elefanti-cambogia

Le gite in elefante, una grande attrazione turistica nelle aree del tempio di Angkor in Cambogia, cesseranno di esistere entro il 2020. Nel 2016, una femmina di elefante è morta per insufficienza cardiaca dopo aver trasportato i turisti in un caldo intenso. L’episodio ha spinto gli attivisti per i diritti degli animali ad agire, creando una petizione diretta ad APSARA, l’agenzia governativa che sovrintende al parco archeologico di Angkor. Questa chiedeva la fine delle visite agli animali, considerati “un’attrazione turistica crudele”. La petizione ha raggiunto oltre 185.000 firme.

 

Un’attrazione turistica crudele

I tour si svolgono dal 2001, ma la direzione del parco ha annunciato la fine della pratica dicendo che, entro la fine dell’anno, gli elefanti sarebbero stati “trasferiti gradualmente in una nuova casa in una zona della giungla adatta“, scrive il giornale locale Khmer Times. Cinque di loro sono andati e si trovano a 40 chilometri dai templi in una foresta comunitaria.

Alcuni dei 14 elefanti che risiedono nel sito sono anziani e in cattive condizioni di salute. L’amministrazione del parco ha persino ammesso che “l’uso degli elefanti per affari non è più appropriato” e che devono vivere nel loro habitat naturale.

La decisione arriva in un momento in cui le visite al parco sono in calo. L’Angkor Enterprise, società che gestisce la vendita dei biglietti per il parco, ha confermato che nei primi mesi dieci di quest’anno ci sono stati meno turisti del 13,7% rispetto allo stesso periodo nel 2018.

Angkor è una regione della Cambogia che fu la sede dell’Impero Khmer, che fiorì approssimativamente tra il IX e il XIII secolo. La parola “Angkor” deriva dal sanscrito di Nagara, che significa “città”. È un sito del patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1992.