Filler, laser, radiofrequenza, microneedling, ultrasuoni e PRP vengono spesso raccontati attraverso una parola molto potente: ringiovanimento. Ma che cosa significa realmente ringiovanire una pelle?
Una pelle che appare più liscia, compatta e luminosa è certamente una pelle che ha cambiato il proprio aspetto. Questo, però, non significa automaticamente che le sue cellule siano tornate a comportarsi come quelle di una persona più giovane.
È proprio questa distinzione al centro di una nuova revisione scientifica che ha analizzato le prove disponibili sui principali trattamenti estetici.
L’aspetto esterno non racconta tutta la storia
Quando osserviamo un miglioramento dopo un trattamento estetico, vediamo soprattutto ciò che accade in superficie: una ruga può apparire meno evidente, la pelle può sembrare più tonica, una cicatrice può diventare meno visibile o il viso può recuperare parte dei volumi perduti.
Ma l’invecchiamento cutaneo è un processo molto più complesso.
Con il passare degli anni cambiano la struttura del collagene e dell’elastina, il comportamento delle cellule, la capacità di rigenerazione dei tessuti e numerosi processi molecolari. Per poter parlare di vero ringiovanimento biologico, quindi, sarebbe necessario dimostrare modificazioni che vadano oltre il semplice miglioramento estetico.
Ed è proprio qui che le evidenze scientifiche sembrano essere ancora limitate.
136 studi, ma poche prove di ringiovanimento biologico
La revisione ha preso in considerazione 136 pubblicazioni relative a differenti procedure estetiche, tra cui filler, laser, plasma ricco di piastrine, ultrasuoni, microneedling e radiofrequenza.
Gli autori hanno successivamente valutato 34 studi primari attraverso un sistema composto da 22 criteri, pensati per considerare diverse dimensioni del ringiovanimento biologico.
Il risultato è interessante: 26 dei 34 studi valutati, pari al 76,5%, sono stati classificati come caratterizzati da prove insufficienti secondo il sistema utilizzato dai ricercatori.
Nessuno degli studi analizzati ha superato i cinque punti su 22. Tra quelli condotti direttamente sugli esseri umani, il punteggio massimo è stato quattro.
Questo dato, però, va interpretato correttamente: non significa che il 76,5% dei trattamenti non funzioni.
Significa che la ricerca disponibile non ha dimostrato un numero sufficiente di cambiamenti biologici diversi e indipendenti per poter parlare con sicurezza di ringiovanimento biologico.
Più collagene non significa automaticamente pelle giovane
Uno degli equivoci più frequenti riguarda il collagene.
Alcuni trattamenti possono effettivamente stimolarne la produzione e determinare miglioramenti della compattezza, dell’elasticità e della texture cutanea.
Ma il semplice aumento del collagene non è sufficiente per dimostrare che una pelle invecchiata sia diventata biologicamente più giovane.
Per arrivare a una conclusione di questo tipo bisognerebbe osservare anche altri cambiamenti: come è organizzato il nuovo tessuto, come funzionano le cellule, come rispondono ai processi di invecchiamento e quali modificazioni avvengono a livello molecolare.
La differenza è importante perché il ringiovanimento biologico è un fenomeno molto più ampio della produzione di una singola proteina.
Filler e laser: allora non servono?
Non è questa la conclusione dello studio.
Dire che non abbiamo prove sufficienti per dimostrare un ringiovanimento biologico completo non significa affermare che i trattamenti estetici siano inutili.
Un filler può, per esempio, ripristinare un volume perduto. Un laser può migliorare la texture della pelle. Alcune procedure possono stimolare il collagene e modificare l’aspetto e la consistenza dei tessuti.
Sono risultati reali e possono avere un’importante ricaduta sull’aspetto e sulla percezione che una persona ha di sé.
Il problema nasce quando questi effetti vengono descritti utilizzando termini come rigenerazione cellulare, ringiovanimento biologico o inversione dell’invecchiamento senza che esistano prove sufficienti a sostenerli.
La differenza tra sembrare giovani ed esserlo biologicamente
È forse questa la distinzione più interessante.
Un volto può apparire più giovane senza che l’età biologica dei suoi tessuti sia stata realmente invertita.
È un po’ come distinguere tra modificare l’aspetto di un oggetto e riportarlo alle condizioni originarie. Il risultato visivo può essere evidente, ma non necessariamente coincide con una completa rigenerazione del sistema.
Per questo la ricerca sull’invecchiamento cutaneo dovrebbe guardare non soltanto a ciò che vediamo allo specchio, ma anche a ciò che accade dentro il tessuto.
Una promessa ancora da dimostrare
La revisione presenta naturalmente alcuni limiti. Il sistema di valutazione a 22 punti è stato elaborato dagli stessi ricercatori e non rappresenta necessariamente l’unico modo possibile per definire il ringiovanimento biologico. Inoltre, la ricerca ha considerato un numero limitato di banche dati e alcuni studi potrebbero non aver descritto in maniera sufficientemente dettagliata determinati cambiamenti biologici.
La conclusione, quindi, non è che la medicina estetica non produca risultati.
È più precisa: oggi disponiamo di diverse procedure capaci di migliorare l’aspetto della pelle, ma non abbiamo ancora prove sufficienti per affermare che queste procedure possano invertire completamente il suo invecchiamento biologico.
Ed è una distinzione tutt’altro che semantica. In un settore nel quale le parole ringiovanire, rigenerare e invertire l’invecchiamento hanno un enorme potere commerciale, distinguere ciò che vediamo da ciò che la scienza ha realmente dimostrato diventa fondamentale.
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