Negli ultimi mesi si è registrato un preoccupante aumento dei casi di pertosse in diverse regioni italiane e in altri Paesi europei. Questa malattia infettiva, spesso sottovalutata, può avere conseguenze gravi soprattutto nei neonati, nei bambini piccoli e nelle persone immunocompromesse. I dati provenienti dagli istituti di sorveglianza epidemiologica evidenziano un trend in crescita che richiede attenzione e misure preventive efficaci.
La pertosse, conosciuta anche come tosse convulsa, è causata dal batterio Bordetella pertussis. Si trasmette facilmente per via aerea attraverso le goccioline di saliva emesse quando una persona infetta tossisce, starnutisce o parla. I sintomi iniziali sono simili a quelli di un raffreddore comune, ma dopo una o due settimane si sviluppa una tosse violenta, a volte accompagnata da un suono acuto durante l’inspirazione, il cosiddetto “urlo inspiratorio”.
Pertosse, casi in crescita: il vaccino è la prima difesa
Nei lattanti sotto i sei mesi, la pertosse può essere particolarmente pericolosa. In questa fascia di età, infatti, il sistema immunitario non è ancora sufficientemente sviluppato, e la malattia può causare gravi complicanze come polmonite, convulsioni, encefalopatia e, nei casi più gravi, la morte. Anche gli adulti possono contrarla, spesso con sintomi attenuati, ma rappresentano un potenziale veicolo di trasmissione ai più vulnerabili.
Secondo gli esperti, il calo delle coperture vaccinali, dovuto in parte alla pandemia e alla disinformazione sui vaccini, è uno dei principali fattori che spiegano la ricomparsa di focolai. Il vaccino DTPa (difterite, tetano, pertosse acellulare) è lo strumento più efficace per prevenire la malattia, e viene somministrato nei primi mesi di vita con richiami successivi durante l’infanzia e l’adolescenza.
Anche gli adulti, in particolare genitori, nonni e operatori sanitari, dovrebbero valutare un richiamo del vaccino se sono passati più di 10 anni dall’ultima dose. In gravidanza, è raccomandata la vaccinazione nel terzo trimestre, per trasmettere al feto anticorpi protettivi che coprono i primi mesi di vita.
È importante osservare le buone pratiche igieniche
Per proteggersi, oltre alla vaccinazione, è importante osservare le buone pratiche igieniche: coprirsi bocca e naso con un fazzoletto quando si tossisce o starnutisce, lavarsi spesso le mani e rimanere a casa in caso di sintomi respiratori. La diagnosi precoce è fondamentale: se si sospetta la pertosse, è bene contattare il medico per una valutazione e, se necessario, iniziare un trattamento antibiotico.
Il ritorno della pertosse ci ricorda quanto sia importante mantenere alta l’attenzione sulle malattie infettive e non abbassare la guardia rispetto alle vaccinazioni. La protezione collettiva dipende anche dai comportamenti individuali: vaccinarsi, informarsi correttamente e agire con responsabilità è un atto di cura verso sé stessi e gli altri.
Foto di Frauke Riether da Pixabay
