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Creme solari, arriva il bemotrizinol: il nuovo filtro che protegge meglio dai raggi UVA1

Federica VitalePubblicato il 4 min di lettura
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Immagine di magnific

Le creme solari stanno per guadagnare, almeno negli Stati Uniti, un ingrediente che dermatologi e ricercatori aspettavano da tempo. Si chiama bemotrizinol, abbreviato BEMT, ed è un filtro organico ad ampio spettro capace di assorbire sia radiazioni UVB sia UVA, comprese le lunghezze d’onda più estese degli UVA1. Nel giugno 2026 la Food and Drug Administration statunitense ne ha autorizzato l’impiego nei prodotti solari da banco, il primo nuovo principio attivo aggiunto alla lista americana dalla fine degli anni Novanta. La sostanza, tuttavia, non è nuova: viene utilizzata da anni nelle creme solari commercializzate in Europa e in numerosi altri Paesi.

Gli UVA1 sono particolarmente difficili da fermare

La radiazione ultravioletta che raggiunge la superficie terrestre comprende UVB e UVA. Gli UVB sono fortemente associati alle scottature e contribuiscono allo sviluppo dei tumori cutanei. Gli UVA penetrano invece più profondamente nella pelle e vengono suddivisi in UVA2 e UVA1. Questi ultimi occupano approssimativamente la regione tra 340 e 400 nanometri e rappresentano una sfida particolare per la fotoprotezione. Non tutti i filtri assorbono infatti con la stessa efficacia lungo l’intero spettro. Gli UVA1 sono coinvolti nello stress ossidativo, nel fotoinvecchiamento e nei danni cellulari prodotti dall’esposizione solare prolungata.

Come funziona il bemotrizinol

Il bemotrizinol funziona essenzialmente come un assorbitore di energia luminosa. La molecola intercetta la radiazione ultravioletta e ne dissipa l’energia principalmente sotto forma di calore, impedendo che una quota maggiore raggiunga le strutture biologiche della pelle. La caratteristica interessante è la sua capacità di assorbire in regioni differenti dello spettro UV, offrendo in una singola molecola una protezione molto ampia. La FDA ne consente l’impiego fino a una concentrazione del 6% nelle formulazioni solari. La molecola è inoltre relativamente grande e mostra un basso assorbimento attraverso la pelle, altra caratteristica considerata favorevole.

Il vero vantaggio è la fotostabilità

Una crema solare deve affrontare un paradosso: i suoi ingredienti devono rimanere efficaci proprio mentre vengono continuamente bombardati dalla radiazione che dovrebbero neutralizzare. Alcuni filtri organici possono degradarsi progressivamente sotto la luce, riducendo la loro capacità protettiva se non vengono adeguatamente stabilizzati nella formulazione. Il bemotrizinol è invece particolarmente fotostabile. Questa proprietà può aiutare a mantenere una protezione uniforme e può anche contribuire alla stabilità di altri filtri presenti nella stessa formulazione. Non significa che una crema contenente BEMT non debba essere riapplicata: acqua, sudore, sfregamento e quantità insufficiente continuano a ridurre la protezione reale.

Perché interessa soprattutto la protezione UVA

Il numero SPF riportato sulle confezioni viene associato soprattutto alla protezione dalle scottature provocate prevalentemente dagli UVB, mentre una buona protezione quotidiana deve coprire anche gli UVA. È proprio qui che il nuovo filtro diventa interessante. Esperti di Stanford Medicine hanno definito il bemotrizinol uno dei più efficaci filtri UV ad ampio spettro disponibili, sottolineandone la capacità di coprire efficacemente anche la regione UVA. Avere un filtro stabile che raggiunge le lunghezze d’onda UVA1 permette ai formulatori di costruire prodotti con una protezione più equilibrata lungo lo spettro ultravioletto.

Non bisogna confonderlo con la protezione dalla luce visibile

C’è però un limite importante. Dopo gli UVA1 comincia la luce visibile, approssimativamente dai 400 nanometri in su. Le ricerche più recenti mostrano che anche questa parte dello spettro può contribuire a fenomeni come melasma e iperpigmentazione post-infiammatoria, soprattutto in alcune persone con fototipi più scuri. I normali filtri UV, compreso il bemotrizinol, non rappresentano necessariamente una soluzione completa contro la luce visibile. Per questo vengono studiate formulazioni colorate contenenti pigmenti come gli ossidi di ferro e nuovi composti capaci di estendere ulteriormente la fotoprotezione.

Negli Stati Uniti è nuovo, in Europa no

L’annuncio della FDA potrebbe dare l’impressione di una sostanza appena inventata, ma il bemotrizinol è utilizzato da decenni fuori dagli Stati Uniti, compresi i mercati europeo, asiatico e australiano. La novità riguarda quindi soprattutto il sistema regolatorio americano. La FDA ha stabilito che il BEMT può essere considerato generalmente riconosciuto come sicuro ed efficace nelle condizioni previste dall’autorizzazione. La sua introduzione potrebbe anche consentire di realizzare formulazioni più gradevoli dal punto di vista cosmetico, aspetto tutt’altro che secondario: una protezione solare efficace serve poco se consistenza, colore o sensazione sulla pelle inducono le persone a non utilizzarla regolarmente.

Un filtro migliore non rende invulnerabili al Sole

Il bemotrizinol rappresenta dunque un importante progresso nella tecnologia delle creme solari, ma non trasforma un prodotto SPF in uno scudo impenetrabile. Nessun filtro blocca il 100% della radiazione e la protezione dipende anche dalla quantità applicata e dalla corretta riapplicazione. Ombra, indumenti, cappello e riduzione dell’esposizione nelle ore di maggiore irraggiamento rimangono strumenti fondamentali. La vera innovazione del BEMT è offrire ai formulatori un filtro fotostabile e ad ampio spettro particolarmente efficace anche contro gli UVA1. Non è una rivoluzione perché permette di dimenticare le regole della protezione solare, ma perché riesce a rafforzare lo scudo proprio in una delle zone dello spettro in cui proteggerci è più difficile.

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