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Invecchiamento cerebrale, piccoli vasi del collo potrebbero influenzare la salute del cervello

Federica VitalePubblicato il 4 min di lettura
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Immagine di magnific

Per capire perché il cervello invecchia, gli scienziati stanno guardando sempre più spesso fuori dal cranio. Una nuova frontiera riguarda minuscoli canali che attraversano il collo e appartengono al sistema linfatico. Questi vasi rappresentano una delle vie attraverso cui liquidi, molecole e componenti provenienti dal sistema nervoso possono raggiungere i linfonodi cervicali. Se il drenaggio diventa meno efficiente con l’avanzare dell’età, sostanze che normalmente dovrebbero essere eliminate potrebbero permanere più a lungo nell’ambiente cerebrale. L’ipotesi è affascinante: una parte dell’invecchiamento neurologico potrebbe dipendere non soltanto da ciò che accade ai neuroni, ma anche dall’efficienza del sistema che contribuisce a “ripulire” il cervello.

Per molto tempo mancava un pezzo del puzzle

Per decenni si è pensato che il cervello fosse sostanzialmente privo di un sistema linfatico convenzionale. La situazione è cambiata con la caratterizzazione dei vasi linfatici presenti nelle meningi, le membrane che circondano cervello e midollo spinale. Parallelamente, gli studi sul sistema glinfatico hanno mostrato come il liquido cerebrospinale e quello interstiziale partecipino alla rimozione di metaboliti dal tessuto cerebrale. Le diverse vie non sono necessariamente alternative: possono funzionare come parti collegate di una rete che trasferisce fluidi e molecole dall’interno del cranio verso strutture linfatiche periferiche, comprese quelle presenti nel collo.

I linfonodi cervicali sono una sorta di stazione di arrivo

Un ruolo importante è attribuito ai linfonodi cervicali profondi, situati nel collo. Esperimenti condotti soprattutto su modelli animali hanno mostrato che una parte del liquido cerebrospinale e delle molecole provenienti dal sistema nervoso può raggiungere queste strutture attraverso vasi linfatici. Il percorso permette anche alle cellule immunitarie di ricevere informazioni su ciò che sta accadendo nel cervello. Il collo diventa così un punto di collegamento tra sistema nervoso e sistema immunitario. Se le vie di drenaggio vengono compromesse sperimentalmente, la capacità di eliminare determinate sostanze dal cervello può diminuire, con possibili conseguenze sull’infiammazione e sull’omeostasi dei tessuti.

Con l’età il sistema potrebbe diventare meno efficiente

Come accade ai vasi sanguigni, anche quelli linfatici cambiano durante l’invecchiamento. Studi preclinici hanno osservato alterazioni strutturali e funzionali dei vasi linfatici meningei negli animali anziani, accompagnate da una riduzione del drenaggio. È un dato importante perché il cervello che invecchia deve continuare a eliminare proteine danneggiate, prodotti del metabolismo e altre molecole potenzialmente problematiche. Se la capacità di trasporto verso i linfonodi cervicali diminuisce, il delicato equilibrio tra produzione ed eliminazione potrebbe modificarsi. Non significa che un cattivo drenaggio sia “la causa” dell’invecchiamento cerebrale, ma potrebbe rappresentare uno dei numerosi meccanismi che contribuiscono al processo.

Il collegamento con Alzheimer e proteine tossiche

L’interesse è particolarmente forte per malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Due proteine protagoniste della patologia, beta-amiloide e tau, possono accumularsi nel cervello molti anni prima della comparsa dei sintomi. Diversi sistemi partecipano alla loro eliminazione, compresi trasporto attraverso la barriera ematoencefalica, degradazione cellulare e drenaggio dei fluidi cerebrali. Nei modelli animali, compromettere il drenaggio linfatico meningeo può peggiorare l’accumulo di alcune proteine patologiche e alterare le risposte immunitarie. Si tratta però soprattutto di risultati sperimentali: nell’uomo non è ancora dimostrato che intervenire sui vasi cervicali possa prevenire o curare una demenza.

Il sonno potrebbe aiutare il sistema di pulizia

Anche il sonno entra in questa storia. Gli studi sul sistema glinfatico suggeriscono che alcune dinamiche di scambio dei fluidi cerebrali cambino durante il ciclo sonno-veglia e possano favorire la rimozione di metaboliti. Con l’invecchiamento, però, il sonno diventa frequentemente più frammentato e meno profondo. Questo ha alimentato l’ipotesi di un possibile circolo vizioso: alterazioni del sonno, cambiamenti nel drenaggio e accumulo di sostanze potrebbero influenzarsi reciprocamente. Nell’essere umano i meccanismi sono ancora oggetto di ricerca e sarebbe prematuro trasformare questi risultati in semplici formule del tipo “dormire di più ripulisce il cervello”.

La prospettiva di riaprire le vie di drenaggio

La domanda più interessante è naturalmente se questi piccoli canali possano diventare un bersaglio terapeutico. Negli animali, alcuni esperimenti hanno cercato di migliorare la funzione dei vasi linfatici meningei intervenendo su segnali molecolari che regolano crescita e mantenimento del sistema linfatico. Altri gruppi stanno studiando se sia possibile modificare il drenaggio cervicale attraverso approcci farmacologici o fisici. Sono prospettive ancora lontane dall’applicazione clinica. Manipolare il sistema linfatico che comunica con il cervello potrebbe avere effetti anche sull’immunità e sull’infiammazione, quindi qualsiasi eventuale trattamento dovrà essere valutato con particolare attenzione.

Una nuova geografia dell’invecchiamento cerebrale

La scoperta di queste connessioni sta modificando soprattutto il modo in cui immaginiamo il cervello: non un organo isolato all’interno del cranio, ma una struttura continuamente collegata a circolazione, sistema immunitario e rete linfatica. I piccoli vasi del collo potrebbero rappresentare uno dei punti cruciali di questa comunicazione e contribuire a spiegare perché l’eliminazione delle sostanze di scarto diventi meno efficiente con l’età. Servono studi sull’uomo per stabilire quanto questo meccanismo pesi realmente sull’invecchiamento e sulle malattie neurodegenerative. Ma la nuova prospettiva è già significativa: per comprendere come invecchia il cervello, potrebbe essere necessario seguire ciò che ne esce e scoprire dove va a finire.