Durante la settimana colazione alle sette, pranzo alle tredici e cena alle venti. Poi arriva il sabato: ci si sveglia più tardi, la colazione scivola verso mezzogiorno e anche la cena si sposta. Un comportamento comunissimo che gli scienziati definiscono “eating jetlag”, il jet lag alimentare. Una grande ricerca francese suggerisce che forti differenze tra gli orari dei pasti nei giorni lavorativi e quelli del fine settimana potrebbero avere conseguenze sulla salute cardiovascolare. Curiosamente, l’associazione è emersa soprattutto negli uomini.
Oltre 104 mila persone seguite per anni
Lo studio ha utilizzato i dati di 104.806 adulti della coorte NutriNet-Santé, con un’età media iniziale di 42,7 anni e una prevalenza femminile del 79%. I partecipanti avevano compilato ripetuti diari alimentari nelle 24 ore indicando non soltanto che cosa mangiavano, ma anche a che ora. I ricercatori hanno confrontato l’orario del primo e dell’ultimo apporto calorico nei giorni feriali con quello registrato durante il weekend. Durante un follow-up mediano di 8,1 anni sono stati quindi monitorati gli eventi cardiovascolari, verificati anche attraverso la documentazione medica.
Ogni ora di differenza era associata a un aumento del rischio
Negli uomini, ogni incremento di un’ora nell’intensità dell’eating jetlag è risultato associato a un aumento del 14% del rischio relativo di malattie cardiovascolari e del 21% di cardiopatia coronarica. Attenzione al significato dei numeri: non vuol dire che un uomo che sposta la colazione di un’ora abbia automaticamente il 14% di probabilità in più di ammalarsi. Sono incrementi relativi del rischio osservati nel modello statistico. Inoltre, poiché la grande maggioranza del campione era composta da donne, le analisi specifiche sugli uomini si basano su un sottogruppo numericamente più piccolo.
Non conta soltanto mangiare più tardi
Uno degli aspetti più curiosi è che non sembra essere importante esclusivamente ritardare i pasti nel weekend. Tra gli uomini, anticipare complessivamente la finestra alimentare rispetto ai giorni feriali era associato a un rischio cardiovascolare superiore del 44% e a un rischio di cardiopatia coronarica superiore del 68% rispetto a mantenere orari stabili. Anche ritardarla era associato a un rischio di cardiopatia coronarica maggiore del 36%. Il possibile problema, quindi, potrebbe non essere semplicemente mangiare tardi, ma modificare ripetutamente il ritmo al quale l’organismo è abituato.
Il nostro metabolismo possiede un orologio
L’ipotesi biologica chiama in causa i ritmi circadiani. L’organismo non utilizza soltanto l’alternanza luce-buio per regolare i propri orologi interni: anche gli orari in cui mangiamo rappresentano importanti segnali temporali per tessuti coinvolti nel metabolismo. Gli autori ipotizzano che spostare continuamente la finestra alimentare possa contribuire a un disallineamento tra segnali ambientali, comportamento e fisiologia. È un concetto simile al social jetlag prodotto dal dormire e svegliarsi a orari molto diversi nel weekend. Nel 2026, anche quest’ultimo è stato associato prospetticamente a una maggiore incidenza di malattie cardiovascolari.
Il risultato non sembra spiegato soltanto da dieta e sonno
Un’obiezione è immediata: chi mangia a orari irregolari potrebbe semplicemente avere abitudini meno salutari. I ricercatori hanno quindi aggiustato le analisi per numerosi possibili fattori confondenti. L’associazione negli uomini è rimasta significativa considerando la qualità complessiva dell’alimentazione e anche dopo aver tenuto conto di ora di coricamento, durata del sonno e social jetlag. Questo rafforza l’interesse scientifico del risultato, ma non elimina tutti i possibili fattori confondenti: gli studi osservazionali non possono controllare perfettamente ogni differenza comportamentale, sociale o biologica tra le persone.
Perché soltanto negli uomini? Per ora non lo sappiamo
Lo studio non ha trovato un’associazione significativa equivalente nelle donne, che costituivano peraltro la maggioranza del campione. Gli autori discutono possibili differenze legate a ormoni sessuali, metabolismo e organizzazione circadiana, ma non esiste ancora una spiegazione definitiva. Sarebbe quindi sbagliato concludere che gli orari dei pasti siano irrilevanti per la salute femminile. Il dato deve essere replicato in altre popolazioni, possibilmente con una distribuzione più equilibrata tra uomini e donne. È anche la prima ricerca prospettica specificamente dedicata al rapporto tra eating jetlag ed eventi cardiovascolari.
Non serve trasformare il weekend in una caserma
Il risultato non significa che fare brunch la domenica provochi un infarto, né che colazione e cena debbano avvenire ogni giorno allo stesso minuto. Lo studio suggerisce piuttosto che la regolarità degli orari potrebbe essere un elemento della salute metabolica da approfondire, insieme a qualità della dieta, movimento, sonno, pressione, colesterolo e fumo. Gli stessi ricercatori precisano che saranno necessari ulteriori studi prima di trasformare l’associazione in una raccomandazione preventiva. La crononutrizione sta però aggiungendo una domanda interessante al tradizionale “che cosa mangiamo?”: forse, per il nostro organismo, conta anche quanto cambia l’orologio a cui decidiamo di mangiarlo.
