Negli ultimi anni, l’uso del paracetamolo in gravidanza è diventato un tema di crescente discussione, alimentando dubbi e preoccupazioni tra molte donne. Dai social ai forum di salute, fino alle testate internazionali, non sono mancati articoli che suggerivano la possibilità di un legame tra l’assunzione del farmaco e un aumento del rischio di autismo o ADHD nei bambini. Ma quanto è fondato tutto questo?
Un nuovo studio pubblicato sul BMJ offre una prospettiva più chiara e meno allarmistica.
L’overview dell’University of Liverpool: cosa è stato analizzato
Lo studio, guidato da Shakila Thangaratinam dell’University of Liverpool, non ha introdotto nuovi dati sperimentali, ma ha scelto un approccio più ampio e critico: una revisione generale (o overview) delle revisioni sistematiche già pubblicate sul tema negli ultimi anni.
In totale, gli autori hanno passato al setaccio nove revisioni sistematiche, valutandone:
- qualità metodologica,
- affidabilità delle prove,
- presenza di fattori confondenti,
- solidità delle conclusioni.
Il punto cruciale non era capire “quanto” il paracetamolo incida sui disturbi del neurosviluppo, bensì quanto possiamo fidarci delle revisioni che sostengono un collegamento.
La qualità delle prove è bassa: perché è importante dirlo
La conclusione dell’overview è netta: la fiducia complessiva nelle evidenze disponibili è bassa.
Nello specifico:
- 2 revisioni hanno una qualità classificata come bassa,
- 7 revisioni risultano criticicamente basse.
Cosa significa in termini semplici?
Significa che, pur riportando possibili associazioni, molti studi hanno limiti metodologici tali da non consentire di trarre conclusioni solide. Alcuni di questi limiti includono:
- misurazione imprecisa dell’esposizione al paracetamolo,
- autovalutazioni retrospettive delle madri,
- assenza di controllo adeguato su variabili confondenti,
- campioni non sempre rappresentativi o troppo eterogenei,
- difficoltà nel distinguere correlazione e causalità.
In altre parole, la somiglianza statistica osservata negli studi potrebbe dipendere non dal farmaco in sé, ma da condizioni preesistenti, fattori genetici, contesto socioeconomico, abitudini di vita o disturbi non diagnosticati nelle madri.
Nessun legame di causa-effetto tra paracetamolo e neurodivergenze
Nonostante tutte le revisioni considerate avessero riportato un’associazione – più o meno forte – tra assunzione materna di paracetamolo e rischio di autismo o ADHD, gli stessi autori degli studi originali, nella maggioranza dei casi, invitavano alla massima cautela.
L’overview lo conferma: non esiste alcuna prova di un nesso causale diretto. Al momento, ciò che gli studi indicano è una correlazione, che però potrebbe essere spiegata da molte altre variabili non misurate.
Il messaggio finale degli autori è importante: sulla base delle evidenze disponibili, non è scientificamente corretto affermare che il paracetamolo causi autismo o ADHD.
Una dichiarazione che pone un freno alla narrativa allarmistica che negli ultimi anni si è diffusa velocemente, spesso senza basi solide.
Perché si parla tanto di paracetamolo?
Il paracetamolo è considerato da decenni il farmaco antidolorifico e antipiretico più sicuro in gravidanza, tanto che viene frequentemente consigliato quando necessario. Proprio il suo utilizzo diffuso ha spinto molti ricercatori a studiarne gli effetti potenziali.
Tuttavia, è importante ricordare che:
- la maggior parte degli studi osservazionali non può dimostrare causalità;
- molte ricerche non distinguono tra uso episodico e uso prolungato;
- la percezione del rischio spesso cresce più rapidamente delle evidenze scientifiche.
Il nuovo studio del BMJ funge quindi da bussola per orientarsi in questo mare complesso di dati, titoli sensazionalistici e informazioni talvolta parziali.
Cosa significa per le donne incinte oggi
Il messaggio principale è chiaro: non ci sono prove che l’uso occasionale e appropriato di paracetamolo in gravidanza aumenti il rischio di autismo o ADHD nel bambino.
Questo non significa che il farmaco vada assunto con leggerezza, ma che va utilizzato – come ogni medicinale – solo quando necessario e sempre seguendo le indicazioni del medico.
Le future mamme meritano informazioni accurate, non allarmismi: comprendere la qualità delle prove è parte fondamentale di una comunicazione sanitaria responsabile.
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