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Abbronzatura con uno spray nasale: cos’è il Melanotan II e perché gli esperti lanciano l’allarme

Annalisa TelliniPubblicato il Aggiornato il 4 min di lettura
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abbronzatura spray nasale
Immagine di user18526052 su Magnific

Niente ore trascorse al sole e neppure creme da distribuire sulla pelle: una delle nuove tendenze beauty promette di ottenere un’abbronzatura attraverso uno spray nasale. I cosiddetti nasal tanning sprays, diventati popolari soprattutto attraverso social media e vendita online, contengono spesso Melanotan II, un peptide sintetico progettato per imitare un ormone naturale coinvolto nella pigmentazione. L’idea può sembrare semplice: inalare la sostanza per stimolare dall’interno la produzione di melanina. Ma dietro questa apparente scorciatoia cosmetica esiste un problema importante: questi prodotti non sono approvati come abbronzanti dalle principali autorità regolatorie.

Come funziona il Melanotan II

Il Melanotan II imita l’azione dell’ormone alfa-melanocita-stimolante, o α-MSH, legandosi ai recettori della melanocortina. Uno degli effetti è stimolare i melanociti, le cellule responsabili della produzione di melanina, il pigmento che determina parte del colore della pelle e aumenta naturalmente dopo l’esposizione solare. Somministrata attraverso la mucosa nasale, la molecola può essere assorbita dall’organismo. Il risultato ricercato dagli utilizzatori è una pigmentazione più intensa e rapida. Ciò non significa, però, che il prodotto equivalga a una protezione solare o che renda sicura l’esposizione alle radiazioni ultraviolette.

Non è il classico autoabbronzante

Gli spray nasali non devono essere confusi con gli autoabbronzanti applicati sulla pelle. Questi ultimi utilizzano generalmente diidrossiacetone (DHA), una sostanza che reagisce superficialmente con lo strato corneo producendo temporaneamente una colorazione più scura. Il Melanotan II, invece, agisce sistemicamente sui meccanismi biologici della pigmentazione. Proprio questa differenza rende il profilo di rischio completamente diverso. Inoltre, alcuni prodotti nasali vengono promossi insieme all’esposizione al sole o alle lampade UV per intensificare il risultato, vanificando l’idea di un’abbronzatura realmente “senza sole” e aggiungendo i rischi già conosciuti delle radiazioni ultraviolette.

Perché le autorità sanitarie sono preoccupate

La Therapeutic Goods Administration australiana ha ribadito nel 2025 che i prodotti contenenti melanotan possono comportare rischi seri e vengono commercializzati illegalmente online in diversi contesti. Tra gli effetti indesiderati segnalati figurano nausea, vomito, mal di testa, perdita dell’appetito e arrossamento del volto. Per il Melanotan II sono stati riportati anche cambiamenti di nei e lentiggini e problemi renali. Un ulteriore elemento di rischio è l’incertezza sulla composizione dei prodotti acquistati attraverso canali non regolamentati: concentrazione, purezza e presenza di eventuali contaminanti potrebbero non corrispondere a quanto dichiarato.

Il nodo più delicato riguarda nei e melanoma

Particolare attenzione viene riservata agli effetti sulle cellule pigmentate. In letteratura sono stati descritti cambiamenti rapidi dei nei dopo l’utilizzo di Melanotan e alcuni casi di melanoma temporalmente associati al suo impiego. Nel 2025, per esempio, un case report ha descritto una donna di 22 anni che aveva utilizzato Melanotan II per via nasale e successivamente sviluppato un melanoma maligno della mucosa orale. Un singolo caso clinico non permette di dimostrare che lo spray abbia causato il tumore, ma rappresenta un segnale che, insieme ad altre segnalazioni, richiede particolare prudenza e ulteriori ricerche.

Abbronzarsi non significa essere protetti dal sole

C’è poi un equivoco particolarmente pericoloso: una pelle diventata più scura grazie alla stimolazione della melanina non sostituisce la protezione solare. L’esposizione agli UVA e UVB continua a danneggiare il DNA delle cellule cutanee, favorendo fotoinvecchiamento e tumori della pelle. Se l’utilizzatore dello spray trascorre più tempo al sole per intensificare l’abbronzatura, potrebbe quindi aumentare anziché diminuire l’esposizione complessiva agli UV. Gli esperti dell’American Academy of Dermatology sconsigliano proprio per questo gli spray nasali abbronzanti e ricordano che i loro principi attivi non sono approvati per questo utilizzo negli Stati Uniti.

Il problema della vendita attraverso internet

Il fenomeno è alimentato dalla facilità con cui prodotti a base di Melanotan II vengono pubblicizzati attraverso social network e piattaforme online. L’Australia, per esempio, nel maggio 2026 ha sanzionato un individuo per la presunta fornitura illegale della sostanza: l’autorità regolatoria ha ricordato che nessun prodotto contenente Melanotan II è approvato nel Paese come agente abbronzante. Il caso evidenzia un problema più generale: una confezione dall’aspetto professionale o la promozione da parte di influencer non garantiscono che un prodotto abbia superato valutazioni ufficiali di qualità, efficacia e sicurezza.

La scorciatoia beauty che può costare cara

La promessa di un’abbronzatura rapida senza trascorrere ore al sole rende gli spray nasali facilmente appetibili, soprattutto durante l’estate. Ma “senza sole” non significa automaticamente “senza rischio”. Nel caso dei prodotti contenenti Melanotan II, mancano solide garanzie sulla sicurezza a lungo termine e le autorità sanitarie ne sconsigliano l’impiego cosmetico. Per chi desidera semplicemente un effetto abbronzato, gli autoabbronzanti topici rappresentano una strategia molto diversa perché colorano superficialmente la pelle senza stimolare sistemicamente i melanociti; neppure questi, però, sostituiscono la protezione solare. La nuova moda che passa dal naso, insomma, è una scorciatoia beauty per la quale i possibili rischi superano di gran lunga le promesse social.