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Latte e latticini senza mucche: la rivoluzione

Giacomo AmpolliniPubblicato il 2 min di lettura
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Foto Mehrshad Rajabi Unsplash

Quasi metà delle terre abitabili del nostro pianeta è destinata all’agricoltura, soprattutto per l’allevamento. Niente di sconvolgente, se non fosse che dagli animali ci arriva appena il 17% delle calorie e un terzo delle proteine ​​consumate globalmente. Considerando l’impatto ambientali degli animali, soprattutto le mucche, i ricercatori stanno cercando i sistemi più efficienti per produrre alimenti. Una ricerca sembra aver perfezionato la fermentazione di precisione, una tecnologia che potrebbe permettere di produrre proteine ​​del latte senza dover allevare bovini.

La fermentazione di precisione utilizza microrganismi geneticamente modificati, come lieviti e funghi, per produrre specifiche proteine ​​presenti normalmente nel latte prodotto dalle mucche. Queste proteine ​​possono essere combinate con grassi e zuccheri di origine vegetale, insieme a vitamine e minerali, creando prodotti simili al latte tradizionale, ma privi di lattosio e colesterolo; quindi, oltre alla riduzione dell’impatto sull’ambiente, si ottiene un prodotto a beneficio di tutti. La tecnologia viene utilizzata in alcune applicazioni alimentari da quasi mezzo secolo, ma i recenti progressi hanno reso possibile sviluppare alternative sempre più sofisticate.

 

Latte rinunciando alle mucche

I ricercatori hanno confrontato il territorio necessario per produrre una tonnellata di questo tipo di latte con quello richiesto per allevare bovini e coltivare i mangimi necessari. I risultati mostrano una forte differenza enorme. Sostituire appena il 20% della produzione annuale di latte del Regno Unito con prodotti ottenuti tramite fermentazione di precisione libererebbe circa 859.000 ettari di terreno, equivalenti a 8.590 km². Una sostituzione del 50% libererebbe più del doppio, mentre eliminare completamente la produzione di latte vaccino permetterebbe di recuperare circa 4,294 milioni di ettari.

I terreni liberati potrebbero essere utilizzati per riforestazione, ripristino degli ecosistemi, produzione alimentare o nuovi insediamenti. La tecnologia potrebbe inoltre rappresentare un compromesso politicamente più semplice rispetto alla riduzione diretta del consumo di prodotti animali, perché consentirebbe di ottenere proteine ​​equivalenti a quegli animali senza mantenere gli stessi allevamenti. Lo studio riguarda il Regno Unito, ma gli autori ritengono che il principio possa essere applicato su scala globale.