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Foto di Adrian da Pixabay

Essere mancini è una caratteristica che riguarda circa il 10% della popolazione mondiale. Ma tra le persone con autismo o dislessia, questa percentuale sembra essere significativamente più alta. Negli ultimi anni, diversi studi scientifici hanno cercato di capire perché esista questa correlazione, suggerendo che il mancinismo potrebbe essere legato alle stesse particolarità neurologiche che caratterizzano questi disturbi del neurosviluppo.

La lateralizzazione cerebrale è il processo attraverso cui il cervello “specializza” i due emisferi in compiti diversi, come il linguaggio (tipicamente nell’emisfero sinistro) e la percezione spaziale (nell’emisfero destro). Nei mancini, questo processo può avvenire in modo meno marcato o in forma atipica. Anche nei soggetti con autismo e dislessia, gli studi mostrano una lateralizzazione meno definita o invertita rispetto alla media.

Perché ci sono più mancini tra chi ha autismo o dislessia?

Uno degli studi più citati in questo ambito è stato condotto dall’Università di Oxford, che ha osservato una maggiore prevalenza di mancinismo tra i bambini con dislessia. I ricercatori hanno ipotizzato che una differente organizzazione cerebrale, influenzata da fattori genetici o prenatali, possa spiegare sia l’insorgenza della dislessia sia l’utilizzo preferenziale della mano sinistra.

Anche nell’autismo, la maggiore incidenza di mancinismo è stata documentata. Alcuni studiosi ipotizzano che lo sviluppo neurale atipico legato all’autismo possa portare a un diverso equilibrio tra i due emisferi cerebrali. Ciò potrebbe influire non solo sulla comunicazione e sul comportamento, ma anche sulla preferenza motoria.

Non è ancora chiaro se il mancinismo sia una causa o una conseguenza di queste differenze neurologiche. Più probabilmente, è un sintomo collaterale di uno sviluppo cerebrale atipico. Il mancinismo, in questo contesto, può quindi essere visto come un indicatore biologico di neurodiversità, piuttosto che come un “problema” in sé.

Solo una delle tante varianti del funzionamento cerebrale umano

Le implicazioni pratiche di questa correlazione sono significative. Capire meglio come il cervello si sviluppa nei mancini con dislessia o autismo potrebbe portare a strategie educative più personalizzate. Ad esempio, si potrebbero progettare strumenti di apprendimento o terapie che tengano conto di queste specificità neurologiche.

Va anche sottolineato che il mancinismo, di per sé, non è un fattore patologico. Al contrario, molti mancini mostrano creatività, flessibilità cognitiva e soluzioni originali ai problemi. In un contesto di neurodiversità, il mancinismo è solo una delle tante varianti del funzionamento cerebrale umano.

In definitiva, la maggiore frequenza di mancini tra le persone con autismo o dislessia è un indizio prezioso su come funziona il nostro cervello. Approfondire queste connessioni non solo ci aiuta a comprendere meglio i disturbi del neurosviluppo, ma ci invita anche a valorizzare la varietà con cui la mente umana può esprimersi.

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