tatuaggio
Foto di Mee Nee da Pixabay

Un nuovo studio epidemiologico condotto in Svezia ha acceso i riflettori su una domanda rimasta a lungo senza risposta: i tatuaggi possono influenzare il rischio di sviluppare il melanoma, il tumore della pelle più aggressivo? Secondo i risultati, pubblicati su una rivista scientifica internazionale, le persone tatuate avrebbero un rischio maggiore del 29% rispetto a chi non ha tatuaggi.

Il melanoma, pur essendo relativamente raro, è responsabile della maggior parte dei decessi legati ai tumori della pelle. Il fulcro dell’indagine non è stato il comportamento al sole – pur incluso tra i dati analizzati – ma il possibile ruolo dei pigmenti e delle reazioni immunitarie croniche associate ai tatuaggi.

Sebbene la notizia abbia destato attenzione, i ricercatori sottolineano che un singolo studio non permette di stabilire una relazione causale, ma solo una potenziale correlazione.

Come è stato condotto lo studio: un caso-controllo su larga scala

Il punto di forza della ricerca è l’utilizzo dei registri sanitari svedesi, tra i più accurati al mondo. Gli studiosi hanno identificato:

  • 2880 casi di melanoma diagnosticati nel 2017
  • 2821 casi di carcinoma squamocellulare tra il 2014 e il 2017
  • Per ogni paziente, tre persone non affette da tumore della pelle con la stessa età e sesso

A tutti è stato inviato un questionario dettagliato sui tatuaggi: dimensioni, posizione, età del primo tatuaggio, tipo (decorativo, estetico o medico) e momento in cui è stato realizzato rispetto alla diagnosi. Il team ha inoltre raccolto informazioni fondamentali come esposizione ai raggi UV, uso di lettini abbronzanti, abitudini di vita, tipo di pelle, livello di istruzione e reddito.

Questa metodologia ha permesso di controllare molti fattori confondenti, aumentando la solidità dell’analisi.

Il risultato principale: rischio più alto solo per il melanoma

I dati raccolti delineano un quadro complesso:

  • +29% di rischio di melanoma nelle persone tatuate
  • Nessuna associazione tra tatuaggi e carcinoma squamocellulare
  • Nessuna evidenza chiara che tatuaggi più grandi aumentino il rischio
  • Rischio maggiore nelle persone tatuate da più di dieci anni, sebbene il campione fosse più piccolo e quindi meno robusto dal punto di vista statistico

Il fatto che i tatuaggi non incidano sul carcinoma squamocellulare solleva un punto intrigante: se fosse solo una questione di esposizione ai raggi UV, ci si aspetterebbe un aumento in entrambi i tumori. Questo suggerisce che potrebbero esserci meccanismi biologici diversi in gioco.

Possibili spiegazioni biologiche: tra pigmenti e infiammazione

Il sistema immunitario riconosce l’inchiostro del tatuaggio come una sostanza estranea. Parte delle particelle viene inglobata dai macrofagi e trasportata ai linfonodi, dove può restare per anni.

Tra le ipotesi al vaglio degli scienziati:

  • Infiammazione cronica indotta dalla presenza dei pigmenti nei tessuti
  • Scomposizione fotochimica dei pigmenti, che sotto esposizione solare possono generare composti potenzialmente tossici
  • Composizione molto variabile degli inchiostri, che include spesso coloranti industriali non nati per uso medico

Tuttavia, nessuna di queste ipotesi è stata dimostrata in modo definitivo.

I limiti dello studio: risultati importanti, ma non conclusivi

Nonostante l’ampiezza del campione, gli stessi ricercatori invitano alla prudenza. Questo perché:

  • gli studi caso-controllo non determinano la causalità, ma solo associazioni
  • la dimensione dei tatuaggi è stata autoriportata e potrebbe essere stata sovrastimata
  • le differenze comportamentali (come l’uso di creme solari o l’evitare l’esposizione al sole per proteggere il tatuaggio) possono influire sui risultati

Esiste inoltre uno studio statunitense che suggeriva un effetto opposto: tatuaggi più grandi associati a rischio minore di melanoma. Studio però non controllato per variabili fondamentali, come fototipo o abitudini al sole.

Cosa significa per chi ha tatuaggi: precauzione, non allarme

È importante sottolineare che i risultati non indicano che i tatuaggi “causino” il cancro della pelle, né suggeriscono panico o allarmismo. Il messaggio principale è uno soltanto: serve più ricerca.

Nel frattempo, gli esperti suggeriscono di attenersi alle stesse regole di prevenzione raccomandate a tutti:

  • usare la crema solare regolarmente
  • evitare l’esposizione eccessiva ai raggi UV
  • controllare periodicamente la propria pelle
  • monitorare eventuali cambiamenti nei tatuaggi esistenti

Con un terzo degli adulti svedesi tatuati – e percentuali simili in molti Paesi occidentali – comprendere gli effetti a lungo termine dei pigmenti non è solo una questione personale, ma un tema di salute pubblica globale.