Salta al contenuto
News

OMS conferma cinque casi di hantavirus su nave da crociera

Federica VitalePubblicato il 3 min di lettura
Condividi
hantavirus
Foto di Jeremytitus da Pixabay

Cinque casi confermati e tre decessi

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato cinque casi di infezione da hantavirus collegati a un focolaio registrato a bordo della nave da crociera Hondius, sulla quale viaggiavano circa 150 persone.

Secondo quanto comunicato dal direttore generale dell’OMS, Tedros Ghebreyesus, il periodo di incubazione del cosiddetto virus delle Ande può durare fino a sei settimane. Per questo motivo, le autorità sanitarie ritengono possibile che emergano ulteriori casi nelle prossime settimane.

Ad oggi, sono state identificate otto persone considerate casi probabili: cinque infezioni sono già state confermate, mentre altre tre restano sospette. Tra i casi registrati, tre persone sono decedute.

La ricerca dei passeggeri esposti al contagio

L’attenzione delle autorità sanitarie internazionali si sta concentrando anche su un volo partito dall’isola di Sant’Elena verso Johannesburg.

L’OMS sta cercando circa 80 passeggeri che avrebbero condiviso il viaggio con una cittadina olandese di 69 anni trasferita d’urgenza dopo aver manifestato sintomi compatibili con l’infezione.

Secondo le ricostruzioni diffuse dall’organizzazione, la donna era sbarcata a Sant’Elena il 24 aprile con problemi gastrointestinali. Il giorno successivo si era imbarcata sul volo diretto in Sudafrica. Il marito settantenne, anch’egli passeggero della crociera, sarebbe morto a bordo della nave.

Cos’è l’hantavirus e come si trasmette

L’Hantavirus appartiene a una famiglia di virus trasmessi principalmente dai roditori. Gli animali infetti possono eliminare il virus attraverso urina, saliva e feci senza sviluppare sintomi.

L’essere umano può contagiarsi entrando in contatto con materiali contaminati oppure ingerendo alimenti esposti al virus. In alcuni casi, anche l’inalazione di particelle contaminate presenti nell’aria può favorire il contagio.

Il ceppo individuato nei passeggeri della Hondius sarebbe il virus delle Ande, considerato particolarmente raro perché, a differenza della maggior parte degli hantavirus, può trasmettersi anche tra esseri umani.

I sintomi e l’evoluzione della malattia

I primi sintomi registrati tra i passeggeri sarebbero comparsi tra il 6 e il 28 aprile. Inizialmente si parlava soprattutto di febbre, disturbi gastrointestinali e forte malessere generale.

In alcuni pazienti, però, la situazione sarebbe peggiorata rapidamente con lo sviluppo di polmonite, insufficienza respiratoria acuta e shock.

La progressione dell’infezione può essere molto rapida e, nei casi più gravi, potenzialmente fatale. Tuttavia, gli esperti sottolineano che la trasmissione dell’hantavirus resta significativamente meno efficiente rispetto a quella di COVID-19.

Perché l’OMS parla di rischio globale basso

Nonostante la gravità di alcuni casi, l’OMS ritiene che il rischio globale resti contenuto.

Secondo gli esperti, il virus delle Ande necessita generalmente di contatti ravvicinati e prolungati per trasmettersi da persona a persona. Questo rende molto più difficile la diffusione su larga scala rispetto a virus respiratori altamente contagiosi.

Le autorità sanitarie stanno comunque monitorando attentamente i contatti stretti dei passeggeri coinvolti, soprattutto considerando il lungo periodo di incubazione della malattia.

L’episodio riporta inoltre l’attenzione sui rischi legati alle zoonosi, ovvero le malattie che possono passare dagli animali all’uomo, un tema diventato centrale negli ultimi anni dopo la pandemia globale.

Navi da crociera e malattie infettive: un tema ancora delicato

Dopo l’esperienza della pandemia, le navi da crociera continuano a essere considerate ambienti particolarmente sensibili per la diffusione di malattie infettive. Gli spazi condivisi, la vicinanza tra passeggeri e i lunghi periodi trascorsi a bordo possono facilitare la circolazione di virus e batteri.

Nel caso della Hondius, le autorità sanitarie stanno cercando di ricostruire con precisione la catena dei contatti e le possibili modalità di esposizione.

Per il momento non esistono indicazioni di una diffusione estesa fuori dal gruppo monitorato, ma il caso continua a essere seguito con attenzione dalla comunità scientifica internazionale.