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Dai fondi di caffè nasce un combustibile come il carbone in 90 secondi

Federica VitalePubblicato il 5 min di lettura
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Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

Ogni mattina milioni di persone iniziano la giornata con una tazzina di caffè. Terminata la bevanda, i fondi di caffè finiscono quasi sempre nella spazzatura, contribuendo a una quantità enorme di rifiuti organici prodotti ogni anno. Eppure, quello che oggi consideriamo uno scarto potrebbe diventare una preziosa fonte di energia.

Un gruppo di ricercatori ha sviluppato una tecnologia capace di trasformare i fondi di caffè usati in un biocombustibile ad alte prestazioni in appena 90 secondi, senza doverli nemmeno essiccare prima del trattamento. Lo studio, pubblicato sul Chemical Engineering Journal, apre nuove prospettive per il recupero di uno dei rifiuti alimentari più diffusi al mondo e potrebbe contribuire allo sviluppo di sistemi energetici più sostenibili.

Un problema globale che vale milioni di tonnellate

Il consumo mondiale di caffè continua a crescere e con esso aumenta anche la quantità di residui prodotti.

Secondo i ricercatori, ogni anno vengono generate oltre 10 milioni di tonnellate di fondi di caffè. La maggior parte viene smaltita in discarica o incenerita, con un conseguente spreco di materiale ricco di sostanze organiche e un contributo alle emissioni di gas serra.

Negli ultimi anni la comunità scientifica ha cercato numerosi modi per valorizzare questo materiale, impiegandolo ad esempio nella produzione di fertilizzanti, materiali da costruzione, bioplastiche o combustibili alternativi. Tuttavia, uno dei principali ostacoli è sempre stato rappresentato dall’elevato contenuto di acqua presente nei fondi appena utilizzati.

La tecnologia che elimina il problema dell’essiccazione

La vera innovazione dello studio consiste proprio nell’aver superato questa difficoltà.

I ricercatori hanno utilizzato una tecnica chiamata plasma di fiamma, che permette di trattare direttamente i fondi di caffè ancora umidi.

Nei processi tradizionali, infatti, la biomassa deve essere preventivamente essiccata, una fase che richiede tempo, energia e costi elevati. Eliminare questo passaggio rende l’intero procedimento molto più rapido ed efficiente.

Il plasma viene generato dalla combustione di gas di petrolio liquefatto miscelato con aria compressa, raggiungendo temperature comprese tra 800 e 900 °C.

L’effetto “popcorn” che trasforma il caffè

Durante il trattamento accade qualcosa di molto particolare.

L’acqua intrappolata all’interno delle particelle di caffè si trasforma quasi istantaneamente in vapore, aumentando rapidamente la pressione interna.

Questo provoca una sorta di espansione improvvisa delle particelle, descritta dagli stessi ricercatori come un “effetto popcorn“.

Il risultato è la formazione di un materiale estremamente poroso chiamato biochar, ricco di carbonio e caratterizzato da una superficie molto ampia, ideale per essere utilizzato come combustibile.

Questa particolare struttura favorisce infatti una combustione più efficiente rispetto al materiale originale.

Novanta secondi sono sufficienti

Uno degli aspetti più sorprendenti della ricerca riguarda la rapidità del processo.

Gli esperimenti hanno dimostrato che il tempo ottimale di lavorazione è pari a 90 secondi.

In questo intervallo il biochar raggiunge una superficie specifica di 115,4 metri quadrati per grammo, sviluppando un contenuto energetico di circa 29 megajoule per chilogrammo.

Si tratta di un valore paragonabile a quello dell’antracite, una delle varietà di carbone con il più elevato potere calorifico.

Curiosamente, prolungare il trattamento oltre questo limite peggiora le prestazioni del materiale.

L’eccessiva esposizione al calore porta infatti alla combustione di parte del carbonio, riducendo la porosità, aumentando la quantità di ceneri e diminuendo il rendimento energetico.

Meno massa, più energia

Nei test di laboratorio i ricercatori hanno utilizzato fondi di caffè raccolti direttamente in una caffetteria, contenenti circa il 55% di umidità.

Al termine del trattamento la massa complessiva del materiale si è ridotta di oltre l’83%, lasciando un combustibile compatto e ad alta densità energetica.

Lo studio ha inoltre evidenziato una significativa diminuzione del contenuto di zolfo, un elemento che durante la combustione contribuisce alla formazione di sostanze inquinanti.

Questo lascia ipotizzare che il biochar ottenuto possa produrre emissioni inferiori rispetto ad altri combustibili solidi tradizionali.

Un possibile contributo all’economia circolare

La ricerca si inserisce nel crescente interesse verso l’economia circolare, un modello che punta a trasformare gli scarti in nuove risorse.

Valorizzare residui alimentari come i fondi di caffè significa ridurre il volume dei rifiuti destinati alle discariche e recuperare materia prima per applicazioni energetiche.

Se questa tecnologia dovesse essere sviluppata su scala industriale, caffetterie, torrefazioni e industrie alimentari potrebbero diventare fornitori di una materia prima destinata alla produzione di energia rinnovabile.

Si tratterebbe di un esempio concreto di come i rifiuti possano acquisire un nuovo valore attraverso l’innovazione tecnologica.

Le sfide ancora da affrontare

Nonostante i risultati promettenti, gli autori dello studio invitano alla prudenza.

La tecnologia dovrà essere testata in impianti di dimensioni maggiori per verificarne la sostenibilità economica, l’efficienza energetica complessiva e la reale possibilità di un utilizzo industriale.

Sarà inoltre necessario valutare il bilancio energetico dell’intero processo, considerando sia l’energia impiegata per produrre il plasma sia quella ottenuta dal combustibile finale.
Solo questi approfondimenti potranno stabilire se il metodo potrà essere adottato su larga scala.

Quando gli scarti diventano una risorsa

Questa ricerca dimostra come anche un materiale apparentemente privo di valore possa nascondere un potenziale sorprendente.

I fondi di caffè, che ogni giorno finiscono nei rifiuti in milioni di abitazioni e locali, potrebbero trasformarsi in una fonte di energia ad alte prestazioni grazie a un processo rapido e innovativo.

È un esempio di come la ricerca scientifica stia cambiando il modo di guardare ai rifiuti: non più semplici scarti da eliminare, ma risorse da valorizzare, capaci di contribuire a un futuro più sostenibile e a un utilizzo più intelligente delle materie prime.

Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay