Quasi metà delle terre abitabili del nostro pianeta è destinata all’agricoltura, soprattutto per l’allevamento. Niente di sconvolgente, se non fosse che dagli animali ci arriva appena il 17% delle calorie e un terzo delle proteine consumate globalmente. Considerando l’impatto ambientali degli animali, soprattutto le mucche, i ricercatori stanno cercando i sistemi più efficienti per produrre alimenti. Una ricerca sembra aver perfezionato la fermentazione di precisione, una tecnologia che potrebbe permettere di produrre proteine del latte senza dover allevare bovini.
La fermentazione di precisione utilizza microrganismi geneticamente modificati, come lieviti e funghi, per produrre specifiche proteine presenti normalmente nel latte prodotto dalle mucche. Queste proteine possono essere combinate con grassi e zuccheri di origine vegetale, insieme a vitamine e minerali, creando prodotti simili al latte tradizionale, ma privi di lattosio e colesterolo; quindi, oltre alla riduzione dell’impatto sull’ambiente, si ottiene un prodotto a beneficio di tutti. La tecnologia viene utilizzata in alcune applicazioni alimentari da quasi mezzo secolo, ma i recenti progressi hanno reso possibile sviluppare alternative sempre più sofisticate.
Latte rinunciando alle mucche
I ricercatori hanno confrontato il territorio necessario per produrre una tonnellata di questo tipo di latte con quello richiesto per allevare bovini e coltivare i mangimi necessari. I risultati mostrano una forte differenza enorme. Sostituire appena il 20% della produzione annuale di latte del Regno Unito con prodotti ottenuti tramite fermentazione di precisione libererebbe circa 859.000 ettari di terreno, equivalenti a 8.590 km². Una sostituzione del 50% libererebbe più del doppio, mentre eliminare completamente la produzione di latte vaccino permetterebbe di recuperare circa 4,294 milioni di ettari.
I terreni liberati potrebbero essere utilizzati per riforestazione, ripristino degli ecosistemi, produzione alimentare o nuovi insediamenti. La tecnologia potrebbe inoltre rappresentare un compromesso politicamente più semplice rispetto alla riduzione diretta del consumo di prodotti animali, perché consentirebbe di ottenere proteine equivalenti a quegli animali senza mantenere gli stessi allevamenti. Lo studio riguarda il Regno Unito, ma gli autori ritengono che il principio possa essere applicato su scala globale.
