Nel 2023, quasi la totalità degli oceani del pianeta — il 96% — ha vissuto almeno un periodo di ondata di calore marina estrema. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato da un team internazionale di scienziati, che lancia un allarme sulle gravi conseguenze del riscaldamento globale sugli ecosistemi marini. Si tratta di un record assoluto nella storia delle rilevazioni oceaniche e di un chiaro indicatore del rapido cambiamento climatico in corso.
Le ondate di calore marine si verificano quando la temperatura dell’acqua di mare supera di almeno 1°C la media stagionale per un periodo prolungato. Questi eventi possono sembrare poco visibili, ma i loro effetti sono devastanti: la morte di coralli, l’alterazione delle catene alimentari marine e la migrazione forzata di numerose specie. Inoltre, influiscono anche sulla pesca e sull’economia di molte comunità costiere.
Oceani in allarme: ondate di calore record nel 96% delle acque del pianeta
Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, l’oceano Atlantico settentrionale e il Pacifico nordorientale sono stati tra le aree più colpite, con temperature superficiali che hanno superato livelli storici per settimane consecutive. In alcune zone, come il Mar dei Caraibi e il Mediterraneo, le acque hanno raggiunto valori paragonabili a quelli di una vasca termale.
Gli scienziati attribuiscono questa condizione a una combinazione di fattori: il cambiamento climatico causato dall’uomo, l’accumulo di gas serra nell’atmosfera, e l’effetto del fenomeno naturale El Niño, che nel 2023 ha contribuito ad amplificare il riscaldamento globale. Ma se El Niño è ciclico e temporaneo, l’aumento generale delle temperature marine è una tendenza di lungo termine, con implicazioni allarmanti.
L’oceano svolge un ruolo fondamentale nella regolazione del clima terrestre, assorbendo oltre il 90% del calore in eccesso prodotto dalle attività umane. Tuttavia, questa funzione di “cuscinetto” sta raggiungendo il limite. Più calore significa meno ossigeno disciolto, acidificazione delle acque e maggiore vulnerabilità delle specie marine. Alcune barriere coralline, come quelle in Australia o nei Caraibi, hanno già subito danni irreversibili.
Il tempo per agire si sta rapidamente esaurendo
Gli effetti si estendono anche sulla terraferma. Le correnti oceaniche influenzano i pattern meteorologici globali, inclusi eventi estremi come siccità, uragani e ondate di calore atmosferiche. Un oceano surriscaldato rende questi fenomeni più intensi e imprevedibili, con impatti diretti sulla sicurezza alimentare, la salute e la stabilità delle popolazioni.
I ricercatori chiedono un’azione urgente per ridurre le emissioni di gas serra e proteggere gli ecosistemi marini. Misure come l’espansione delle aree marine protette, la regolamentazione della pesca e la transizione verso fonti energetiche rinnovabili possono contribuire a mitigare il problema. Ma, avvertono, il tempo per agire si sta rapidamente esaurendo.
Il 2023 potrebbe essere ricordato come un anno spartiacque per la salute degli oceani, ma potrebbe anche rappresentare l’ultima occasione per invertire la rotta. Di fronte a un pianeta sempre più caldo, preservare gli oceani non è solo una questione ambientale: è una necessità vitale per il futuro dell’umanità.
Foto di Markus Kammermann da Pixabay
