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Caffeina e cervello: come rovina il sonno anche dopo ore

Federica VitalePubblicato il Aggiornato il 2 min di lettura
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Foto Daria Gordova Unsplash

Cosa succede al cervello quando beviamo caffè prima di dormire?

Che la caffeina ci tenga svegli era già noto. Ma i suoi effetti vanno ben oltre la semplice veglia. Un recente studio canadese, pubblicato su Nature Communications Biology, ha rivelato che la caffeina modifica l’attività cerebrale anche durante il sonno, impedendo al nostro cervello di “spegnersi” del tutto.

Il cervello in stato di “criticità”: né acceso né spento

Il team dell’Università di Montreal ha scoperto che, sotto l’effetto della caffeina, il cervello rimane in uno stato definito “criticità” – una condizione a metà tra ordine e caos. Questo stato, utile durante il giorno per apprendere e prendere decisioni rapide, è tutt’altro che ideale per un sonno ristoratore.

Lo studio ha coinvolto 40 adulti sani, i cui pattern cerebrali sono stati registrati con elettroencefalogrammi dopo l’assunzione serale di caffeina e, in un secondo momento, di un placebo.

Meno onde lente, più attività: il cervello non riposa

Durante la notte, i ricercatori hanno osservato una riduzione delle onde delta (tipiche del sonno profondo e ristoratore) e un aumento dell’attività beta, associata alla veglia e all’allerta mentale.

“Il cervello resta più attivo del normale anche mentre dorme”, spiega il neuroscienziato Karim Jerb. In altre parole, dormiamo, ma non riposiamo davvero.

Sonno REM e memoria: l’effetto boomerang della caffeina

La caffeina compromette anche la fase REM, quella dei sogni e del consolidamento della memoria. Secondo i ricercatori, l’attività cerebrale diventa più dinamica e imprevedibile, interferendo con i processi mentali legati all’apprendimento e al recupero cognitivo.

L’attività neurale è meno regolare, proprio quando il cervello dovrebbe essere in fase di recupero”, afferma Philipp Thölke, coautore dello studio.

Giovani più vulnerabili: ecco perché

Lo studio ha rilevato un impatto maggiore nella fascia 20-27 anni. In questi soggetti, gli effetti sul cervello erano più marcati, soprattutto nella fase REM.

La causa? Secondo la ricercatrice Julie Carrier, i giovani hanno una maggiore densità di recettori per l’adenosina – la sostanza che si accumula durante il giorno e induce il sonno. La caffeina blocca questi recettori, ostacolando il naturale bisogno di dormire anche dopo essere andati a letto.

Morale della favola: attenzione all’orario dell’ultima tazzina

Questo studio conferma che la caffeina può influenzare profondamente il sonno, anche molte ore dopo l’assunzione. Se desideriamo dormire bene e permettere al nostro cervello di rigenerarsi davvero, è utile evitare caffè, tè e bevande stimolanti almeno 6 ore prima di coricarsi.

Perché a volte, più che contare le pecore, dovremmo contare i milligrammi di caffeina.