Il litio, elemento chimico già noto in ambito psichiatrico per il trattamento del disturbo bipolare, potrebbe diventare un alleato fondamentale nella lotta contro il morbo di Alzheimer. Un recente studio pubblicato su Nature ha rivelato che una bassa dose di questo metallo è in grado di invertire sintomi cognitivi e ridurre l’accumulo di placche amiloidi in modelli animali della malattia.
Il legame tra carenza di litio e Alzheimer
I ricercatori hanno analizzato i cervelli di 285 persone decedute, tra cui 94 con diagnosi di Alzheimer e 58 con lieve deterioramento cognitivo. I risultati sono stati chiari: nelle persone affette da Alzheimer, i livelli di litio nella corteccia prefrontale – area chiave per memoria e decisioni – erano mediamente più bassi del 36% rispetto a chi non presentava declino cognitivo.
Esperimenti sui topi: cosa accade senza litio
Per comprendere meglio il ruolo del litio, il team ha modificato geneticamente 22 topi affinché sviluppassero sintomi simili all’Alzheimer e ha ridotto la loro assunzione di litio del 92%. Dopo otto mesi, questi animali mostravano deficit di memoria marcati e un accumulo di placche amiloidi due volte e mezzo superiore rispetto ai topi con dieta normale. L’analisi ha evidenziato anche un aumento dell’infiammazione cerebrale e una ridotta capacità delle cellule immunitarie di eliminare le placche.
L’orotato di litio: il composto più promettente
Lo studio ha poi confrontato diversi composti di litio per valutarne l’efficacia contro l’accumulo di amiloide. Tra questi, l’orotato di litio – un composto naturale formato da litio e acido orotico – si è dimostrato il meno incline a legarsi stabilmente alle placche. Nei topi trattati per nove mesi, le placche si sono ridotte in modo significativo e le prestazioni nei test di memoria sono tornate comparabili a quelle degli animali sani.
Prospettive future e cautela
Sebbene i risultati siano incoraggianti, gli esperti sottolineano che il passaggio dagli studi su animali agli esseri umani richiede tempo e prudenza. Attualmente, dosi elevate di litio sono già utilizzate in psichiatria, ma l’ipotesi di un trattamento a basse dosi per l’Alzheimer apre scenari del tutto nuovi. Se confermata, questa scoperta potrebbe segnare una svolta nella prevenzione e nel trattamento della malattia.
