardate, un delfino rosa: che evento incredibile!”.

Dovrebbe essere piuttosto: “guardate cosa possiamo ancora incontrare quando un ecosistema costiero conserva le condizioni necessarie per ospitare la sua fauna”.

E forse è proprio questo il punto: l’avvistamento di Khanom non è straordinario.

Almeno per ora.

Image via: The Telegraph