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Crampi: uno studio li esamina da una nuova prospettiva

Giacomo AmpolliniPubblicato il 2 min di lettura
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Foto Braden Collum Unsplash

I crampi fanno parte della vita di chiunque faccia sport, anche di tutti gli altri, ma sicuramente le persone che praticano attività fisica di frequente hanno più possibilità di andarci incontro. Si tratta di spasmi incontrollabili dei muscoli, spesso e volentieri dolorosi, che se avvengono durante le competizioni agonistiche implicano un maggiore rischio di perdere. Per questo motivo, sono studiati e apparentemente le cause che ci sono dietro non sono così ovvie come si pensava.

Di base, la spiegazione dietro i crampi e sempre la stessa, o si stratta di disidratazione o di uno squilibrio di elettroliti. Secondo un nuovo studio però, a questi fattori ne vanno aggiunti altri come il campo di gioco, o di allenamento. Si parla letteralmente del terreno dove gli atleti svolgono la attività. A differenza del materiale, l’impatto sull’organismo sarà differente e questo può comportare risultati diversi a livello di salute nel breve tempo.

 

I crampi e i campi

Per certi versi, anche in questo caso il discorso è semplice. La maggior parte degli sport fanno delle proprietà cinetica del corpo e del terreno interessato come parte fondamentale. A seconda del materiale, i muscoli, le articolazioni e gli altri tessuti riceveranno un determinato feedback e risponderanno di conseguenza. Quando il terreno continua a cambiare allora, la continua differenza risposta può facilitare la comparsa dei crampi.

Le parole dei ricercatori: “Non sono necessariamente le proprietà intrinseche della superficie a causare i crampi, ma piuttosto quanto siano simili o diverse da quelle a cui un atleta è abituato. La chiave è l’esposizione sistematica. Allenarsi su superfici che riproducono le esigenze competitive acclimata il sistema neuromuscolare, riducendo il rischio di affaticamento e potenzialmente il rischio di crampi. Preparando meglio gli atleti alle esigenze meccaniche delle superfici di gara, le squadre possono tutelare la salute dei propri atleti e garantire che i migliori atleti siano disponibili quando la partita è in gioco.”