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Il lavoro da casa fa bene, ma l’Italia non lo sfrutta

Nonostante i vantaggi ormai noti del lavoro da remoto sulla salute mentale, l’Italia fatica ancora ad adottarlo in modo strutturale. Secondo un recente studio di Unobravo, piattaforma italiana di psicologia online, solo il 29% degli italiani lavora almeno parzialmente da remoto. Ancora meno, appena l’8%, lo fa in modo esclusivo. Numeri che ci collocano ben lontani dai trend europei, dove la flessibilità lavorativa è sempre più integrata nella cultura aziendale.

I benefici del lavoro flessibile

I dati parlano chiaro: chi lavora da casa con regolarità riporta benefici concreti sul piano psicologico. Il 46% dei lavoratori italiani in modalità smart working afferma di aver migliorato il proprio equilibrio tra vita privata e professionale. Il 33% dichiara di essere meno stressato, mentre il 27% apprezza di avere più tempo per sé.

Ridurre i tempi morti, evitare i trasporti e potersi concentrare in un ambiente familiare sono elementi che, se ben gestiti, favoriscono la produttività e la serenità.

Le criticità da non sottovalutare

Ma non è tutto rose e fiori. Il 22% degli intervistati ha segnalato effetti negativi dello smart working sulla propria salute mentale. Le difficoltà principali? Il senso di isolamento (26%), la difficoltà a “staccare” dal lavoro (27%) e i confini sempre più sfumati tra vita e ufficio (23%).

A peggiorare la situazione c’è la mancanza di una cultura organizzativa davvero orientata alla flessibilità: troppe aziende italiane adottano il lavoro da remoto in modo emergenziale, senza formazione, strumenti adeguati o attenzione al benessere psicologico.

Serve un nuovo modello culturale

Perché lo smart working funzioni, serve più di una connessione internet. Servono leader formati a gestire team distribuiti, strumenti digitali realmente inclusivi e soprattutto una nuova mentalità.

Unobravo suggerisce alle aziende italiane di creare connessioni intenzionali tra colleghi, parlare apertamente di benessere mentale, offrire psicoterapia accessibile e giornate dedicate alla salute mentale.

In un Paese in cui lo stress da lavoro è ancora un tabù, forse è proprio dallo smart working che può partire la rivoluzione del benessere.