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Cervello: bisognerebbe dormire prima di mezzanotte

Giacomo AmpolliniPubblicato il 2 min di lettura
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Foto Shane Unsplash

Un’ipotesi prevede che la mente potrebbe funzionare in modo diverso durante la notte Sostanzialmente sostiene che rimanere sveglio dopo la mezzanotte aumenta la sonnolenza e cambiano anche le emozioni, attenzione e comportamento. Di fatto, durante la notte, le emozioni negative potrebbero attirare maggiormente l’attenzione, mentre il sistema che regola ricompensa e motivazione potrebbero spingere verso comportamenti più rischiosi. Si pensa che si tratti di un processo del cervello utile all’uomo primitivo per sopravvivere la notte.

La perdita di sonno potrebbe accentuare ulteriormente questo stato. Di fatto, un cervello non riposato a porta agli stessi comportamenti compulsivi o desideri legati a sostanze durante il giorno. Alcuni dati epidemiologici hanno rilevato un rischio di suicidio circa tre volte maggiore tra mezzanotte e le sei del mattino rispetto alle altre ore, mentre uno studio del 2020 condotto in un centro di consumo controllato ha trovato un rischio di overdose da oppioidi quasi cinque volte maggiore durante la notte.

 

Il cervello ha bisogno di dormire

Queste associazioni non dimostrano però che esiste un unico meccanismo cerebrale responsabile dei comportamenti notturni. La maggiore frequenza di condotte rischiose potrebbe dipendere anche dalla privazione di sonno, dall’isolamento e dalla minore presenza di altre persone durante la notte. L’ipotesi suggerisce tuttavia che possono esistere anche mutazioni nel cervello legati al ritmo circadiano. Il problema studiato riguarda soprattutto persone che rimangono completamente sveglie per diverse ore durante la notte.

La teoria rimane comunque un’ipotesi da verificare, non una spiegazione scientificamente consolidata. Servono più dati per stabilire come l’interazione tra privazione di sonno e orologio circadiano modifichi concretamente il sistema del cervello della ricompensa. Questo lascia aperta anche la questione dei lavoratori notturni e dei turnisti, come medici e piloti, il cui cervello deve adattarsi regolarmente ad orari diversi dal normale ciclo giorno-notte.