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Caffè, 7 effetti sorprendenti che forse non conosci

Federica VitalePubblicato il 6 min di lettura
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caffè

Per milioni di persone è il primo gesto della giornata, un’abitudine quasi automatica associata al risveglio, alla concentrazione e a quella sensazione di energia che arriva dopo i primi sorsi. Eppure il caffè è molto più di una semplice fonte di caffeina. Dentro una tazzina si trova una miscela complessa di centinaia di sostanze, alcune delle quali possono interagire con l’apparato digerente, il metabolismo, il microbiota, alcuni farmaci e persino l’assorbimento dei nutrienti.

È proprio questa complessità a spiegare perché gli effetti del caffè non siano uguali per tutti e perché alcune delle sue conseguenze più curiose possano manifestarsi anche quando si sceglie una versione decaffeinata. Ecco sette effetti meno conosciuti che mostrano quanto una semplice tazzina possa essere biologicamente attiva.

1. Il caffè può mettere in movimento l’intestino

È una scena familiare per molte persone: pochi minuti dopo aver bevuto il caffè arriva improvvisamente lo stimolo di andare in bagno. Non si tratta necessariamente di una coincidenza. Il caffè può infatti stimolare la motilità del colon, favorendo le contrazioni dell’intestino.

Un aspetto interessante è che questo fenomeno non sembra dipendere esclusivamente dalla caffeina. In alcune persone, infatti, anche il caffè decaffeinato può produrre una risposta intestinale. Ciò suggerisce che altri componenti della bevanda siano coinvolti nell’attivazione dell’apparato digerente.

Anche l’orario può avere un ruolo: l’intestino presenta naturalmente variazioni della propria attività nel corso della giornata e il consumo di una bevanda calda al mattino può inserirsi in questo meccanismo.

2. Può influenzare reflusso, pressione oculare e mal di testa

Il rapporto tra caffè e apparato gastrointestinale non si limita alla motilità. In alcune persone, la bevanda può aggravare i sintomi del reflusso gastroesofageo, favorendo la comparsa o il peggioramento di bruciore, rigurgito e altri disturbi associati alla risalita del contenuto gastrico.

Anche gli occhi possono risentire temporaneamente della caffeina. In alcune persone con glaucoma o pressione intraoculare elevata, il consumo di caffeina può determinare un aumento transitorio della pressione all’interno dell’occhio, motivo per cui la quantità consumata può diventare un elemento da valutare individualmente.

Ancora più complesso è il rapporto con il mal di testa. La caffeina può potenziare l’effetto di alcuni farmaci utilizzati contro la cefalea e, in determinate situazioni, può contribuire ad alleviare il dolore. Al contrario, un consumo molto elevato o irregolare può favorire sintomi in alcune persone, mentre interrompere bruscamente un’abitudine consolidata può provocare il caratteristico mal di testa da astinenza da caffeina.

3. Il caffè può modificare l’effetto di alcuni farmaci

Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda l’interazione tra caffè e medicinali. La bevanda può interferire con l’assorbimento o con il metabolismo di alcune sostanze farmacologiche.

Un esempio riguarda la levotiroxina, utilizzata nel trattamento dell’ipotiroidismo: assumere caffè troppo vicino al farmaco può ridurne l’assorbimento. Un fenomeno analogo è stato osservato con l’alendronato, utilizzato per alcune forme di osteoporosi.

Anche la caffeina può interferire con il metabolismo di determinati medicinali. Un caso particolarmente importante riguarda la clozapina, il cui metabolismo può essere influenzato dal consumo di caffeina.

Questo non significa che chi assume farmaci debba necessariamente rinunciare al caffè. Significa piuttosto che modalità e tempi di assunzione possono essere importanti, e in presenza di terapie farmacologiche è opportuno seguire le indicazioni del medico o del farmacista.

4. Il metodo di preparazione può incidere sul colesterolo

Non tutto il caffè è uguale dal punto di vista della composizione. Uno degli elementi che fanno la differenza è proprio il metodo di preparazione.

Il caffè contiene infatti diterpeni come cafestolo e kahweolo, sostanze che possono contribuire all’aumento del colesterolo LDL, quello comunemente definito “cattivo”. La loro quantità nella bevanda dipende però dalla modalità con cui il caffè viene preparato.

I sistemi che utilizzano un filtro di carta riescono a trattenere una parte consistente di questi composti. Le preparazioni non filtrate, invece, ne lasciano passare una quantità maggiore nella tazza.

Per chi presenta già livelli elevati di colesterolo, dunque, non conta soltanto quante tazzine vengono consumate, ma anche come viene preparato il caffè.

5. Il caffè può interagire con il microbiota intestinale

La ricerca sul microbiota ha aperto un’altra prospettiva interessante. Alcune delle sostanze presenti nel caffè, tra cui gli acidi clorogenici, raggiungono l’intestino e possono essere trasformate dai batteri intestinali.

Anche polisaccaridi e melanoidine, composti che si formano durante la tostatura, possono arrivare nel colon ed essere utilizzati o metabolizzati dalla comunità microbica.

Questo significa che il caffè non interagisce soltanto direttamente con le cellule dell’organismo: una parte dei suoi componenti entra in contatto anche con miliardi di microrganismi intestinali.

La ricerca su questo rapporto è ancora in evoluzione e non consente di tradurre ogni osservazione sperimentale in un beneficio clinico certo, ma contribuisce a spiegare perché gli effetti biologici del caffè siano così articolati.

6. Una tazzina può ridurre l’assorbimento del ferro

Un’altra interazione poco conosciuta riguarda il ferro alimentare. Bere caffè insieme a un pasto può ridurre l’assorbimento del ferro non eme, la forma presente soprattutto negli alimenti di origine vegetale.

A essere coinvolti non sono principalmente la caffeina, ma alcuni polifenoli presenti nel caffè, capaci di legarsi al ferro all’interno del tratto digestivo e ostacolarne l’assorbimento.

Per una persona sana che segue una dieta equilibrata questo non significa necessariamente che il caffè rappresenti un problema. La questione diventa più rilevante per chi presenta già basse riserve di ferro o segue un’alimentazione nella quale le principali fonti del minerale sono di origine vegetale.

Anche in questo caso, quindi, può essere importante non soltanto ciò che si mangia, ma quando si beve il caffè rispetto ai pasti.

7. Non stimola soltanto il colon: può attivare diversi processi digestivi

L’ultimo effetto è forse quello che meglio riassume la complessità della bevanda. Il caffè può infatti influenzare diverse funzioni dell’apparato digerente, anche quando nello stomaco non è presente una quantità significativa di cibo.

Alcuni studi hanno osservato modificazioni nella secrezione di sostanze coinvolte nella digestione, tra cui la gastrina, un ormone che contribuisce alla regolazione dell’attività gastrica. Sono state inoltre osservate risposte a livello pancreatico, compresa la stimolazione di processi collegati alla produzione di enzimi digestivi.

Anche qui il fatto che alcuni effetti siano osservabili con il decaffeinato suggerisce che la caffeina non sia l’unica protagonista. Il caffè è una bevanda chimicamente complessa, e il suo effetto sull’organismo deriva dall’interazione di numerose molecole.

Una tazzina molto più complessa di quanto sembri

La caffeina resta naturalmente il componente più conosciuto: è quella che contribuisce alla maggiore vigilanza e alla sensazione di riduzione della sonnolenza. Ma fermarsi a questo effetto significa raccontare soltanto una parte della storia.

Il caffè può infatti stimolare l’intestino, modificare alcune funzioni digestive, interagire con farmaci e nutrienti, influenzare temporaneamente alcuni parametri fisiologici e dialogare con il microbiota. Alcuni effetti possono essere favorevoli in determinate circostanze, altri possono risultare indesiderati, soprattutto nelle persone più sensibili o in presenza di specifiche condizioni di salute.

Per questo non esiste una risposta universale alla domanda su quanto caffè sia “giusto”. La tolleranza individuale, il metodo di preparazione, l’alimentazione, l’eventuale assunzione di farmaci e le condizioni personali possono cambiare significativamente il modo in cui quella stessa bevanda viene metabolizzata.

La prossima volta che si porta una tazzina alle labbra, dunque, vale la pena ricordare che dietro quel gesto quotidiano non c’è soltanto la caffeina che sveglia il cervello, ma un’intera miscela di sostanze capace di dialogare con molte parti dell’organismo.