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Cervello: il sistema di pulizia dell’organo e le psicosi

Giacomo AmpolliniPubblicato il 2 min di lettura
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Foto Gaspar Uhas Unsplash

Il cervello è una macchina complessa che utilizza molte risorse all’interno dell’organismo e di conseguenza, un aspetto che non si vede a occhio nudo, produce una grande quantità di rifiuti che vengono poi espulsi o assorbiti. Secondo una nuova ricerca, problemi nei processi adibiti proprio alla rimozione degli scarti può portare a un maggior rischio di psicosi. Gli effetti si possono percepire già nella prima infanzia e non in tarda età.

Lo studio si è basato su un piccolo gruppo di individui, appena 85, tutti con una diagnosi rara, la sindrome da delezione 22.q11.2. Questa patologia è collegata a un rischio maggiore di sviluppare disturbi psicotici tra cui la schizofrenia. Colpisce proprio il sistema adibito alla pulizia del cervello, il sistema glinfatico. Da qui, il collegamento tra i due aspetti presa in considerazione.

 

La necessità che ha il cervello di pulirsi

Gli individui sono stati seguiti a partire dai 5 fino ai 35 anni cercando di monitorare l’effetto della loro patologia. Chi ha iniziato a mostrare tracce di psicosi, aveva un sistema glinfatico nel cervello meno sviluppato rimanendo sottodimensionato rispetto all’organo. La conseguenza è un accumulo significativo di rifiuti tossici portando a infiammazioni generali.

Le parole dei ricercatori: “Questa traiettoria atipica suggerisce che una vulnerabilità derivante da un’interazione tra fattori biologici e ambientali è presente ben prima della comparsa dei sintomi. Un’eccitazione eccessiva può diventare tossica per i neuroni e contribuire ad alterazioni in alcune regioni del cervello particolarmente vulnerabili e coinvolte nella psicosi, come l’ippocampo. L’identificazione di tali fattori predittivi modificabili potrebbe aprire la strada a strategie per ritardare o addirittura prevenire un primo episodio psicotico.”