Non porta pioggia o grandine, ma può comunque creare problemi sulla Terra. Il meteo spaziale, o space weather, descrive le condizioni variabili nello spazio vicino al nostro pianeta, determinate soprattutto dall’attività del Sole. Brillamenti, vento solare e gigantesche espulsioni di plasma possono perturbare il campo magnetico terrestre e l’alta atmosfera. Nella maggior parte dei casi gli effetti sono modesti e possono regalarci spettacolari aurore. Gli eventi più intensi, però, possono interferire con satelliti, navigazione GPS, comunicazioni radio e persino reti elettriche. Per questo il Sole viene sorvegliato continuamente da una rete internazionale di osservatori e centri di previsione.
Il Sole può scagliare miliardi di tonnellate di plasma
Tra gli eventi più importanti ci sono le espulsioni di massa coronale (CME), enormi nubi di plasma magnetizzato lanciate dalla corona solare nello spazio. Se una di queste esplosioni viene diretta verso la Terra, può raggiungere il nostro pianeta dopo un viaggio che dura generalmente da uno a diversi giorni, a seconda della velocità. Diversi sono i brillamenti solari, improvvise liberazioni di energia elettromagnetica: le loro radiazioni viaggiano alla velocità della luce e possono raggiungerci in circa otto minuti. Non ogni eruzione rappresenta una minaccia: direzione, intensità e soprattutto orientamento del campo magnetico trasportato dalla CME determinano quanto forte sarà l’interazione con la magnetosfera terrestre.
Il nostro campo magnetico è uno scudo, ma può essere perturbato
La Terra possiede una protezione formidabile: la magnetosfera, generata principalmente dal campo magnetico del pianeta. Quando una CME particolarmente favorevole all’interazione raggiunge questo scudo, può trasferirgli grandi quantità di energia e provocare una tempesta geomagnetica. Particelle cariche vengono accelerate e guidate verso le regioni polari, dove interagiscono con ossigeno e azoto dell’atmosfera producendo le aurore. Durante gli eventi più intensi, le aurore possono diventare visibili molto più lontano dai poli del normale. Ma lo stesso processo che colora il cielo modifica anche l’ambiente elettromagnetico nel quale funzionano molte tecnologie moderne.
GPS e comunicazioni possono perdere precisione
Una delle regioni più coinvolte è la ionosfera, una parte dell’alta atmosfera contenente particelle elettricamente cariche. I segnali provenienti dai satelliti di navigazione devono attraversarla prima di raggiungere smartphone, automobili, navi e aerei. Quando una tempesta solare altera rapidamente la densità elettronica della ionosfera, aumentano gli errori e le irregolarità nella propagazione dei segnali. Anche alcune comunicazioni radio ad alta frequenza possono subire blackout o interferenze. Non significa che ogni tempesta solare faccia smettere di funzionare il GPS, ma gli eventi più forti possono compromettere temporaneamente servizi dai quali dipendono trasporti, agricoltura di precisione e numerose attività professionali.
Anche satelliti e reti elettriche possono essere vulnerabili
I satelliti affrontano ulteriori rischi. Le particelle energetiche possono interferire con l’elettronica, mentre il riscaldamento dell’alta atmosfera durante forti tempeste geomagnetiche può aumentarne la densità e quindi la resistenza aerodinamica sui satelliti in orbita bassa. A terra, variazioni rapide del campo magnetico possono invece generare correnti elettriche in strutture conduttrici molto lunghe, comprese le reti di trasmissione dell’energia. Un celebre precedente avvenne nel marzo 1989, quando una tempesta geomagnetica contribuì al collasso della rete elettrica del Québec, lasciando milioni di persone senza corrente per ore.
Il precedente estremo del 1859
Il punto di riferimento storico rimane il Carrington Event del 1859, la più celebre tempesta geomagnetica estrema documentata. Le aurore furono osservate a latitudini insolitamente basse e le reti telegrafiche subirono forti disturbi, con scintille e apparecchiature che in alcuni casi continuarono a funzionare grazie alle correnti geomagneticamente indotte. All’epoca l’infrastruttura tecnologica era minima rispetto a quella attuale. Un evento simile oggi incontrerebbe un mondo dipendente da satelliti, elettricità e comunicazioni digitali. Le conseguenze precise restano difficili da quantificare, ma proprio questa vulnerabilità rende il meteo spaziale una questione di resilienza delle infrastrutture, non uno scenario fantascientifico.
Una squadra osserva il Sole 24 ore su 24
Negli Stati Uniti uno dei principali centri operativi è lo Space Weather Prediction Center della NOAA, che monitora continuamente il Sole e l’ambiente spaziale utilizzando osservazioni terrestri e satellitari. Anche la NASA e altre agenzie internazionali forniscono missioni e dati fondamentali. Quando viene individuata una CME diretta verso la Terra, i modelli cercano di prevederne velocità, traiettoria e momento di arrivo. Il problema è che alcune caratteristiche cruciali, soprattutto l’orientamento magnetico della nube, possono essere determinate con maggiore precisione soltanto quando questa raggiunge satelliti situati relativamente vicino alla Terra. A quel punto il preavviso per gli effetti più intensi può ridursi a decine di minuti.
Prevedere il Sole significa proteggere la tecnologia terrestre
Non possiamo impedire al Sole di produrre un brillamento o una tempesta geomagnetica, ma possiamo prepararci. Le allerte consentono agli operatori satellitari di adottare procedure protettive, alle compagnie aeree di valutare comunicazioni e rotte polari e ai gestori delle reti elettriche di monitorare eventuali correnti anomale. Migliorare le previsioni è quindi fondamentale in una società sempre più dipendente dallo spazio, soprattutto mentre aumenta il numero di satelliti in orbita. Il meteo spaziale ci ricorda che la Terra non è un sistema isolato: viviamo dentro l’atmosfera esterna di una stella attiva. Prevedere ciò che accade a 150 milioni di chilometri di distanza può significare proteggere infrastrutture che utilizziamo ogni giorno senza nemmeno pensarci.
