La Xylella fastidiosa è ufficialmente presente in Portogallo con ceppi isolati per la prima volta sul territorio nazionale. Lo hanno confermato i ricercatori della Facoltà di Scienze e Tecnologia dell’Università di Coimbra (FCTUC), che hanno identificato vari genotipi del batterio, incluso lo ST1, noto per i danni arrecati ai vigneti californiani.
Si tratta di un batterio silenzioso, ma devastante, già tristemente noto in Italia per la distruzione degli uliveti pugliesi. In Portogallo, colpisce soprattutto viti, mandorli e altre colture fondamentali per l’economia agricola.
Un’introduzione genetica che punta agli USA
Secondo lo studio pubblicato su Phytopathology, il ceppo rinvenuto in Portogallo ha una chiara parentela genetica con ceppi statunitensi. Il DNA batterico isolato a Cova da Beira — zona chiave per la produzione frutticola — fa pensare a un’unica introduzione dell’organismo patogeno, probabilmente avvenuta anni fa, ma rilevata solo oggi.
Gli esperti stimano una finestra temporale tra i 3 e i 23 anni per la sua introduzione, lasciando intendere che il batterio potrebbe essersi già diffuso più di quanto si pensi.
Pericolo anche da piante selvatiche
Non sono solo le colture a rischio. La ricerca ha confermato che Xylella infetta anche la vegetazione spontanea, che può fungere da serbatoio e contribuire alla diffusione silenziosa della malattia. Questo complica ulteriormente le operazioni di contenimento e rende urgente un piano di sorveglianza nazionale.
Un rischio economico da miliardi di euro
La Commissione Europea classifica la Xylella fastidiosa come un parassita da quarantena “prioritario”. L’impatto economico stimato supera i 5,5 miliardi di euro l’anno in Europa. In Portogallo, la scoperta accende un campanello d’allarme per agricoltori, viticoltori e decisori politici.
Sorveglianza e prevenzione: la corsa contro il tempo
Il team della FCTUC sollecita interventi rapidi: monitoraggio attivo, controllo fitosanitario delle piante e gestione della vegetazione spontanea. Il tempo per contenere la minaccia c’è, ma serve agire subito. Perché quando la Xylella colpisce, spesso è già troppo tardi.
Foto di Arek Socha da Pixabay
