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Yellowstone, il mistero dei suoni che durano da 150 anni

Federica VitalePubblicato il 5 min di lettura
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yellowstone mistero suoni
https://pixabay.com/it/photos/tempestoso-lago-di-yellowstone-4583015/

C’è un mistero di Yellowstone che non ha bisogno di eruzioni spettacolari, geyser o animali selvatici per attirare l’attenzione. È un fenomeno molto più discreto, quasi sfuggente: strani suoni che compaiono all’improvviso e altrettanto rapidamente scompaiono, lasciando spesso chi li ascolta nell’impossibilità di capire da dove provenissero.

Le testimonianze si susseguono da circa 150 anni e descrivono qualcosa di difficile da classificare. Alcuni visitatori hanno parlato di un ronzio simile a quello prodotto da uno sciame di api, altri di campanelli lontani, vibrazioni metalliche, fili del telegrafo mossi dal vento o persino di una sorta di musica sospesa nell’aria. Il dettaglio più curioso è che, nonostante il fenomeno sia stato osservato e raccontato per generazioni, non esiste ancora una spiegazione definitiva.

Il mistero, dunque, non è tanto che Yellowstone produca suoni. Un ambiente naturale complesso, caratterizzato da acqua, vento, attività geotermica e una particolare conformazione del territorio, può generare un’infinità di fenomeni acustici. La vera domanda è un’altra: perché alcuni di questi suoni sembrano muoversi nel paesaggio e da dove arrivano realmente?

Le prime testimonianze risalgono all’Ottocento

Non siamo di fronte a una leggenda nata nell’epoca dei social network. I racconti sono molto più antichi. Una delle testimonianze più interessanti risale alla spedizione geologica di Hayden del 1871, durante la quale il geologo Frank Bradley riferì di avere sentito un rumore insolito, descritto come qualcosa a metà tra un fischio e il nitrito di un cavallo.

All’epoca, naturalmente, mancavano gli strumenti necessari per analizzare scientificamente il fenomeno e l’interpretazione più immediata fu quella di cercare una fonte concreta: gli uccelli acquatici presenti nei dintorni del lago.

Negli anni successivi, però, le segnalazioni continuarono. E soprattutto iniziarono a comparire descrizioni sorprendentemente simili tra loro, provenienti da persone diverse.

Nel 1892, Edwin Linton raccontò di avere udito una combinazione di suoni che ricordava il vento tra gli alberi, il rintocco di campane e il ronzio di uno sciame. Un anno più tardi, lo scienziato Stephen Forbes descrisse qualcosa di simile al tintinnio rapidissimo di un’arpa, accompagnato dalla sensazione che il suono provenisse dall’alto delle cime degli alberi.

Sono dettagli importanti perché mostrano come il fenomeno non sia semplicemente una storia tramandata: osservatori differenti hanno cercato di descrivere un’esperienza acustica difficile da ricondurre a una fonte visibile.

Un fenomeno particolarmente legato ai laghi

Le testimonianze storiche sembrano concentrarsi soprattutto intorno al lago Yellowstone e al lago Shoshone. È proprio questa ricorrenza geografica ad aver alimentato l’interesse di storici e studiosi.

Hiram Chittenden, nel suo lavoro sul parco pubblicato alla fine del XIX secolo, raccolse descrizioni di quelli che definiva “strani e indefinibili suoni” apparentemente provenienti dall’alto. Secondo il racconto, il fenomeno tendeva a manifestarsi soprattutto nelle ore del mattino, durava pochi istanti e sembrava attraversare lo spazio, dando quasi l’impressione di un oggetto invisibile che si avvicinasse e poi si allontanasse.

È proprio questa caratteristica a rendere il fenomeno particolarmente intrigante. Alcuni osservatori hanno infatti raccontato che il rumore sembrava aumentare di intensità avvicinandosi e diminuire progressivamente dopo aver oltrepassato il punto di ascolto.

Una percezione del genere potrebbe naturalmente essere prodotta anche dalla propagazione delle onde sonore attraverso un ambiente complesso. Ma, in assenza di registrazioni e misurazioni sistematiche delle testimonianze storiche, oggi è difficile stabilire quale fosse la sorgente.

Dal vento alla geologia: le ipotesi sono molte

Nel corso del tempo sono state avanzate diverse spiegazioni. Una delle possibilità più intuitive riguarda il vento e il modo in cui interagisce con alberi, rocce, acqua e conformazione del terreno. Yellowstone possiede infatti un paesaggio capace di modificare profondamente la propagazione dei suoni.

Un rumore prodotto a grande distanza può essere riflesso, amplificato o deformato dall’ambiente, creando una percezione molto diversa da quella che si avrebbe vicino alla sorgente.

Non va poi dimenticata la particolare natura geologica del parco. Yellowstone è una delle aree vulcaniche e geotermiche più importanti del pianeta, con geyser, sorgenti calde, fumarole e sistemi sotterranei che producono continuamente rumori e vibrazioni. Questo, tuttavia, non significa che il fenomeno acustico storico sia necessariamente legato all’attività vulcanica: al momento non esistono prove sufficienti per stabilire un collegamento diretto.

Anche l’acqua potrebbe avere un ruolo. Le grandi superfici dei laghi, unite alla conformazione delle montagne circostanti, possono contribuire a creare condizioni particolari per la propagazione delle onde sonore.

Il cervello può trasformare un rumore in qualcosa di misterioso

C’è poi un elemento che riguarda direttamente la nostra percezione. Sentire un suono e identificarne la provenienza sono due processi diversi.

Il cervello utilizza la differenza di intensità tra le due orecchie, il tempo con cui il suono raggiunge ciascun orecchio e le informazioni provenienti dall’ambiente per determinare la posizione di una sorgente sonora. In un paesaggio montuoso, però, riflessioni ed echi possono rendere questa ricostruzione molto più complessa.

È quindi possibile che un rumore perfettamente naturale venga percepito come qualcosa che si muove sopra le nostre teste, quando in realtà la sua sorgente si trova altrove.

Questo non rende le testimonianze meno interessanti. Al contrario, mostra quanto sia complesso il rapporto tra ambiente, onde sonore e percezione umana.

Un mistero ancora aperto

A distanza di un secolo e mezzo, dunque, Yellowstone conserva una delle sue curiosità più affascinanti proprio perché non ha ancora una risposta unica. Le testimonianze storiche sono numerose e presentano caratteristiche ricorrenti, ma mancano dati moderni sufficienti per stabilire che tutti i racconti descrivano esattamente lo stesso fenomeno.

Ed è forse questo l’aspetto più interessante della vicenda. In un’epoca in cui quasi ogni fenomeno può essere filmato, registrato e analizzato, esistono ancora luoghi nei quali la natura riesce a sorprenderci attraverso qualcosa di invisibile.

A Yellowstone non servirebbe necessariamente vedere un’eruzione o assistere a un geyser per trovarsi davanti a un fenomeno straordinario. Potrebbe bastare fermarsi in silenzio, vicino a un lago, e ascoltare.

Perché da qualche parte, tra il vento, gli alberi e le montagne, potrebbe ancora comparire quel suono che i visitatori descrivono da oltre 150 anni. E, almeno per ora, nessuno può dire con certezza che cosa lo produca.

Foto di Jim Black da Pixabay