Salta al contenuto
News

Sogni lucidi e creatività: gli scienziati riescono a guidare i sogni

Federica VitalePubblicato il 4 min di lettura
Condividi
sogni lucidi creatività
Foto di Petra da Pixabay

Il consiglio di “dormirci sopra” prima di prendere una decisione o affrontare un problema complesso è antico quanto la saggezza popolare. Oggi però la scienza sta iniziando a dimostrare che questa intuizione potrebbe avere una base neurobiologica concreta.

Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Neuroscience of Consciousness ha mostrato che gli scienziati sono riusciti a influenzare il contenuto dei sogni dei volontari, aumentando la probabilità che trovassero una soluzione a un problema il giorno successivo.

L’esperimento suggerisce che il contenuto dei sogni, soprattutto durante la fase REM del sonno, potrebbe svolgere un ruolo diretto nei processi di creatività, associazione di idee e problem solving.

L’esperimento: enigmi, suoni e sogni

Il team di ricerca, guidato da scienziati della Northwestern University, ha coinvolto 20 volontari interessati ai sogni lucidi, cioè quei sogni in cui la persona è consapevole di stare sognando.

Prima di andare a dormire in laboratorio, ai partecipanti è stato chiesto di affrontare una serie di enigmi logici da risolvere entro un tempo limitato. Tra le prove c’erano anche classici rompicapo con i fiammiferi, nei quali bisogna spostare alcuni elementi per ottenere nuove figure o soluzioni geometriche.

Ogni problema era associato a una breve sequenza sonora specifica, come un riff di chitarra, un fischio o un breve ritmo di batteria. I volontari ascoltavano questi suoni mentre cercavano di risolvere gli enigmi, creando così un legame tra il problema e lo stimolo uditivo.

Non sorprende che molti enigmi rimanessero irrisolti: la difficoltà era stata progettata proprio per lasciare questioni aperte prima del sonno.

Stimoli durante la fase REM

Durante la notte i volontari dormivano nel laboratorio con elettrodi sul cuoio capelluto, che permettevano ai ricercatori di monitorare l’attività cerebrale e identificare con precisione le diverse fasi del sonno.

Quando il cervello entrava nella fase REM (Rapid Eye Movement) — il momento in cui i sogni sono più intensi e frequenti — gli scienziati riproducevano alcuni dei suoni associati agli enigmi irrisolti.

L’idea era semplice ma ambiziosa: riattivare nella mente i ricordi del problema mentre il cervello stava sognando.

Poco dopo la riproduzione dei suoni, i partecipanti venivano svegliati per raccontare ciò che avevano appena sognato.

Quando il problema entra nel sogno

I risultati sono stati sorprendenti. Circa il 75% dei partecipanti ha riferito di aver fatto sogni collegati agli enigmi irrisolti.

I dati suggeriscono che gli stimoli sonori riprodotti durante il sonno aumentavano la probabilità che il problema apparisse nel contenuto del sogno.

Ancora più interessante è ciò che accadeva il giorno dopo.

Quando un enigma compariva nei sogni del volontario, la probabilità di risolverlo aumentava significativamente: in media il 42% dei problemi sognati veniva risolto, contro solo il 17% di quelli che non erano comparsi nei sogni.

Questo risultato rafforza l’idea che il cervello, durante il sonno, continui a rielaborare informazioni, collegare idee e cercare soluzioni creative.

Il ruolo dei sogni lucidi

Durante l’esperimento alcuni volontari hanno mostrato segni di sogno lucido, comunicando con i ricercatori attraverso movimenti oculari o schemi respiratori prestabiliti.

Il sogno lucido è uno stato particolare in cui il sognatore diventa consapevole di trovarsi dentro un sogno e, in alcuni casi, può persino influenzarne il contenuto.

Tuttavia i risultati hanno rivelato un dettaglio inatteso: i sogni lucidi sembravano associati a un tasso di risoluzione dei problemi più basso.

Secondo alcuni neuroscienziati, la spiegazione potrebbe essere legata alla natura stessa dei sogni.

Creatività e associazioni libere

Durante il sonno normale il cervello tende a creare associazioni spontanee, bizzarre e poco controllate tra idee, ricordi ed emozioni.

Questo tipo di pensiero “libero” è spesso considerato una delle fonti della creatività, perché permette di collegare concetti che nella veglia resterebbero separati.

Il sogno lucido, invece, introduce un certo grado di controllo cosciente. Questo potrebbe rendere il sogno meno caotico e meno ricco di associazioni imprevedibili, riducendo quindi la probabilità di intuizioni creative.

In altre parole, troppo controllo mentale potrebbe limitare il potenziale creativo del sogno.

Una nuova frontiera per la ricerca sul sonno

Lo studio presenta alcuni limiti: il numero di partecipanti è ridotto e non si può escludere che i volontari abbiano sognato più spesso gli enigmi che trovavano già più interessanti o familiari.

Nonostante questo, i risultati offrono uno sguardo affascinante su come il cervello lavori durante il sonno.

Sempre più ricerche suggeriscono che la notte non sia solo un momento di riposo, ma una fase attiva di rielaborazione mentale, in cui ricordi, emozioni e problemi vengono riorganizzati.

Se queste scoperte verranno confermate, in futuro potrebbe diventare possibile stimolare la creatività, migliorare l’apprendimento o aiutare a risolvere problemi complessi semplicemente attraverso il sonno.

E forse il vecchio consiglio di “dormirci sopra” non è mai stato così scientificamente fondato.

Foto di Petra da Pixabay