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Da biondi a castani crescendo: ecco perché i capelli cambiano colore con l’età

Federica VitalePubblicato il 4 min di lettura
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Foto di Toshiharu Watanabe da Pixabay

Le fotografie dell’infanzia possono riservare una sorpresa: persone oggi castane avevano, da piccole, capelli chiaramente biondi. Il fenomeno è particolarmente frequente nelle popolazioni di origine europea e non significa che il colore dei capelli sia stato “perso”. Il colore naturale non è infatti una caratteristica completamente immutabile. Dipende dall’attività dei melanociti presenti nei follicoli piliferi e dalla quantità e dal tipo di pigmenti incorporati nei capelli mentre crescono. Durante infanzia, adolescenza e vita adulta questo sistema può modificarsi, facendo apparire progressivamente la chioma più scura.

Tutto comincia da due tipi di melanina

Il colore dei capelli dipende principalmente da due pigmenti: eumelanina e feomelanina. L’eumelanina, soprattutto nelle sue forme bruno-nere, è associata ai capelli più scuri; la feomelanina contribuisce invece alle tonalità gialle e rossastre. I capelli biondi contengono complessivamente poca melanina, in particolare poca eumelanina. Non serve quindi una trasformazione radicale perché cambino aspetto: se durante la crescita i follicoli cominciano a produrre quantità maggiori di pigmento, capelli inizialmente molto chiari possono diventare biondo scuro, castano chiaro e, in alcuni casi, decisamente castani.

I geni stabiliscono una tavolozza, non sempre un colore immutabile

Dietro questa trasformazione c’è una complessa componente genetica. Numerosi geni partecipano alla pigmentazione dei capelli, regolando produzione, tipo e distribuzione della melanina. Tra i più studiati figura MC1R, particolarmente importante per l’equilibrio tra eumelanina e feomelanina, ma il colore dei capelli è un carattere poligenico: intervengono molti altri geni e varianti genetiche. Per questo due genitori con tonalità simili possono avere figli con capelli differenti e lo stesso individuo può attraversare diverse sfumature nel corso della crescita. La genetica influenza quindi anche il modo in cui la pigmentazione cambia con l’età.

I follicoli dei bambini non lavorano come quelli degli adulti

La chiave per capire perché molti bambini siano più biondi è che la pigmentazione dei capelli matura insieme all’organismo. I follicoli piliferi attraversano cicli di crescita e la loro attività pigmentaria può cambiare nel tempo. Nei primi anni di vita la produzione di melanina può essere relativamente bassa; successivamente può aumentare. Il nuovo capello prodotto dal follicolo contiene allora più pigmento rispetto a quello cresciuto qualche anno prima. Il cambiamento è graduale perché non è il vecchio capello a diventare improvvisamente marrone: sono soprattutto i nuovi capelli a emergere con una tonalità progressivamente più scura.

La pubertà può accelerare il cambiamento

Per molte persone la trasformazione diventa particolarmente evidente durante pubertà e adolescenza. In questa fase l’organismo attraversa importanti cambiamenti ormonali capaci di influenzare numerose caratteristiche dei peli e dei capelli, dalla struttura alla distribuzione e pigmentazione. Gli ormoni possono interagire con l’attività dei follicoli e con programmi biologici geneticamente determinati. È uno dei motivi per cui il biondo chiarissimo dell’infanzia può lasciare spazio, durante l’adolescenza, a tonalità più scure. Non esiste però un’età precisa: il processo varia enormemente da individuo a individuo.

Anche il Sole può ingannarci

C’è poi un altro protagonista: la luce solare. Le radiazioni ultraviolette possono degradare parte della melanina presente nel fusto del capello, schiarendolo. A differenza della pelle, il capello visibile è costituito da cellule morte e non può rispondere ai raggi UV producendo nuova melanina. Ecco perché dopo un’estate trascorsa all’aperto le punte possono apparire sensibilmente più chiare delle radici. I bambini, che spesso trascorrono molto tempo all’aperto, possono mostrare un effetto particolarmente evidente. Il biondo dell’infanzia può quindi essere accentuato dalla combinazione tra bassa pigmentazione naturale ed esposizione solare.

Poi arriva il processo opposto: i capelli diventano grigi

Curiosamente, la stessa persona può assistere a due trasformazioni opposte durante la vita: capelli che prima diventano più scuri e successivamente perdono colore. L’ingrigimento è però un processo biologico diverso. Con l’invecchiamento viene progressivamente compromesso il sistema che mantiene e produce i melanociti responsabili della pigmentazione del capello. Una ricerca pubblicata su Nature ha mostrato nei modelli animali come le cellule staminali dei melanociti possano perdere la capacità di muoversi correttamente tra differenti compartimenti del follicolo, contribuendo alla comparsa dei capelli grigi.

Il nostro vero colore, quindi, qual è?

Probabilmente non esiste un unico “vero” colore valido dalla nascita alla vecchiaia. La tonalità dei capelli è il risultato dinamico dell’interazione tra genetica, maturazione dei follicoli, produzione di melanina, ormoni, età e ambiente. Essere biondi a cinque anni e castani a venticinque può essere quindi una normale espressione dello stesso patrimonio genetico. Il cambiamento non avviene perché i capelli “si abituano” alla luce o perché il pigmento si accumula indefinitamente nel capello già formato: ogni follicolo produce nuovi fusti secondo le condizioni biologiche di quel momento. La chioma, in questo senso, conserva una piccola cronaca visibile della nostra crescita.

Foto di Toshiharu Watanabe da Pixabay