Salta al contenuto
News

Perché il ghiaccio è scivoloso: nuove scoperte ribaltano 200 anni di fisica

Federica VitalePubblicato il 3 min di lettura
Condividi
ghiaccio scivoloso fisica
Foto Sarah Mutter Unsplash

Per quasi due secoli, fisici e studenti hanno ripetuto la stessa spiegazione: il ghiaccio è scivoloso perché pressione e attrito ne sciolgono la superficie, formando un sottilissimo strato d’acqua che agisce da lubrificante. Questa teoria, attribuita a James Thompson nel XIX secolo, è stata per anni la risposta standard nei manuali di fisica. Ma un nuovo studio dell’Università del Saarland, pubblicato su Physical Review Letters, rimette tutto in discussione, suggerendo che il fenomeno sia molto più complesso e radicato nella struttura molecolare del ghiaccio stesso.

Il ruolo dei dipoli molecolari

Il team guidato dal fisico Martin Müser ha utilizzato simulazioni al computer per osservare cosa accade quando un materiale – come una scarpa, una lama di pattino o uno sci – entra in contatto con il ghiaccio. Le molecole d’acqua che compongono il ghiaccio hanno dipoli: piccole regioni di carica positiva e negativa. Quando un altro materiale con i propri dipoli tocca la superficie ghiacciata, le interazioni tra queste cariche interrompono l’ordinata struttura cristallina del ghiaccio.

Il risultato è uno strato superficiale disordinato che si comporta come un liquido, anche a temperature ben sotto lo zero. Non è dunque necessario che la pressione o il calore da attrito sciolgano fisicamente il ghiaccio: il fenomeno è un effetto diretto dell’interazione elettrica tra le molecole.

Scivolare anche sotto i -40 °C

Uno degli aspetti più sorprendenti di questa scoperta è che le interazioni dipolari persistono anche a temperature estremamente basse, persino sotto i -40 °C. Tuttavia, a queste condizioni, lo strato superficiale diventa molto più viscoso, rendendo quasi impossibile scivolare. Questo spiega perché in condizioni di freddo estremo il ghiaccio può sembrare meno scivoloso, pur mantenendo un sottilissimo strato quasi liquido.

Rivoluzione nelle scienze dei materiali

La scoperta non è solo una curiosità per pattinatori e sciatori: ridefinisce il modo in cui i fisici comprendono l’attrito e la lubrificazione. Sapere che la scivolosità del ghiaccio è determinata da interazioni molecolari apre nuove prospettive nello studio delle superfici e dei materiali. Potrebbe portare a sviluppi nel design di attrezzature sportive, pneumatici invernali o persino nei sistemi di trasporto in ambienti ghiacciati.

Un esempio di scienza in evoluzione

Il caso del ghiaccio scivoloso dimostra come anche le teorie considerate consolidate possano essere messe in discussione da nuove ricerche. La fisica non è un sistema statico, ma un processo in continua revisione, guidato da osservazioni più accurate e tecnologie sempre più avanzate. Per chi scivola e cade su un marciapiede ghiacciato, il motivo preciso può sembrare irrilevante. Ma per i fisici, distinguere tra pressione, attrito e interazioni dipolari significa riscrivere una parte importante della comprensione dei fenomeni superficiali.

La scivolosità del ghiaccio, a lungo attribuita al semplice scioglimento da pressione o calore, è in realtà un fenomeno complesso che coinvolge la fisica molecolare. Questo nuovo studio non solo corregge un’interpretazione storica, ma apre la strada a ulteriori esplorazioni sul comportamento dei materiali. È un promemoria che anche le verità più consolidate meritano di essere rimesse in discussione, soprattutto quando la scienza ha a disposizione strumenti capaci di guardare più a fondo nella realtà.

Foto di Sarah Mutter su Unsplash