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Patatine fritte al microonde: il nuovo metodo che riduce l’olio senza rinunciare alla croccantezza

Federica VitalePubblicato il 4 min di lettura
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Foto di Matthias Böckel da Pixabay

Le patatine fritte sono tra gli alimenti più amati al mondo, ma anche tra quelli più spesso associati a un elevato contenuto di grassi. Ottenere quella superficie dorata e croccante che le rende irresistibili significa infatti immergerle nell’olio bollente, un processo durante il quale il cibo può assorbirne quantità considerevoli.

Ora un gruppo di ricercatori ha sviluppato un sistema che potrebbe cambiare il modo in cui vengono preparate. La soluzione? Combinare il riscaldamento a microonde con la frittura tradizionale, ottenendo patatine più leggere, tempi di cottura ridotti e una consistenza molto simile a quella delle versioni classiche.

Lo studio, condotto da ricercatori dell’University of Illinois Urbana-Champaign, suggerisce che questa tecnologia potrebbe rappresentare una nuova opportunità per l’industria alimentare, migliorando il profilo nutrizionale dei cibi fritti senza sacrificare gusto e croccantezza.

Perché le patatine assorbono tanto olio

Quando una patatina viene immersa nell’olio caldo, accade molto più di una semplice cottura.

All’inizio del processo, l’interno della patata contiene ancora molta acqua. Con l’aumento della temperatura, questa acqua si trasforma rapidamente in vapore, creando una pressione interna che tende a spingere verso l’esterno.

Successivamente, però, la situazione cambia. Man mano che il vapore fuoriesce, all’interno della patata si formano piccoli spazi vuoti. La pressione diminuisce e si crea una sorta di effetto “risucchio” che favorisce l’ingresso dell’olio.

Secondo gli autori della ricerca, è proprio questa fase a determinare gran parte dell’assorbimento dei grassi durante la frittura.

Il ruolo delle microonde

L’idea dei ricercatori è stata quella di modificare questo equilibrio sfruttando il funzionamento delle microonde.

A differenza della cottura tradizionale, che trasferisce il calore dalla superficie verso il centro dell’alimento, le microonde fanno oscillare le molecole d’acqua presenti all’interno della patata, riscaldandola in modo più uniforme.

Questo processo genera rapidamente una maggiore quantità di vapore e mantiene più a lungo una pressione positiva all’interno del cibo.

Il risultato è che diventa più difficile per l’olio penetrare nei pori della patata durante la cottura.

In pratica, le microonde non eliminano l’olio, ma riducono il tempo durante il quale può essere assorbito.

Meno olio, ma senza perdere la croccantezza

I ricercatori hanno confrontato diversi metodi di cottura utilizzando una speciale friggitrice sperimentale dotata di tecnologia a microonde.

Durante gli esperimenti hanno monitorato temperatura, umidità, pressione interna, consistenza, volume e quantità di olio assorbita dalle patatine.

I risultati mostrano che il trattamento combinato consente di:

  • ridurre il tempo totale di cottura;
  • diminuire la quantità di olio assorbita;
  • mantenere una superficie esterna croccante.

La sola cottura a microonde, invece, non è risultata sufficiente.

Le patatine ottenute esclusivamente con questo sistema rimanevano morbide e prive di quella crosta dorata che caratterizza la frittura tradizionale.

È proprio la combinazione dei due metodi a offrire il risultato migliore.

Perché la croccantezza dipende anche dal calore tradizionale

Il calore dell’olio continua infatti a svolgere un ruolo fondamentale.

La tipica consistenza delle patatine nasce grazie alle reazioni che avvengono sulla superficie durante la frittura, responsabili della colorazione dorata e dello sviluppo degli aromi caratteristici.

Le microonde accelerano il riscaldamento interno e limitano l’assorbimento dell’olio, mentre la frittura completa il processo formando quella crosta croccante tanto apprezzata dai consumatori.

Secondo gli autori dello studio, nessuno dei due sistemi, utilizzato da solo, riesce a garantire contemporaneamente tutti questi vantaggi.

Una possibile innovazione per l’industria alimentare

Per verificare il funzionamento del metodo, gli studiosi hanno utilizzato anche modelli matematici e simulazioni al computer, analizzando il comportamento delle patatine durante le diverse fasi della cottura.

I risultati indicano che il sistema potrebbe essere integrato relativamente facilmente nelle linee di produzione industriali.

Le grandi friggitrici continue impiegate dall’industria alimentare potrebbero infatti essere adattate con generatori di microonde, componenti già disponibili sul mercato e relativamente economici.

Questo renderebbe possibile produrre grandi quantità di patatine con un contenuto di grassi inferiore, mantenendo le caratteristiche sensoriali richieste dai consumatori.

Più leggere, ma non necessariamente salutari

Sebbene la ricerca rappresenti un passo interessante, gli esperti invitano a interpretare correttamente i risultati.

Ridurre l’assorbimento di olio significa diminuire parte del contenuto calorico e dei grassi, ma le patatine fritte restano comunque un alimento da consumare con moderazione, all’interno di un’alimentazione varia ed equilibrata.

Il valore dello studio risiede soprattutto nell’individuazione di una tecnologia che potrebbe migliorare il profilo nutrizionale di uno degli alimenti più consumati al mondo, senza comprometterne il gusto.

In un settore in cui i consumatori chiedono prodotti sempre più sani ma non vogliono rinunciare al piacere della tavola, la combinazione tra microonde e frittura tradizionale potrebbe rappresentare una delle innovazioni più promettenti per il futuro dell’industria alimentare.