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Tanmaxxing: il trend dell’abbronzatura estrema preoccupa i dermatologi

Federica VitalePubblicato il 4 min di lettura
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Foto Valentin Kremer Unsplash

Ogni estate nasce una nuova tendenza sui social network. Quest’anno, tra video virali e consigli di bellezza, si sta facendo strada il tanmaxxing, una pratica che invita a ottenere un’abbronzatura sempre più intensa attraverso esposizioni prolungate al sole.

Il termine deriva dall’unione delle parole inglesi “tan” (abbronzatura) e “maxxing“, un suffisso utilizzato online per indicare il tentativo di portare qualcosa al massimo livello possibile.

L’obiettivo? Raggiungere una pelle il più possibile dorata, spesso attraverso lunghe ore trascorse al sole e, nei casi più estremi, limitando o evitando completamente l’uso della protezione solare.

Secondo alcuni creator, addirittura, il momento ideale per esporsi sarebbe quello in cui l’indice UV raggiunge i valori più elevati. Ed è proprio questo il punto che ha acceso l’allarme della comunità scientifica.

Perché i dermatologi sono preoccupati

Per i dermatologi il problema non è l’abbronzatura in sé, ma il messaggio che accompagna questo fenomeno.

Esporsi intenzionalmente durante le ore in cui i raggi ultravioletti (UV) sono più intensi significa aumentare l’esposizione ai principali responsabili dei danni cellulari della pelle.

Le radiazioni UV possono infatti provocare alterazioni del DNA delle cellule cutanee. Sebbene il nostro organismo possieda sistemi di riparazione, un’esposizione ripetuta e intensa può favorire l’accumulo di danni nel tempo.

Questo processo è associato a un aumento del rischio di diversi tumori della pelle, compreso il melanoma, la forma più aggressiva di tumore cutaneo.

A questi rischi si aggiungono anche gli effetti sul cosiddetto fotoinvecchiamento, cioè l’invecchiamento precoce della pelle dovuto all’esposizione cronica al sole, che può manifestarsi con rughe, perdita di elasticità e comparsa di macchie.

L’abbronzatura è una difesa, non un segno di salute

Uno degli aspetti più fraintesi riguarda il significato stesso dell’abbronzatura.

Molte persone la interpretano come un simbolo di benessere, vitalità e salute. Dal punto di vista biologico, però, la situazione è diversa.

L’abbronzatura rappresenta una risposta difensiva della pelle.

Quando viene colpita dai raggi UV, la pelle aumenta la produzione di melanina, il pigmento responsabile del colore più scuro dell’incarnato.

La melanina ha la funzione di assorbire parte delle radiazioni ultraviolette e limitare i danni alle cellule. In altre parole, il colorito dorato tanto ricercato non è il segno che la pelle “sta bene”, ma il risultato dell’attivazione di un meccanismo di protezione contro un’aggressione esterna.

Questo non significa che ogni abbronzatura sia pericolosa, ma ricorda che la pelle reagisce a uno stress biologico.

Quando la ricerca della perfezione supera la salute

Il tanmaxxing racconta anche qualcosa di più profondo della semplice esposizione al sole.

Negli ultimi anni i social media hanno contribuito alla diffusione di numerosi trend estetici caratterizzati dal suffisso “-maxxing“, che suggerisce l’idea di ottimizzare al massimo una caratteristica fisica.

Il rischio è che anche l’abbronzatura diventi un obiettivo da inseguire senza limiti, trasformando un comportamento piacevole in una vera e propria sfida estetica.

Quando il valore attribuito a un certo aspetto fisico supera la considerazione dei possibili rischi per la salute, è importante fermarsi a riflettere sul messaggio culturale che viene trasmesso.

Sole e benessere possono convivere

Tutto questo non significa che il sole debba essere evitato.

Trascorrere del tempo all’aria aperta offre numerosi benefici: favorisce il movimento, migliora l’umore, contribuisce alla sintesi della vitamina D (pur sapendo che quantità e modalità dipendono da molti fattori individuali) e permette di vivere momenti di relax e socialità.

Il punto non è rinunciare al sole, ma esporsi in modo consapevole.

Le principali raccomandazioni degli esperti restano quelle di evitare le ore centrali della giornata, utilizzare una protezione solare adeguata al proprio fototipo, riapplicarla regolarmente, indossare cappello e occhiali da sole e cercare l’ombra quando l’indice UV è particolarmente elevato.

Queste precauzioni non impediscono di trascorrere piacevolmente il tempo all’aperto, ma aiutano a ridurre il rischio di danni accumulati nel corso degli anni.

La bellezza non dovrebbe costare la salute

Per decenni l’abbronzatura è stata associata all’idea di vacanza, successo, energia e fascino. Ancora oggi, molte persone percepiscono la pelle dorata come sinonimo di un aspetto più sano.

La ricerca scientifica, però, invita a distinguere tra percezione estetica e realtà biologica.

Prendersi cura della propria pelle non significa rinunciare all’estate o vivere il sole con paura. Significa riconoscere che il benessere nasce dall’equilibrio, non dagli eccessi.

Il tanmaxxing è l’ennesimo esempio di come i social possano trasformare un’abitudine quotidiana in una gara a “fare di più”. Ma quando si parla di salute, il principio del “massimo” raramente coincide con quello del “meglio”.

Perché la vera sfida non è ottenere l’abbronzatura più intensa possibile, ma poter continuare a godersi il sole anche negli anni a venire, proteggendo l’organo più esteso del nostro corpo: la pelle.

Foto di Valentin Kremer su Unsplash