Un piccolo studio condotto negli Stati Uniti sembrerebbe aver collegato l’inquinamento dell’aria con una maggiore possibilità di soffrire emorragie cerebrali. Da un lato, questo studio non svelta nulla di nuovo dal punto di vista del danno di questo fenomeno che è sempre stato collegato come un pericolo per la salute, nello specifico aumentando il rischio di infiammazioni.
Lo studio è stato condotto dall’Università dello Utah in una zona nota per avere alti livelli di inquinamento dovuto ai P.M2,5; si tratta di una zona particolare dove la presenza da un lato di una catena montuosa e dall’altro di un lago il che causa una stagnazione degli inquinanti come ozono, monossido di carbonio e altre particelle più piccole. Sono stati raccolti dati per cinque anni su 70 pazienti che avevano diagnosi di emorragie subaracnoidea aneurismatica.
L’effetto dell’inquinamento dell’aria sul cervello
Come si può evincere dal numero di persone prese in esame, la ricerca è molto piccola per poter trarre una certezza. Non viene teorizzata un legame diretto tra i due fenomeni, ma piuttosto viene suggerito che l’inquinamento dell’aria possa causare in modo diretto una serie di problemi di salute che a loro volta possono causare emorragie al cervello.
Le parole dei ricercatori: “Abbiamo scoperto che questi pazienti presentavano tassi più elevati di rottura di aneurisma da tre a sei mesi dopo i picchi dei livelli di inquinamento atmosferico. Sono necessari studi futuri su come l’esposizione al PM2.5 influenzi i cambiamenti infiammatori locali o a livello cellulare per definire ulteriormente questa associazione. Incentivare l’uso dei trasporti pubblici, applicare norme più severe sulle quote giornaliere di inquinamento e ampliare i finanziamenti per la ricerca ambientale contribuiranno a ridurre la nostra esposizione e ad avere benefici a lungo termine per la salute collettiva.”
